PICCOLO ANGELO

di Michela


Parte 1


"Ah mannaggia! Dove accidenti vi siete cacciate? Chiavi? Chiavi siete qui?"
Una ragazza di circa vent’anni rovistava freneticamente nella sua borsetta, immobile sotto il portico del suo piccolo appartamento di periferia...
"Solo un attimo di pazienza tesoro, vedrai che adesso mamma sistema tutto e appena entriamo ti preparo subito qualcosa di caldo, eh? Che ne dici? Solo… un attimo… chiavi? Dove diavolo…”
Françoise interruppe la frenetica ricerca per lanciare un sorriso incoraggiante alla sua bambina, che le restituì un’occhiata leggermente divertita, mentre si stringeva addosso il giubbotto più grande di due taglie e batteva gli scarponi sul vialetto di casa per scrollare la neve rimasta attaccata...
"Ti rispondono se le chiami?"
“Che cosa, tesoro?" domandò distrattamente Françoise, tornando a cercare a vuoto nella borsetta.
Restare chiuse fuori casa la vigilia di Natale sarebbe proprio stato il colmo!
"Le tue chiavi, mamma.... sanno parlare? Per questo le chiami?"
"Oh! Beh, chi può dirlo? Un giorno o l’altro potrebbero anche decidere di rispondermi, non credi? Mi risparmierebbero sicuramente un sacco di problemi…” replicò lei scuotendo la testa...
Per fortuna, in quel momento, una signora impellicciata e piuttosto ingombrante scese incespicando le scale e aprì il portone dall’interno… squadrò Françoise da capo a piedi con un’occhiata sdegnosa e si allontanò sui suoi ridicoli tacchi a spillo... la ragazza le fece la linguaccia da dietro, facendo ridere la figlia...
"Che acconciatura orrenda... sembrava che avesse un gatto morto in testa, non ti pare? Certa gente non ha proprio idea di cosa sia lo stile..." borbottò affrettandosi a fermare la porta prima che si richiudesse e aggiustandosi una lunga ciocca di capelli biondi dietro l’orecchio...
"Mamma? Possiamo ordinare una super-mega-pizza per cena?" esclamò la bambina aggrappandosi al maglione di Françoise e facendo gli occhioni dolci che le riuscivano sempre tanto bene... Pizza? La vigilia di Natale?...
"Certo! Che bella idea, Amy... vada pure per la super-mega-pizza… Mh? Peperoni e carciofi, vero?"
Sua figlia fece una faccia disgustata, tirando fuori la lingua, ed entrambe scoppiarono a ridere...
"Ho capito... su su, adesso entra, o ti prenderai un raffreddore..."
Amy non se lo fece ripetere due volte... schioccò un bacione sulla guancia della madre e poi corse fin dentro all’ascensore, dove si sfilò i guanti e si alzò in punta di piedi per alitare sullo specchio e disegnarci sopra con un ditino infreddolito... Françoise fece per raggiungerla, quando invece si batté una mano sulla fronte, come se si fosse appena ricordata qualcosa d’importante... si chinò sui talloni e sollevò lo zerbino consunto...
"Ah-ah! Trovate!" esclamò raccogliendo il suo mazzetto di chiavi con un sorriso soddisfatto e, raddrizzandosi, raggiunse la sua bambina nell’ascensore, dicendosi che meglio di così poteva certamente andare, ma per stavolta non avrebbero avuto nessuna difficoltà ad accontentarsi...
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"I bilanci sono in crescita, i clienti sono tutti molto soddisfatti del nostro operato... dicono che la compagnia sta mantenendo standards molto alti, e ciò non fa mai male... raccogliamo assensi... tu raccogli assensi... quei vecchi bacucchi con le mutande imbottite d’oro ti adorano, Shimamura... come si vede che non ti conoscono proprio…" borbottò Jet sprofondando nella sedia davanti alla scrivania e sbadigliando sonoramente...
"Link, non sei pagato per dormirmi davanti... e tieniti per te i tuoi giudizi da coglione, grazie... i nostri clienti mi adorano perché so come trattarli... dì loro quello che vogliono sentirsi dire e non esiterebbero a venderti la loro cara nonnina pur di veder fruttare le azioni della società… sì prego, cosa vuoi?” domandò poi Joe, sfoderando uno dei suoi soliti sorrisi accattivanti e rivolgendosi alla segretaria appena assunta che lo guardava incantata dalla porta...
"Signor… Shimamura, sono…sono arrivati i rapporti di fine mese" balbettò lei arrossendo furiosamente mentre consegnava al capo i vari documenti...
"Grazie sì... a proposito dolcezza, sei libera stasera?" domandò distrattamente, sfogliando i fogli pieni di grafici di mercato, senza fare troppo caso all’amico che sogghignava divertito, né alla segretaria che per poco non gli sveniva davanti…
"Oh, signor Shimamura! Io… credo di sì, voglio dire, ma certo! Oggi è la vigilia ma… ecco vede io non credevo che un tipo affascinante come lei potesse notarmi, voglio dire, mi sono trasferita da poco e non conosco ancora nessuno, non so proprio come sia stato possibile che…”
"Sì... certo... hai proprio ragione... ora scusami ma devo lavorare... sono molto occupato…" tagliò corto lui riconsegnandole i documenti con lo stesso sorriso di poco prima, spudoratamente falso, neanche minimamente interessato ai problemi esistenziali di quella poveretta...
"Le donne… che enormi seccature!" biascicò Jet non appena se ne fu andata, appoggiandosi ai braccioli della sedia e girando un paio di volte su se stesso...
"E comunque tu sei un grandissimo bastardo... che fine ha fatto poi quella che stavi frequentando una settimana fa, come si chiamava…?"
"Mh? Qualcosa come… forse… boh... cazzo Link, non posso ricordarmi i nomi di tutte quelle che mi passano davanti, no?"
"Oh ma certo, povero Shimamura... come ti capisco... in fondo te la sei soltanto portata a letto... come potresti ricordarti il suo nome?"
"Piantala di sfottere e tornatene dalla tua bella mogliettina, Link!"
"Natalie mi ha mollato..."
"Ah..."
"Dico sul serio, Shimamura... dovresti trovarti una ragazza... e no, non mi sto riferendo a quell’oca spennata che hai appena invitato a cena... una ragazza... una potenziale compagna fissa, mettiamola così se ti suona meglio..."
"Per essere poi mollato come un cretino? Per ritrovarmi sbattuto fuori di casa a Natale, vero? Questo mi stai consigliando, Link?" replicò Joe alzandosi dalla sedia e recuperando il cappotto con uno scatto innervosito... Jet sospirò pesantemente, abbandonando la testa all’indietro e portandosi una sigaretta spenta tra le labbra...
"Puoi venire a stare da me, coglione... sarò anche un grandissimo bastardo, ma non ti lascio passare la vigilia in albergo..."
"Mi scoccia davvero molto dovertelo dire Shimamura, ma gra…"
"Parla con Natalie e scusati, qualsiasi stronzata tu abbia fatto... ti sembrerà strano, ma l’idea di vederti girare in casa mia in mutande tutte le mattine non mi entusiasma un granché..."
Jet si sfilò l’accendino dalla tasca e accese la sigaretta, aspirando un paio di sane boccate e assottigliando gli occhi mentre rilasciava lentamente il fumo dalla bocca.
Joe attese un paio di secondi una risposta, ma visto che questa tardava ad arrivare, si limitò a lasciar cadere le chiavi di casa sulla scrivania e battere una pacca, non troppo leggera, sulla spalla dell’amico.... poi indossò il cappotto e passò a recuperare la sua segretaria - a proposito, come diavolo si chiamava? -, che non appena lo vide si aggrappò al suo braccio destro con un risolino eccitato, cominciando già a domandargli quando avesse intenzione di presentarsi alla sua famiglia e cosa avesse intenzione di regalarle per il suo compleanno.
Joe mugugnò qualcosa di imprecisato, dicendosi che in quei cinque minuti quella tizia aveva lavorato di fantasia decisamente troppo per i suoi gusti... e poi, Jet e Natalie erano la coppia più solida e collaudata che conoscesse... se non riuscivano a stare insieme neppure loro, come poteva anche solo provarci lui? Con una così, poi…
No, non andava per niente bene...
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"Super-mega-pizza stiamo arrivando!" esclamò Françoise nello stesso momento, ma a parecchi chilometri di distanza, scacciando la malinconia con un veloce colpo di spugna, prendendo in braccio Amy e facendo con lei naso-naso per farla ridere... adorava sentirla ridere, perché era come avere conferma che tutto andava bene... e se tutto andava bene, allora non c’era niente di cui preoccuparsi... che importava se era in ritardo di due mesi con l’affitto? Che importava se non poteva permettersi di comprare un regalo di Natale decente alla sua bambina?
Se Amy rideva, allora tutto quanto andava davvero bene...

Parte 2


"Cosa ne dici Amy? Questo qui? O magari quello? Mh, accidenti sono già in un ritardo pazzesco… come sto? Dici che va bene così? Eh? Ah ma che importa, tanto non ho più tempo!"
Françoise si infilò in fretta e furia il primo maglione che le capitò a portata di mano, chinandosi poi sotto il letto a recuperare le scarpe... Amy, seduta a gambe incrociate sul materasso, ancora mezza addormentata e con la coperta sulla testa, le rispose con un grosso sbadiglio...
"Ah... speriamo solo che non abbia lo stesso effetto sulla commissione..." mormorò lei sovrappensiero...
"Su tesoro, torna pure a dormire... scusa se ti ho svegliata, ma oggi è un giorno molto importante per la mamma..." si sedette sul bordo del letto, aiutandola a rimettersi al calduccio sotto le lenzuola e rimboccando intorno le coperte "...se tutto andrà bene, non dovremo più preoccuparci di nulla, promesso..."
Si abbassò a baciarle la fronte e uscì in punta di piedi dalla stanza, richiudendosi la porta alle spalle.
Incrociò Miki che usciva dalla cucina in pigiama e con una tazza di caffè nero in mano, ancora più assonnata di Amy se possibile… Françoise recuperò la borsa con i documenti vari e le rivolse un cenno di saluto, sorridente, mentre infilava le chiavi - appena ritrovate nel frigorifero - nella serratura di casa, cercando di non far rumore...
"Come diavolo fai ad essere così pimpante la mattina, Fran?” borbottò Miki, portandosi la tazza alle labbra e bevendo un lungo sorso...
"Sento che questa è la volta buona, Miki..." rispose Françoise, raggiante.
Uscì sul pianerottolo saltellando e corse in ascensore, ma aspettò che le porte si fossero richiuse dietro di lei, escludendola dalla visuale dell’amica, prima di permettersi di tirare un lungo, lunghissimo sospiro… si strinse le cartelline al seno, sollevando gli occhi nel riflesso dello specchio.
Doveva essere la volta buona...
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"Ripetimi un po’ perché ci troviamo in questa situazione ridicola, caro Jet!"
"Oh, andiamo, non c’è bisogno di farne una tragedia, Shimamura… si è trattato di un contrattempo, non c’erano molte alternative..." borbottò lui mentre si accendeva tranquillamente una sigaretta, intercettando l’occhiata omicida dell’amico.... Joe si spostò di lato giusto in tempo per non essere travolto da un’arzilla vecchietta che cercava di guadagnare l’uscita dell’autobus a colpi di ombrello...
"A proposito, Shimamura... com’è andata ieri sera? Concluso qualcos… ah, ma che te lo chiedo a fare?"
"Ehm, non è andata proprio così...” replicò Joe ghignando leggermente, come se la cosa lo divertisse molto "... diciamo piuttosto che ho spontaneamente abbandonato il campo..."
"In che senso?..." domandò Jet, squadrandolo sospettoso "... no, non dirmi che hai di nuovo…? Oh, sì che l’hai fatto invece! Hai mollato da sola quella poveretta, vero?"
"Si è semplicemente trattato di legittima difesa..." rispose Joe scrollando le spalle, mentre lo stesso ghigno si allargava sempre più.
Spostò distrattamente lo sguardo sull’adorabile megera di poco prima, forse meditando di fargliela pagare spintonandola giù dai gradini, ma la sua attenzione venne attirata quasi all’istante dal soggetto di fianco, decisamente più attraente... da sotto il cappellino di lana spuntavano due buffi ciuffi biondi... la ragazza muoveva su e giù la testa, le cuffie nelle orecchie e una lunga borsa a tracolla, con le dita sinistre tamburellava il ritmo contro il finestrino... era fuori dal comune questo sì, ma dannatamente bella... Joe sgranò leggermente gli occhi, ritrovandosi a fissarla senza neanche rendersene conto... una targhetta rettangolare appuntata al giubbotto corto.
Il suo nome, scritto a mano con una calligrafia allucinante.
Arnaul... Arnaul Françoise...
"Non credo proprio sia il tuo tipo, Shimamura..." s’intromise Jet, che fino a quel momento lo aveva osservato di sottecchi "...guardala.... è evidente che siete completamente agli opposti..."
"Da quando sei diventato il mio consulente matrimoniale, Link?" borbottò Joe di rimando, senza staccare gli occhi dalla ragazza e allungando addirittura il collo per poterla vedere meglio...
"Comunque, voglio soltanto fare una prova... non ho di certo nessuna intenzione di farmi vedere in giro con una così... come minimo mi riderebbero tutti dietro…"
Jet inarcò le sopracciglia, roteando gli occhi, mentre l’amico si dirigeva a passi sicuri verso la fortunata - o sfortunata, dipendeva dai punti di vista - che aveva tanto acceso il suo interesse...
"Signorina, buongiorno..." sussurrò Joe appoggiandosi con un braccio alla parete dell’autobus e sfoderando uno dei suoi sorrisi più sensuali "...posso avere il piacere di invitarla a bere qualcosa con me, magari oggi pomeriggio?"
Françoise spostò gli occhi - azzurri come il cielo - su di lui, come sorpresa che le stessero parlando... poi aggrottò le sopracciglia, gli fece segno di aspettare un momento e si sfilò le cuffie dalle orecchie...
"Come ha detto, scusi?" chiese alzando la voce, tanto che parecchie teste curiose si voltarono contemporaneamente verso di loro.
Joe rimase un attimo spiazzato, aprì di nuovo la bocca, la richiuse... ma sebbene odiasse doversi ripetere, le fece comunque di nuovo la sua galante proposta, accompagnata dal suo infallibile sorriso - leggermente incrinato stavolta, visto che praticamente la metà dei passeggeri li stava spiando con molta poca discrezione –
Françoise lo fissò in silenzio per qualche secondo, la fronte corrucciata, forse pensando di aver capito male.... in quel momento l’autobus raggiunse la fermata e inchiodò con un cigolio di gomme sull’asfalto.
Joe si affrettò ad annuire, incoraggiante, come per affermare meglio il concetto...
“Pfui! Ma neanche per sogno, chi si crede di essere? Anzi, piuttosto, si levi dai piedi che sta intralciando il passaggio... arrivederci..." e la ragazza, senza nemmeno degnarlo di un’occhiata, si mise nuovamente le cuffie e saltellò con grazia giù dalla pedana, avviandosi di corsa lungo il marciapiede... il sorriso di Joe si congelò sulla sua faccia, mentre le porte automatiche dell’autobus gli si richiudevano davanti e per poco non ci rimetteva il naso, se un previdente e quanto mai sghignazzante Link non fosse prontamente intervenuto ad afferrarlo per il colletto e tirarlo indietro...
"Però, accidenti… che caratterino, eh?” commentò, battendogli una sonora pacca sulla spalla... Joe gli lanciò un’occhiata che non poteva lasciar dubbi riguardo a interpretazione e Jet, molto prudentemente, assecondando più che altro un naturale spirito di conservazione, retrocedette di un paio di passi, continuando però a ridacchiare...
"Non una parola, Link... non… una… parola..."
Joe si guardò attorno, corrucciato, ficcandosi le mani in tasca e borbottando qualcosa di sicuramente poco carino tra i denti.
Doveva essersi sicuramente trattato di un’allucinazione... lui non poteva esser stato davvero appena respinto! Non era concepibile una cosa del genere... era… era… piuttosto, chi diavolo era quella? Si sedette - o meglio, si afflosciò - sul primo sedile libero, premendosi le punta delle dita sulle tempie e cercando di assumere di nuovo una posa abbastanza dignitosa, incrociando le braccia e tentando di ignorare le occhiatine ironiche che tutti quanti gli lanciavano ridendo sotto i baffi - Link compreso -.
Quella non era decisamente la sua giornata...
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"Com’è andato il colloquio? Ti hanno presa?"
"Mah, hanno detto che mi faranno sapere... tu piuttosto, oggi non vai al negozio?" domandò Françoise all’amica, inarcando un sopracciglio con aria sospettosa mentre si toglieva il giubbotto... si buttò a peso morto sul divano, sospirando, le gambe penzoloni oltre il bracciolo che dondolavano avanti e indietro e un cuscino messo di traverso sotto la testa...
"No, mi sono presa un giorno libero…" rispose l’altra facendo spallucce e sedendosi accanto a lei con il barattolo di gelato in mano e il cucchiaino tra le labbra...
"Ehi, Miki… non eri a dieta?” la prese in giro Françoise, ridacchiando...
"Uffa, come sei seccante Fran... e comunque la tua è tutta invidia..."
"Certo, come no..."
Amy si sedette a gambe incrociate sul tappeto, cominciando a sfogliare con interesse le varie riviste di moda di Miki… Françoise sorrise nel notare l’espressione concentrata - leggermente corrucciata - della figlia che cercava di leggere i titoli delle copertine... che fosse una bambina precoce non c’erano dubbi... le aveva persino scarabocchiato il nome sul suo tesserino di riconoscimento… poi improvvisamente la sua espressione cambiò... i suoi occhi si dilatarono in modo spropositato e si tirò a sedere con uno scatto improvviso che fece andare di traverso il gelato a Miki...
"Françoise! Coff.. sei impazzita? Potevo... coff… soffocare! Che cosa…" ma si bloccò notando la faccia sconvolta dell’amica…
"Miki! Oddio!" Françoise corse ad inginocchiarsi vicino alla bimba, chinandosi sulla rivista, lo sguardo fisso sull’uomo in copertina…
"Io… io… credo di aver appena dato buca a Joe Shimamura!"
 Miki rischiò per la seconda volta un soffocamento da gelato ipercalorico...
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Jet salì le scale dell’entrata principale dell’edificio, guardando l’amico di soppiatto ogni tanto, come se temesse una qualche reazione ritardata allo shock di poco prima… Joe sembrava caduto in uno stato di semicoscienza profonda e la cosa non era proprio il massimo, visto che tra circa dieci minuti si sarebbe tenuta una riunione con i loro danarosi soci… e Joe non pareva esattamente nelle condizioni ideali per discutere un affare da milioni di dollari... forse il colpo era stato troppo forte ed il suo ego smisurato non aveva retto… eppure non sembrava arrabbiato… soltanto un po’… assente… gli lanciò un’altra occhiata, giusto per controllare che non fosse rimbecillito del tutto, e vedendosi arrivare in risposta una faccia a dir poco spaesata cominciò a temere che la situazione stesse - decisamente - sfuggendo di mano ad entrambi... Shimamura non ci stava proprio con la testa…
"Come si chiamava la ragazza?" gli domandò, sorpassandolo con un sorrisetto, già immaginandosi l’amico che cominciava a borbottare scuse su scuse come il giorno precedente...
"Arnaul... Arnaul Françoise...”
Jet si fermò colpito, il dito fermo a mezz’aria a pochi centimetri dal pulsante dell’ascensore, sentendosi arrivare l’ultima risposta che si sarebbe mai aspettato… guardò Joe sorpreso, mentre quello gli passava accanto come se niente fosse, forse neanche essendosi reso conto di cosa avesse detto e di quanto fosse contraddittorio per uno come lui… spinse il bottone, nervosamente, faticando a non far crollare la mascella sul pavimento… se n’era ricordato… si era ricordato il nome di quella strana ragazza, sebbene non si fossero neanche presentati.

Doveva cominciare seriamente a preoccuparsi?...

Parte 3


Françoise annuì leggermente, di nuovo, tenendo gli occhi bassi, la cornetta del telefono appoggiata ad un orecchio, mentre un’improvvisa e quanto mai fuori luogo voglia di scoppiare a piangere la costrinse a coprirsi il viso con la mano libera, asciugandosi le lacrime ancor prima che cominciassero a scenderle sulle guance...
"Ho capito, non c’è problema... ho capito... sì... grazie per avermi avvisata... sì... sarà per un’altra volta, certo... arrivederci..."
Chiuse la conversazione e riattaccò il telefono, sentendosi mancare la terra sotto i piedi... dannazione... per un attimo ci aveva sperato... aveva sperato davvero che le cose si sarebbero sistemate... che sarebbe andata bene stavolta... eppure, nonostante questo, si ritrovava di nuovo al punto di partenza, costretta a ricominciare tutto daccapo.
Maledizione!
"Qualcosa non va, mamma?"
La bambina fece capolino da dietro la porta, fissandola con due occhioni così preoccupati che Françoise non ci pensò due volte a lasciar perdere tutte quelle scomode questioni per dedicarsi a qualcosa di ben più importante... Amy, la sua Amy appunto...
"Vieni qui tu... dammi subito un mega-abbraccio!" esclamò... si chinò sui talloni, aprendo le braccia per accogliere il suo piccolo angelo, che non si fece certo attendere e si appese al suo collo stringendola forte...
"Sicura che va tutto bene, mamma?" le chiese Amy appoggiando la testa sulla sua spalla... Françoise inspirò profondamente, annuendo... sua figlia era persino troppo precoce a volte... l’ultima cosa che voleva era angosciare la sua bambina con problemi più grandi di lei... si sarebbe inventata qualcosa... avrebbe messo tutto a posto... sì... adesso però aveva solo bisogno di distrarsi… distrarsi... sì... decisamente ne aveva bisogno...
"E se io e te ce ne andassimo a fare un giretto in centro? Ci prendiamo un bel frappè magari… potrebbe venire anche zia Miki" propose Françoise, sciogliendo l’abbraccio e sistemandole un ricciolo dietro l’orecchio con un sorriso sincero… Amy annuì in risposta, battendo le mani entusiasta, con gli occhi che si accendevano di gioia...
"Io passo, mi dispiace..." esclamò Miki entrando in soggiorno e chinandosi a baciare Amy su una guancia, scompigliandole affettuosamente i capelli "...ho un appuntamento..."
"Oh oh! Sentito, piccola? La zia Miki ha un appuntamento…" bisbigliò Françoise ad Amy, facendole l’occhiolino con un sorrisetto complice "...chissà chi sarà il poveretto?"
"Ah ah ah... come siamo spiritose oggi, eh Fran?"
Miki le fece la linguaccia, tirando fuori lo specchietto dalla sua borsetta per dare un’ultima controllata al trucco...
"Stai benissimo zia!" esclamò la bimba sorridendo...
"Grazie tesoro, tu sì che mi dai soddisfazione... vedi Amy , non tutte sono così stupide da rifiutare una proposta da parte di un bell’uomo che ti invita a cena..." replicò la ragazza ammiccando verso l’amica in modo più che esplicito... Françoise le lanciò un’occhiataccia, mentre le guance le si imporporarono leggermente, costringendola a distogliere lo sguardo dal sorrisetto vittorioso di Miki...
"Shimamura o no, mia cara, ti assicuro che non… non avrei comunque accettato!" esclamò Françoise, incrociando le braccia con aria offesa...
"Ah, ma certo Fran, come no..." sbuffò Miki, dandole un abbraccio scherzoso prima di lanciarsi fuori dalla porta, giù per le scale, in perfetto equilibrio sui tacchi alti...
"Dico sul serio!" le gridò dietro Françoise, uscendo persino in pantofole sul pianerottolo pur di ribadire il concetto.
Se c’era una cosa di cui era certa era che lei e quel pallone gonfiato di Shimamura non avrebbero mai avuto niente a che fare.
D’accordo, magari era anche carino… magari anche un po’ di più che solo carino... sì... decisamente... Françoise si strinse nella vestaglia, abbassando lo sguardo sui piedi e arrossendo vistosamente, ma si portò subito una mano alla guancia con un sospiro, rientrando in casa e chiudendosi la porta alle spalle… perché un pallone gonfiato, per quanto carino che fosse, rimaneva sempre e comunque un pallone gonfiato.
E lei di tipi così ne aveva davvero abbastanza...
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"Anche tu hai un appuntamento, mamma?" domandò timidamente Amy mentre affondava i denti nel suo doppio cheeseburger, dondolando le gambe sotto il tavolino quadrato del fast food… 
"N-no, tesoro... non devi ascoltare le chiacchiere di zia Miki... io non ho proprio nessuno stupido appuntamento, non preoccuparti..." replicò Françoise con un sorrisone, portandosi la cannuccia del frappè alle labbra e tirando un lungo sorso.
La bambina la fissò sospettosa, forse non troppo convinta, ma non chiese più niente...
"Abbiamo fatto una bella passeggiata, vero?..." esclamò Françoise allegramente, cercando di spostare la conversazione su un territorio più sicuro, privo soprattutto di domande imbarazzanti "...ti sei divertita?"
Amy sorrise, annuendo... si sporse dalla sedia per prendere da terra un sacchettino colorato, dal quale tirò fuori un orsacchiotto di peluche un po’ rovinato, ma con un’espressione simpatica... Françoise sorrise a sua volta, contenta di averle finalmente trovato un suo piccolo regalo di Natale, anche se in ritardo... perché la casa delle bambole che Amy desiderava era stupenda questo sì, ma per quanto fosse brutto da dire, era assolutamente al di sopra delle loro possibilità economiche... non sarebbe mai riuscita a comprargliela, neppure risparmiando... sarebbero finite in bolletta ancora prima della fine del mese...
"Hai deciso come chiamarlo?" chiese Françoise rubando una patatina fritta dal pacchetto di Amy... lei ci pensò un momento, poi scosse la testa con un sorrisetto furbo, come a dire che avrebbe dovuto prima considerare tutti i pro e i contro della faccenda...
"Va bene... per adesso chiamiamolo solo Mr. Bear, d’accordo?..." propose la ragazza ridendo "...ora però dobbiamo andare tesoro, stasera zia Catherine viene a cena da noi e non abbiamo nemmeno fatto la spesa..."
Françoise si pulì le mani nel tovagliolo e alzandosi si mise la borsa a tracolla... prese Amy per mano, lanciando un’ultima occhiata al tavolino per esser sicura di non aver dimenticato niente...
"Mh, già che ci siamo potremmo passare dal parco... zucchero filato per merenda, che ne dici?"
La bambina cominciò a saltellare e a tirarla per un braccio, entusiasta: "Sì! Zucchero filato! Grazie! Sei la mamma migliore del mondo!"
Françoise le rivolse un sorriso raggiante, assecondandola... corsero verso l’uscita del fast-food, facendo lo slalom tra i tavolini sotto lo sguardo perplesso degli altri clienti... la mamma migliore del mondo? Beh... un sacco di gente, si disse Françoise, al proposito avrebbe avuto parecchio da ridire… almeno però Amy ne era convinta… era questo che contava, no? E poi, andiamo, mangiare cheeseburger e zucchero filato un giorno sì e uno no, non era mica male... lei ed Amy non avevano problemi, né di stomaco né di linea...
Certo, non si poteva dire lo stesso di Miki però...
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"Françoooisee!" urlò qualcuno fuori dalla porta, attaccandosi al campanello.
Catherine, che fino a quel momento era rimasta tranquilla come al solito, inginocchiata davanti al forno a osservare insieme ad Amy lo sformato che si alzava nella teglia, trasalì, mentre il suo viso passava rapidamente ad una gamma completa di colori... poi si alzò frettolosamente, consegnò a Françoise il guanto da forno e arrossì violentemente...
"Phi-Philippe! Oh, no… Philippe! Io non ci sono, Françoise... io... non… ci... sono... assolutamente!" balbettò, aggrappandosi al suo braccio e supplicandola con gli occhi...
"Catherine! Che cosa stai dicendo? Oh… ma non ti sarai mica presa una cotta per il mio vicino, vero?" esclamò Françoise ridendo nel vedere l'amica che avvampava ancora di più, cominciando a gesticolare disperatamente e scuotere la testa...
"Smettila di prendermi in giro! E vai ad aprirgli, non farlo aspettare!"
"Oh certo, certo... come potrei far aspettare il mio caro vicino? Perché non prendi esempio da Amy piuttosto?" bisbigliò la ragazza con un sorrisetto malizioso... infatti la bambina non appena aveva sentito il campanello era corsa ad aprire, appendendosi al collo del ragazzo in un abbraccio stritolante...
"Fra-Françoise! C-che dici!"
"Vieni a salutarlo come si deve o giuro che lo mando direttamente da te!"
"Ehi ragazze, come andiamo?" esclamò allegramente Philippe, mostrando un sincero sorriso a cinquanta denti e dando un pizzicotto ad Amy per farla ridere..."
"Oh, Catherine! Ci sei anche tu! Come stai?" domandò poi, notando la ragazza in grembiule seminascosta dietro Françoise...
"B-bene… sto molto b-bene, grazie Phi-Philippe..."
"Ah… voi due vi conoscete già allora..." disse Françoise sorridendo...
"Beh, ma perché non ti unisci a noi Philippe? Miki dovrebbe tornare a momenti… e poi la nostra Catherine è una cuoca davvero eccezionale!"
“Oh mi piacerebbe molto, ma purtroppo ho un altro impegno… sarà per la prossima volta, d’accordo? Ciao piccolina..." esclamò Philippe schioccando un bacio sul naso ad Amy prima di metterla di nuovo in piedi... abbracciò anche Françoise... Catherine invece tese una mano per salutarlo, ma lui rise e scosse la testa: "Andiamo, non siamo così formali Catherine! Siamo amici, no?" e le prese la mano, attirandola a sé in un abbraccio affettuoso... Catherine si ritrovò senza preavviso col viso premuto sul torace del ragazzo, il respiro mozzo e il cuore che batteva all'impazzata... A questo punto Françoise ritenne opportuno intervenire, visto che l'amica sembrava sul punto di avere uno svenimento, perciò prese Amy in braccio e si affrettò a riaprire la porta per lasciar passare Philippe, che non sembrava essersi minimamente accorto del colorito ormai quasi fosforescente della povera Catherine...
"Ci vediamo presto... mi raccomando, passa quando vuoi… ciao!” gli gridò dietro agitando un braccio mentre lui entrava in ascensore... si voltò e vide Catherine accucciata sul pavimento che si nascondeva la faccia col grembiule… in cucina, lo sformato si afflosciava nella teglia come una sottiletta, bruciacchiato da tutte le parti.
Addio cena...
Miki rincasò poco dopo e dal fatto che stesse gridando tutti gli insulti possibili all’intero genere maschile, Françoise ne dedusse che il suo appuntamento non doveva essere stato un granché... più tardi avrebbe chiesto spiegazioni... adesso però era troppo stanca per sorbirsi una Miki isterica e sentimentalmente instabile… le quattro si sedettero a gambe incrociate sul tappeto in soggiorno… Françoise teneva sulle ginocchia Amy, mezza addormentata, che giocava con Mr. Bear sbadigliando ogni tanto... Miki, che in seguito alla sua delusione amorosa aveva deciso di sospendere di nuovo - momentaneamente - la dieta, stava ordinando una quantità industriale di cibo al ristorante cinese all’angolo… e Catherine intanto ancora faticava a riassumere un colorito normale...
"Beh, ma perché non ti inventi una scusa per andare a trovarlo, Catherine? Con gli uomini bisogna fare così, prendere in mano la situazione... se aspetti che sia lui a svegliarsi non combinerete un bel niente, lasciatelo dire..." esclamò Miki brandendo verso di lei la cornetta del telefono...
"Tu hai le scimmie urlatrici dentro la testa, Miki!..." s’intromise Françoise, circondando le spalle di Catherine con un braccio e ridendo "...dai, non vedi com’è imbarazzata? Non riuscirebbe neanche a guardarlo di nuovo senza svenirgli davanti… oooh la mia amichetta innamorata! Come sono felice per te! A proposito, ma come vi siete conosciuti tu e Philippe?”
"P-per caso... "balbettò Catherine arrossendo terribilmente "...la settimana scorsa ero venuta a trovarvi ma voi non c’eravate… p-però ho incontrato lui c-che usciva di casa..."
"E…?" la incitarono le altre due, sporgendosi verso di lei con due sorrisoni complici...
"Lui è stato molto gentile, ecco... ci siamo presentati e poi io sono… sono scappata!"
"Oh Cathy, sei un caso disperato..."
"Senti un po’ chi parla, Fran... devo forse ricordarti di un certo Joe Shimamura? No, vero?" esclamò Miki alzando gli occhi al cielo...
"Miki... tu sei proprio l’ultima che dovrebbe parlare ..." rispose Françoise ridendo... le tre si scambiarono un’occhiata tra loro...
"Chi va a prendere il gelato?..." proruppe Miki attaccando il telefono in faccia al cinese dall’altro capo del filo "...a quanto pare qui ci sono tre donne singles bisognose di annegare nei grassi saturi..."
"Io metto a letto Amy e vi raggiungo..."
Françoise si alzò dal tappeto facendo leva sulle ginocchia, un po’ impacciata dal peso della bimba… recuperò Mr. Bear da terra e si avviò in camera da letto con Amy tra le braccia… dalla cucina arrivavano già il tintinnio dei cucchiaini sulle ciotole di vetro, i bisbigli di Miki e Catherine... insistevano tanto - sì… Miki soprattutto - ma lei non aveva in programma di innamorarsi proprio di nessuno, per il momento… l’amore era troppo complicato da gestire e nella sua vita c’erano già abbastanza problemi senza che ci si mettesse anche questo… e poi, aveva con sé le sue amiche, che erano messe ancora peggio di lei in quanto a uomini, se possibile… aveva con sé il suo piccolo angelo, che a quanto pareva adesso non ne voleva proprio sapere di collaborare per mettersi il pigiama.
Aveva loro… e questo bastava...
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Joe si rigirò tra le lenzuola, strizzando gli occhi nel buio della camera... intorno vedeva solo ombre confuse e la testa gli faceva male da quanto pulsava... aveva decisamente esagerato con i drink quella sera… tra i pesanti drappi del letto, l’aria era chiusa e soffocante... si sentiva accaldato e con un senso di nausea in bocca... quando un braccio, dall’altro lato del letto, gli cinse la schiena, lui s’irrigidì, scostandosi di colpo...
"Joe, caro, cosa c’è? Ti senti male?"
Due occhi scuri, nella penombra, lo fissavano maliziosi... Joe distolse lo sguardo, il senso di nausea che aumentava… e si scoprì inaspettatamente a domandarsi come sarebbe stato trovarseli davanti azzurri, quegli occhi accanto a lui...
Azzurri come il cielo... 

Parte 4

Joe si tirò a sedere, passandosi una mano sulla fronte con uno sbadiglio… la luce del sole entrava prepotentemente dalle finestre aperte, obbligandolo a tenere gli occhi socchiusi per il fastidio... sul cuscino accanto al suo si notavano chiaramente un alone di fondotinta e delle tracce marcate di rossetto… fece una smorfia, contrariato, scendendo dal letto...
"Oh... ti sei svegliato... dove mi porti oggi? Ceniamo insieme anche stasera?"
Joe alzò gli occhi al cielo, ignorando sia la domanda sia colei che l'aveva posta... a piedi nudi raggiunse la finestra, appoggiandosi con i gomiti al davanzale e assaporando la sensazione del vento fresco sulla pelle arrossata...
"Scusa, dolcezza..." sussurrò poi inclinando la testa da un lato, un ciuffo biondo che gli ricadeva scompostamente sopra un occhio e un sorrisetto a dir poco strafottente... si girò verso la ragazza, che ancora aspettava docilmente una risposta, seduta tra le lenzuola spiegazzate "...ma credo tu abbia proprio capito male..."
Il sorrisetto si allargò giusto un po’, mentre lei raccoglieva le sue cose trattenendo a stento le lacrime e usciva dalla camera sbattendosi dietro la porta... dopotutto lui era pur sempre Joe Shimamura, no? E questa si preannunciava essere un’ottima giornata...
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Jet aprì un occhio, mugugnando qualcosa d’imprecisato - probabilmente un insulto a chi stava facendo tutto quel fracasso al piano di sopra, tanto da svegliare persino lui - e fece per girarsi dalla parte opposta del letto... ma evidentemente doveva aver calcolato male le distanze, perché si ritrovò, chissà come, a terra, dolorante e con la faccia contro il pavimento... gli ci volle qualche altro secondo per registrare l’accaduto e accorgersi di essere appena caduto dal divano di casa Shimamura, dove si era addormentato esausto la sera prima, steso dalla sbronza colossale che si era preso insieme a Joe stesso, appunto... una ragazza, che riconobbe solo qualche minuto dopo come la tizia che Joe si era portato a casa, attraversò a passo di carica il soggiorno... Jet la fissò sorpreso, mettendosi di nuovo a sedere e accendendosi una sigaretta, mentre il suo cervello faticava a riprendere a lavorare normalmente...
"Dì a quel bastardo del tuo amico che non mi cerchi mai più... hai capito? È un… un bastardo!"
Jet riabbassò la testa sul bracciolo del divano, aspirando un’altra boccata...
"Eh, non dirlo a me…"
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Françoise si alzò in punta di piedi e richiuse la finestra, rabbrividendo e stringendosi nel pigiama... quella notte aveva fatto freddo, sin troppo freddo... si era dovuta alzare tre volte per rimboccare le coperte ad Amy e impedire che si prendesse una polmonite... farla scendere dal letto poi, quella sì che era stata una vera e propria impresa... la bambina si era appollaiata da poco su una sedia, ancora mezza addormentata, e fissava dentro alla sua ciotola di cereali al cioccolato come se non avesse neanche la forza di sollevare il cucchiaino...
"È terribile! Oh mio dio, terribile! Oh no! Françoise! Sto ingrassando a vista d’occhio!"
Ecco... ci mancava proprio anche Miki... Françoise sospirò pesantemente, affondando il viso nella sua tazza di caffellatte bollente… bevve un lungo sorso, ma tutto ciò che ottenne fu scottarsi la lingua… beh... se il buongiorno si vedeva dal mattino, forse avrebbe fatto meglio a tornarsene direttamente a dormire…
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Joe gettò la giacca sul divanetto di pelle e sedette al suo posto con un «ah» soddisfatto, sollevando i piedi sopra la scrivania e sfoggiando un sogghigno che solitamente non prometteva niente di buono... Albert Heinrich, seduto impettito dall’altro capo del tavolo, fece una smorfia, sistemandosi il nodo della cravatta e lisciandosi i pantaloni immacolati con precisione quasi eccessiva... Jet li raggiunse poco dopo e si chiuse la porta alle spalle, sedendosi senza troppi complimenti sul divanetto e guardando i due amici con aria annoiata... i tre si scambiarono un’occhiata...
"Bene... direi che possiamo cominciare..." esclamò Joe allungandosi sulla sedia per prendere una cartella di documenti... ne tese una anche ad Albert, che inforcò subito un paio di occhiali quadrati e scorse un paio di righe con fare da perfetto gentiluomo quale effettivamente era... Jet invece ridacchiò, passandosi una mano sulla fronte... si accese l’ennesima sigaretta della mattinata e chiuse gli occhi come per schiacciare un tranquillo pisolino... Joe ed Albert inarcarono contemporaneamente un sopracciglio, fissandolo accigliati...
"Ehi Link, nel caso non ti fosse ancora chiaro, noi saremmo in riunione…" borbottò Joe lanciandogli contro un plico di fogli.
Jet per tutta riposta gli fece semplicemente segno di non scocciarlo... Joe stava già per passare a qualcosa di più efficace, come il fermacarte, quando l’altro si decise a spiegarsi... 
"Ah Shimamura... quanto poca fiducia nei miei confronti... è tutto sistemato, calmatevi tutti e due... io ho già preso tutti gli accordi due settimane fa, non dobbiamo preoccuparci di niente... anzi, casomai ti interessasse, proprio ora hai il dottor Gilmoure direttamente sulla linea due... allora, cosa ne pensi? Sono o non sono il migliore?"
"Mh..." fu l’unico commento che ottenne da parte di Joe, che comunque si affrettò a premere il tasto del vivavoce sul telefono…
"Pronto?"
"Salve signor Shimamura!"
"Ehm... salve..." rispose Joe rivolgendo a Jet un’occhiata perplessa...
"Ci incontreremo tra un paio di giorni, allora... sono ansioso di fare la sua conoscenza! Da ciò che mi è stato detto lei dev’essere, nonostante la sua giovane età, una persona davvero… come dire... integerrima!"
A questo punto, Albert e Jet non seppero trattenersi dallo scoppiare a ridere, ma Joe lanciò a entrambi un’occhiata così spaventosa che i due non ci impiegarono neanche tre secondi a tapparsi di nuovo la bocca...
"Ecco signor Shimamura… riguardo alla mia permanenza... ne avevo già parlato al suo collaboratore e mi aveva assicurato che lei sarebbe stato certamente d’accordo ad ospitarmi a casa sua..."
"Eh?... ehm, no... cioè, volevo dire… n-non c’è problema, dottor Gilmoure... infatti, io possiedo una casa molto… cosa?"
Joe aggrottò la fronte, sforzandosi di leggere il labiale di Jet...
"Ah! Sì, certo, grande! È molto grande... per me sarebbe un onore poterla… ehm... ospitare... c-certo..." e nel frattempo lanciò un’occhiata a dir poco terrorizzata a Jet, con la tipica espressione da «come diavolo ti è venuto in mente, stupido di un Link? Io non ce lo voglio questo tizio in casa mia!» stampata in viso...
"Oh, sono molto contento di questo, signor Shimamura..." replicò allegramente il dottor Gilmoure dall’altro capo del ricevitore "...beh, non vedo l’ora di conoscerla di persona... Sarà un vero piacere!"
"S-Sì... anche per me..." biascicò Joe tra i denti, per niente convinto, mentre Jet si sbracciava per fargli mettere più entusiasmo… Albert, che intanto già da un po’ aveva lasciato perdere i documenti - cosa alquanto strana per uno come lui - adesso se la stava proprio ridendo della grossa - cosa ancora più strana –
Joe si abbandonò indietro sullo schienale della poltrona con un sospiro contrariato, massaggiandosi con due dita le tempie pulsanti...
"Bene... arriverò tra un paio di giorni, allora... sono impaziente di conoscere la sua famiglia... sua moglie dev’essere una donna adorabile... e anche suo figlio, certo... beh... arrivederci, signor Shimamura!"
Il dottore attaccò il telefono... nella stanza scese immediatamente un silenzio di tomba.
Joe rimase immobile per qualche secondo... completamente scioccato, con le braccia ancorate ai braccioli ed uno spasmo nervoso alla palpebra destra... mentre gli occhi, dilatati in modo innaturale, si spostarono simultaneamente su Jet che, neanche a farlo apposta, aveva approfittato di quell’attimo di smarrimento per indietreggiare e guadagnare qualche metro in direzione della porta... Albert aveva finalmente smesso di ridere e sembrava tanto sconcertato quanto gli altri due…
"Link!" mormorò Joe tenendo lo sguardo fisso sul povero Jet, assottigliando gli occhi e alzandosi lentamente dalla sedia "...non hai forse dimenticato di accennarmi qualcosa?"
"Ehm… andiamo Joe, non prenderla così... cerca di guardare il lato positivo della situazione… il dottor Gilmoure sembra essere molto interessato al nostro contratto, ehm…"
Jet rivolse all’amico un sorrisetto tirato, cercando di sdrammatizzare, ma con ben pochi risultati...
"E..."
"No d’accordo, ora ti spiego... il dottor Gilmoure... sì... vuole concludere affari soltanto con uomini molto… rispettabili… è un vecchietto un po’ sentimentale, devi capirlo... se vuole avere a che fare con una bella famigliola felice, noi dobbiamo cercare di accontentarlo… ecco, tutto qui..."
"Tutto qui? Tutto qui, Link? Eppure a me sembra che tu abbia tralasciato un piccolo, insignificante particolare… io… non... sono… sposato!"
"Beh, ma a questo possiamo rimediare! Primo: ti troviamo una moglie... secondo: concludiamo l’affare… terzo: il dottor Gilmoure se ne riparte e si sistema tutto… che ne dici? Dov’è il problema?"
Silenzio...
"C-che cosa stai facendo adesso?"
"Devo spiegarti cosa ne penso esattamente del tuo piano geniale..." borbottò Joe facendo scrocchiare le dita...
"N-non c’è mica bisogno che mi ringrazi, c-caro amico mio… davvero, non fa niente… Joe… stai scherzando vero? Eh?... n-no?..."
Albert rimase a fissare la porta spalancata dalla quale erano schizzati fuori i due... rimase inespressivo per qualche secondo, poi non resistette proprio più… scoppiò di nuovo a ridere, con tanta foga che per poco non rischiò di ribaltarsi all’indietro con la sedia.
Gentiluomo o no, una cosa era certa: doveva ricordarsi di venire più spesso a quelle riunioni tra soci, se erano così spassose...
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Aveva ricominciato a nevicare nel pomeriggio... Françoise si era ripromessa di non mettere neanche il naso fuori di casa quel giorno, ma agli occhioni imploranti di Amy non aveva proprio saputo dire di no… perciò l’aveva infagottata senza troppi complimenti in un cappotto imbottito che la faceva assomigliare tanto ad un bignè rotondo, ma che almeno teneva ben caldo... lei stessa si era messa due maglioni pesanti uno sopra l’altro e si era calcata il suo cappellino in capo, legando i capelli biondi dietro la testa… in tutte le strade c’erano ancora le luminarie natalizie accese, e le vetrine sfavillanti dei negozi rendevano piacevole la passeggiata… si diressero chiacchierando verso i grandi viali alberati del centro, il quartiere più ricco ed elegante della città... sugli angoli delle vie ogni tanto incrociavano dei pupazzi di neve… allora si fermavano a salutarli ridendo, domandando loro cosa ne pensassero del tempo e dove avessero comprato le sciarpe e i bottoni che indossavano...
"Oh, ma quando mai potremo permetterci una casa di questo genere? Sarebbe troppo bello per essere vero, eh tesoro? " esclamò Françoise con un sospiro... si fermarono davanti al primo carretto degli hot dog che trovarono, dove la ragazza cominciò a rovistare nella borsa per recuperare il portafoglio...
"Beh… però possiamo almeno prenderci la cena... due grazie, uno senza senape..."
"Mamma!" Amy la tirò per una manica, indicando in lontananza con un ditino: "Guarda! Quella laggiù somiglia tantissimo alla casa delle bambole, vero?"
"Eh? Amy, dove stai andando? Per favore, non allontanarti Amy! Non…"
Françoise rimase un momento spiazzata, accanto al carretto degli hot dog, con i due panini fumanti in mano, nel vedere sua figlia che iniziava a correre lungo il vialetto della casa in questione... imprecò tra i denti, voltandosi immediatamente e mollando i panini in mano al proprietario del carretto, che la guardò come se fosse impazzita... corse dietro alla bambina, che intanto aveva già raggiunto il portone semiaperto, ed era sgusciata all’interno… oh, dannazione… perché certe cose capitavano sempre e soltanto a lei?
"Amy!"
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Joe aggrottò la fronte… c’era decisamente qualcosa che non andava… che fosse già ubriaco? Lanciò un’occhiata alla bottiglia di birra ancora mezza piena accanto a lui... e nel caso la risposta fosse no, perché allora adesso vedeva una bambina con un grosso cappotto beige fare capolino da dietro la porta di casa sua, con gli occhioni chiari spalancati di stupore?...
"Ehi tu, piccoletta, non puoi stare qui! Ehi… no… ferma... dove stai andand…?"
Con la coda dell’occhio tornò a fissare la porta, ricordandosi solo ora di non averla neanche chiusa… che idiota... e poi si stupiva pure se… si voltò del tutto e rimase letteralmente di sasso… perché in quel momento l’unica ragazza di tutto il Giappone che non solo aveva rifiutato un suo appuntamento, ma che aveva perfino osato ridergli in faccia, entrò dalla porta principale di soppiatto, sfilandosi le sue ballerine all’ingresso e guardandosi intorno apprensiva…
”Amy! Dove sei? Amy, per favore… non possiamo restare qui… A..." sollevò lo sguardo di scatto, scoprendosi osservata… e nel riconoscerlo, arrossì vistosamente...
"Oh… ehm… buonasera, signor Shimamura..." balbettò, palesemente imbarazzata...
"Signorina Arnaul... che cosa…?"
"Sono davvero mortificata! ..." lo interruppe lei precipitosamente, facendo qualche passo in avanti, troppo agitata anche solo per domandarsi come facesse lui a conoscere il suo nome "...non voglio rubarle tempo... sono qui per mia figlia, che è entrata qui e… eccoti! Perché sei scappata così? Ora togliamo subito il disturbo, vero tesoro?" bisbigliò prendendo la bimba per mano e rivolgendo poi un sorrisetto stentato a Joe…
"Ti prego mamma, restiamo ancora un po’... questa casa mi piace tanto!"
"Amy! Non possiamo… su, da brava, obbedisci, o ci spediranno fuori a calci... su, andiamo!"
Joe guardò prima Françoise, poi la bambina… poi di nuovo Françoise...
Iniziò a tormentarsi le mani e il cervello sembrò momentaneamente scollegarsi... in seguito avrebbe dato la colpa allo stress eccessivo, ad una serie di fattori climatici che avevano alterato la sua ragione, e cose di questo genere... ma, in quel momento, la lingua sembrò buttar fuori le parole senza che lui potesse opporre resistenza alcuna...
"S-Signorina Arnaul? Posso farle una domanda?"
Françoise ed Amy si interruppero e alzarono contemporaneamente lo sguardo su di lui.
La bambina lo guardò in malo modo... Joe deglutì rumorosamente...
"S-Sarebbe disposta a diventare mia moglie per qualche giorno?"
"Cosa?"
Joe osservò Amy e poi di nuovo Françoise...
Guardò quegli occhi, azzurri proprio come se li ricordava, spalancati in modo spropositato e fissi su di lui… sconvolti, assolutamente sconvolti… e d’altra parte, come darle torto? Era ufficiale.
Si era del tutto rimbecillito...

 

Parte 5

"S-Sta scherzando, vero?" balbettò Françoise dopo aver recuperato un minimo di contegno, rialzandosi da terra e portandosi una ciocca dietro all’orecchio per nascondere il nervosismo... incrociò poi le braccia al seno, e per quanto strano le sembrasse, riuscì addirittura a fronteggiarlo apertamente... anzi, a dirla proprio tutta si stava decisamente arrabbiando... come diavolo si permetteva quel presuntuoso di uno Shimamura? Di essere presa in giro e trattata come una stupida, questo proprio non lo accettava...
"Sì... cioè, no! Io non… non mi sono spiegato bene..." rispose Joe tentennando, cercando disperatamente di prendere tempo e dandosi intanto mentalmente del perfetto idiota...
Françoise sgranò leggermente gli occhi, vedendoselo davanti in seria difficoltà e, per quanto lui tentasse di non darlo ad intendere, chiaramente imbarazzato… possibile che fosse davvero… arrossito? Beh... sì, un presuntuoso, che altro poteva essere? Un adorabile presuntuoso che…
"Beh!..." proruppe la ragazza arrossendo precipitosamente a sua volta e maledicendosi mentalmente per quei pensieri del tutto inopportuni "...allora si spieghi, no? Sto aspettando!"
Amy sorrise in direzione della madre, nascondendosi dietro le gambe di lei e facendo la linguaccia a Joe...
"Ehm… sì… ci sto provando..." sibilò lui tra i denti, mentre una vena iniziava a pulsare pericolosamente sulla sua fronte, segno che stava già cominciando a perdere la pazienza...
"Ecco... si tratta di questo... non le chiederei mai una cosa del genere, signorina Arnaul, ma…"
"Ma?..." ripeté lei inarcando le sopracciglia, invitandolo a continuare con un movimento della mano...
"È che avrei b-bisogno di affittarvi… ehm… capisce?" tentò di nuovo Joe, con un sorrisetto tirato...
"La prego, mi dica che questo è uno scherzo di pessimo gusto... dove sono le telecamere?" implorò Françoise sospirando... sollevò lo sguardo, fissando Joe direttamente negli occhi... il ragazzo però sembrava maledettamente serio...
"Si tratta di un affare importante..." ribadì lui con tono piatto...
"Ah, forse ho capito... sua madre sta per venire in città..." Françoise si portò una mano alla bocca per soffocare una risata... Joe inarcò un sopracciglio...
"Sono disposto a pagarla e…"
"E se dovessimo piacerle signor Shimamura, vuole anche l’opzione sull’acquisto?" esclamò la ragazza scuotendo la testa incredula e indietreggiando di qualche passo...
"Sono spiacente, ma io e mia figlia non siamo in vendita!"
Gli dette le spalle velocemente, prendendo per mano Amy, che fino a quel momento era rimasta sempre attaccata al suo maglione, e tirandola dietro di sé...
Joe la seguì con lo sguardo...
"Duecentomila yen!"
Françoise si bloccò con la mano sulla maniglia, continuando a dargli le spalle... chiuse gli occhi, mordendosi le labbra fino a farsi male... era più di quanto avrebbe mai potuto guadagnare in mesi e mesi di lavoro, ma… Amy la tirò per un braccio, inclinando la testa da un lato e guardandola con occhi preoccupati… Françoise sorrise leggermente... con quel cappotto però doveva ammettere che somigliava davvero ad un bignè... il bignè più carino che avesse mai visto... inevitabilmente, il suo sorriso finì per allargarsi ancora di più... oh, al diavolo! Un momento dopo, stavano già correndo per il vialetto innevato... Françoise soprattutto, decisa ora più che mai a mettere più distanza possibile tra lei e Shimamura... e andava bene così… lei non era quel tipo di persona, e non ci sarebbe caduta, non di nuovo!...
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Joe si ritrovò, a dispetto di tutte le sue aspettative, a fissare il vuoto davanti a sé come un cretino… stava diventando un’abitudine, allora! Ah, ma se andava avanti così, avrebbe sicuramente finito per impazzire! Si passò stancamente una mano sulla fronte sudata e richiuse la porta con un colpo che la fece vibrare... imprecò... Jet scese in quel momento dal piano di sopra sbadigliando... guardò l’amico, notando le tempie che pulsavano e i pugni serrati lungo i fianchi…
"Ehm... è mica successo qualcosa?"
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Miki sprofondò sul divano, prendendosi la testa tra le mani, il trucco sbavato intorno agli occhi rossi per il pianto...
Françoise sedette accanto a lei, passandole un braccio intorno alle spalle per consolarla, sforzandosi lei stessa di non scoppiare a piangere...
"Sono stato abbastanza chiaro? O mi porti i soldi entro domani ragazzina, o vi butto fuori tutt'e tre! E stavolta non sto scherzando! Vi ritrovate per strada, capito? Quello è l’unico posto dove almeno riuscireste a guadagnare qualcosa…"
"Domani le porterò i suoi stramaledettissimi soldi... adesso però se ne vada!" sibilò Françoise rafforzando la stretta sull’amica e lanciando un’occhiata rabbiosa al proprietario dell’appartamento... dopo che l’uomo se ne fu andato, la ragazza levò appena gli occhi e solo allora si accorse della sua bambina che la osservava seminascosta dietro la porta, in pigiama, spaventata e tremante… il mondo intero sembrò improvvisamente crollarle addosso... dannazione… dannazione!
"Posso rimediare, Miki... vedrai che sistemerò tutto quanto... puoi tenermi Amy per un po’?”
"Françoise aspetta! Dove stai andando? Françoise!"
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Il suono fastidioso e prolungato del campanello raggiunse Joe fino in soggiorno.
Sorpreso, alzò lo sguardo dai fascicoli di lavoro, appoggiandoli sul tavolo di fianco e alzandosi stancamente dallo sgabello... chi diavolo poteva essere tanto scemo da venirlo a disturbare a quell’ora? Come se non avesse già abbastanza problemi! Arrivò in ingresso e aprì di scatto la porta, immaginandosi già come al solito di vedersi comparire davanti un Jet mezzo insonnolito, il cui chiarimento con Natalie - ancora una volta - non doveva aver sortito le conseguenze sperate... beh... in ogni caso, non era preparato - proprio no - a ricevere - di nuovo - una Françoise Arnaul spettinata e affannata che si stringeva nel cappotto e alzava timidamente gli occhi su di lui, le guance in fiamme e il respiro irregolare...
"Cosa…"
"Io…" cominciò a balbettare lei con la voce rotta dagli spasmi, passandosi una mano sul viso per calmarsi e faticando a sostenere il suo sguardo perplesso "...se la sua offerta è ancora valida, signor Shimamura…"
Joe dovette ricorrere ad ogni briciola del suo autocontrollo per non lasciarsi sfuggire un sospiro di sollievo...
"Si tratta di pochi giorni e dovrò solo fingere di essere sua moglie, non è vero?"
"Sì..." rispose lui, annuendo "…nessun coinvolgimento, nel modo più assoluto..."
Françoise tese una mano, che Joe strinse ancora un po’ incerto nella sua...
"D’accordo... ci sto!"
"Ah, ehm… Françoise?" chiamò lui mentre lei già faceva per andarsene… si appoggiò con un gomito allo stipite della porta, sorridendo arrogante... la ragazza si fermò su un gradino, voltandosi sorpresa e stringendosi nel cappotto...
"Sapevo che non saresti mai riuscita a resistermi… " concluse lui ridendo.
Françoise spalancò gli occhi, incredula, arrossendo violentemente e cominciando a boccheggiare...
"Tu! Brutto…" balbettò, mostrandogli un pugno minacciosa "...prova un po’ a ripetere!"
Lui si avvicinò, scese un paio di gradini con le mani in tasca e le si fermò di fronte, improvvisamente serio... inutile dire che gran parte delle convinzioni di Françoise di volerlo prendere a pugni e fargli sputare tutti i denti vacillarono in un sol colpo al suo sorriso, e per un attimo le sembrò di perdersi nel suo sguardo divertito semicoperto da un ciuffo chiaro...
"Lo faccio soltanto per i soldi, cosa credi?" ribadì lei scuotendo la testa...
"Sicura?" sussurrò Joe facendosi man mano più vicino, quasi da poter sentire il suo respiro caldo, nonostante il freddo, contro il viso… Françoise provò un insano desiderio di trovare in lui un ulteriore rifugio dal freddo e non poté fare a meno di socchiudere leggermente gli occhi, aspettandosi di trovare vicinissima la consistenza delle labbra di lui...
"Beh... buonanotte allora, mogliettina!" esclamò poi lui ridendo e dandole un buffetto scherzoso sul naso... Françoise sgranò gli occhi, mentre Joe inarcò le sopracciglia, squadrandola con un sorrisetto sfacciatamente vittorioso... arrossì d’imbarazzo, rabbia e vergogna, per essersi lasciata fregare così facilmente, e proprio da lui, come una stupida, stupidissima ragazzina… Joe si voltò e fece per rientrare in casa...
"Ah, Joe…"
"Sì, cos…? Ouch..." non riuscì neanche a terminare la frase, visto che una palla di neve gli arrivò dritta in faccia, centrandolo in pieno, e per poco non rischiò di ritrovarsi col sedere per terra... Françoise sorrise soddisfatta, con la lingua tra i denti...
"Buonanotte anche a te, maritino!"
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Françoise si sedette sopra alla valigia rigonfia, sporgendosi da un lato per chiudere la cerniera...
"Puoi cominciare a mettere in moto la macchina di sotto, noi siamo pronte..."
"Ai suoi ordini, signora Shimamura..."
"Questo nome mi fa venire i brividi, Jet... non potresti chiamarmi semplicemente Françoise?" 
"Come vuoi..." replicò lui con mezzo sorriso divertito... la metà delle donne che conosceva avrebbe fatto qualsiasi cosa pur di essere chiamata così… ma in fondo Françoise gli era sembrata fin da subito un tipo fuori dal comune... era soltanto l’ennesima conferma che Joe avrebbe trovato pane per i suoi denti, una volta tanto… la cosa stava davvero cominciando a farsi molto interessante...
"Posso fare qualcos’altro per te… Françoise?"
Lei gli rivolse un sorriso smagliante, calcandosi il cappellino sui capelli e prendendo in braccio Amy, mezza addormentata, con il pollice in bocca e l’ormai immancabile Mr. Bear sottobraccio...
"Mh... no grazie, siamo a posto… possiamo andare…" rispose raccogliendo la valigia con la mano libera e incamminandosi verso la porta ondeggiando un po’...
"Oh, ma a pensarci bene una cosa che potresti fare per me ci sarebbe anche, sì… ecco vedi, c’è Miki che… sì, continua a riempirmi la testa con le storie dei suoi innumerevoli spasimanti, ma per un volta voglio dire, le farebbe bene uscire con uno… un tipo a posto, che non pensa solo a… beh hai capito... quella ragazza mi preoccupa, sai? Avrebbe bisogno di… capisci cosa intendo?" e qui abbassò la voce, roteando gli occhi con aria di chi la sapeva lunga...
"Diciamo pure che è disperata! Se tu fossi così gentile da…"
"Guarda che ti sento, Fran!” esclamò Miki dalla camera accanto...
"Oh come sei noiosa, Miki... sto solo cercando di farti un favore!" replicò Françoise ad alta voce ridendo "...trattala bene, mi raccomando..." fece poi rivolgendosi di nuovo a Jet, che la fissava a dir poco sconvolto, le sopracciglia esageratamente inarcate...
"Andiamo Amy, quello scorbutico del signor Shimamura starà già brontolando per il nostro ritardo… dovrò essere sua moglie! Oh ma andiamo, chi ci crederebbe mai? Io moglie di quello lì! Oh, ma per favore!" continuò a borbottare Françoise, trascinandosi dietro il bagaglio ricolmo e uscendo di casa...
Jet si sentì raggiunto da dietro dalla ragazza di poco prima, che saltellò scalza fino alla porta facendogli cenno di uscire con un gesto vagamente scocciato...
"Sì, certo… non preoccuparti per quello che ha detto, sai non ho mica intenzione di… noi due non dobbiamo mica... figurati… e poi non credo tu… cioè... non mi sembri per niente disperata, proprio no, quindi…"
La ragazza lo guardò malamente... con un movimento veloce gli strappò la sigaretta di bocca e la pestò sotto un piede nudo... si aggiustò tranquillamente i capelli sotto lo sguardo allibito del ragazzo, che fissava il suo mozzicone brutalmente stritolato dal tallone roseo di lei…
"…che diavolo…" fece appena in tempo a dire...
"Non mi piacciono i tipi che fumano… puzzano troppo per i miei gusti.. Jet, giusto? Ti aspetto domani alle otto… no anzi, facciamo sette... ciao cocco, ci vediamo presto!"
Allungò un braccio per dargli un leggero buffetto sulla guancia, sorridendo sbarazzina, e gli richiuse la porta in faccia prima che lui potesse replicare... Jet rimase a fissare davanti a lui con sguardo perso... Cocco? Quella era indubbiamente una casa di pazze! E poi per chi l’avevano preso? Uscire con Miki? Con la ragazza indisponente che aveva appena fatto fuori l’ultima sigaretta che aveva a disposizione? Che razza di scherzi erano questi?
"E comunque…" non seppe trattenersi ad esclamare, punto sul vivo "...io non puzzo!"
Miki, rimasta in punta di piedi a guardarlo dallo spioncino, si abbassò e tornò in cucina canticchiando, un grosso sorriso sulle labbra sature di lucidalabbra... ci sarebbero presto stati risvolti interessanti, dunque… dopotutto, com’è che si diceva? Se son rose…

 

Parte 6


Amy si tirò le coperte fin sotto il naso, guardandosi intorno un po’ intimorita in quel lettone enorme dove sua madre l’aveva portata ancora addormentata la sera prima... la stanza era molto grande e luminosa, la finestra dava al secondo piano, mentre la tappezzeria di un azzurrino appena sfocato metteva subito di buonumore... nonostante ciò, la piccola sentì il bisogno di accoccolarsi contro il corpo della madre per rassicurarsi di non essere rimasta sola in un posto che non conosceva... Françoise infatti aveva dormito insieme a lei quella notte, nella camera degli ospiti... Amy recuperò Mr. Bear da sotto le lenzuola e dette un colpetto alla madre, che le sonnecchiava di fianco abbracciata al cuscino...
"Mamma?"
"Mh?" 
Françoise aprì un occhio e si mise a sedere, stiracchiandosi…
"Oh, buongiorno tesoro... come mai ti sei svegliata così presto? Qualcosa non va?" domandò scompigliandole affettuosamente i capelli...
"È la casa di ieri, mamma! Adesso noi vivremo qui, vero? Oh, lo sapevo! Lo sapevo! Grazie mami! Sei la mamma migliore del mondo! Grazie!" esclamò la bambina cominciando a saltellare sul lettone per la gioia e slanciandosi poi addosso a Françoise in un abbraccio soffocante... la ragazza si mordicchiò leggermente le labbra, chiudendo gli occhi...
"Amy... ascoltami, non è proprio così... vivremo qui solo per poco, d’accordo? Solo un pochino..."
"Un pochino quanto?"
"Beh... un po’…"
"Devi sposare Joe?"
"Oh, ma questo sarà solo per finta tesoro, non devi preoccuparti... dobbiamo fare un favore al signor Shimamura, ma si tratta solo di resistere qualche giorno, davvero non di più... poi torneremo a casa nostra e sarà tutto come prima, te lo prometto..." sussurrò facendo naso-naso con lei "...cosa ne dici, amore? Credi di poterlo fare?"
Amy le rivolse un sorrisone, annuendo, mentre Joe in quello stesso momento passava nel corridoio lì accanto, casualmente, per andare in bagno - certo, poco importava se poi non c’era stato proprio niente di casuale nel prolungare il percorso per passare davanti alla loro porta - ...si fermò un istante a guardare le due che ridendo avevano appena ingaggiato un’epica battaglia con i cuscini... sbuffò e passò oltre, rispondendo con un grugnito al saluto allegro di Françoise... Jet aveva proprio ragione... le donne, soprattutto quelle che rifiutavano i tuoi appuntamenti e ti prendevano addirittura a palle di neve in faccia, erano soltanto delle enormi seccature... sì, ma intimamente - molto intimamente -, prima di richiudersi la porta del bagno alle spalle, sorrise...
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Joe si portò la sua tazza di caffè nero alle labbra, scivolando con la schiena lungo lo schienale del divano e allargando leggermente le gambe per mettersi più comodo... Jet, che gli stava accanto ad occhi chiusi, se possibile ancora più rilassato di lui, ogni tanto dava dei cenni di vita sbadigliando... Françoise ed Amy invece si erano sedute sulla poltrona del soggiorno a fianco del divano, lei in braccio alla madre stava facendo colazione sbocconcellando una brioche, mentre Françoise teneva una mano appoggiata teneramente sulla testa della bambina e nell’altra un fascicolo che stava leggendo con la fronte corrugata, nel quale erano scritte tutte le informazioni per recitare la sua parte di brava mogliettina con il dottor Gilmoure...
"Siamo sposati da cinque anni?..." commentò sarcastica rivolgendosi a Joe, che sollevò lo sguardo su di lei aggrottando le sopracciglia "... pfui! Ma se non sarei riuscita a sopportarti nemmeno cinque minuti! Cinque anni! Andiamo, nessuno potrebbe mai credere che…"
"Devi solo attenerti a quello che c’è scritto Arnaul, non ho bisogno del tuo illuminante parere!" borbottò Joe scuro in volto, lanciandole un’occhiata di sbieco... Françoise d’altra parte fece un sorrisetto stentato, come trattenendosi per non mandarlo direttamente a quel paese...
"Io devo chiamarti papà?" domandò timidamente Amy rivolgendosi a Joe... lui e Françoise si scambiarono un’occhiata e lei passò le braccia intorno al pancino della bambina, attirandola a sé e posandole un bacio sulla guancia...
"Ehm... sì, tesoro... credi di poterci riuscire?" le sussurrò la ragazza in un orecchio...
Amy rimase in silenzio per qualche attimo, fissandolo, e Joe non poté fare a meno di sentirsi decisamente a disagio, sotto lo sguardo attento di quegli occhioni chiari... eppure, al contrario di ogni sua aspettativa, la bambina annuì.
Jet si stiracchiò, gemendo teatralmente...
"Oh, no... sono in ritardo... quella pazza isterica della tua amica mi ucciderà sicuramente, Françoise!"
Lei sorrise, appoggiando il gomito su un bracciolo e il mento sul palmo...
"Vedrai che se la porti in centro ti perdona subito... lei adora fare shopping!"
"Mh... e così hai un appuntamento, eh Link?" domandò Joe seguendo l’amico fino alla porta con la fronte aggrottata...
"Scusa, chi era il bastardo tra i due? Devo forse ricordarti di una certa Natalie? Sai, la tizia che qualche anno fa hai pure sposato… non ti dice niente questo nome?"
"Senti, mi hanno incastrato purtroppo... che posso farci?" si giustificò lui facendo spallucce con aria annoiata e fece per accendersi una sigaretta... poi però le lanciò un’occhiata storta e la ripose nel pacchetto...
"Posso farti una domanda Joe? Ehm… secondo te, io puzzo?"
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Joe richiuse la porta dopo che l’amico fu uscito e tornò in soggiorno strascicando i piedi e passandosi una mano sul viso con fare esasperato… dopo aver lanciato una breve occhiata intorno a sé, corrugò la fronte... Amy si era addormentata sulla poltrona, con metà brioche ancora in mano e la bocca semiaperta... con un mezzo sorriso e un «tsk» prese la coperta del divano e gliela rimboccò addosso, facendo attenzione a non svegliarla... e adesso dove diavolo era finita quel terremoto ambulante che si ritrovava per madre? Entrò nel corridoio al piano di sotto, passò davanti alla sua stanza e sbirciando dentro con la coda dell’occhio, la trovò proprio lì... in camera sua, seduta a gambe incrociate sul suo letto, con i capelli biondi annodati dietro la testa e delle calze verde acido sotto la gonna che personalmente lo facevano rabbrividire... Françoise stava guardando qualcosa che teneva in grembo, una scatolina che Joe riconobbe immediatamente e che gli provocò un immediato assottigliamento di occhi...
"Che stai facendo?"
Françoise sollevò lo sguardo su di lui, sorridendo... Joe rimase un istante spiazzato, ma si ricompose subito...
"È davvero bellissimo, lo sai? Le tue amichette devono rimanere sempre molto soddisfatte dai regali che…"
"Era di mia madre..."
Françoise ammutolì, mortificata, e si sfilò velocemente l’anello dal dito...
"Scusami, sono proprio una stupida... io… tieni.. " balbettò ad occhi bassi...
"Puoi anche portarlo se vuoi... a me non interessa..." rispose lui scrollando il capo con noncuranza, e andando a sedersi accanto a lei con un sospiro scocciato...
"Beh… ecco, non è proprio il mio genere, ma posso sempre provarci! Dovrò pur portare un anello, dopotutto sono o non sono la tua adorabile mogliettina?" rise dandogli un pizzicotto scherzoso sul braccio… si rimise l’anello, allungando la mano in avanti col palmo girato per poterlo osservare meglio...
"Con la classe che ti ritrovi, a te andrebbe di più una frittella arrotolata intorno al dito…"
Françoise abbassò lo sguardo, ferita, portandosi le mani in grembo… Joe si morse un labbro, alzando gli occhi al cielo e dandosi del cretino, tanto che borbottò perfino uno «…cusa» appena accennato… vedere quell’anello su di lei gli faceva uno strano effetto… qualcosa all’altezza dello stomaco gli si contrasse in una morsa dolorosa… o forse era solo puro e semplice panico?
"Non avrete problemi a sostenere la vostra parte?" domandò lui tenendo lo sguardo fisso davanti a sé...
"Si tratta di un imbroglio e noi dovremo prendere in giro un povero vecchietto… la cosa non mi sta bene..."
"Non… non è affatto vero! È solo un’agevolazione per le mie trattative!"
"Lo stiamo ingannando, Joe..."
"Andiamo, non metterla così drammatica… sarà un affare vantaggioso per entrambi, cosa credi?"
"Beh, ma questo dottor Gilmoure, che tipo è?"
"È a posto, non è di lui che devi preoccuparti..."
"Hai ragione… sei sicuramente tu quello che mi darà più problemi tra i due..."
"Ah certo, s… cosa? Arnaul, ti giuro… tu sei la donna più impossibile che io abbia mai avuto la sfortuna d’incontrare!"
"Sì, come no, però intanto ti piaccio!"
"Tu… cosa?"
"Sbaglio o mi hai chiesto di sposarti e mettere su questo ridicolo teatrino?" disse Françoise, incrociando le braccia al seno con un mezzo sorrisetto impertinente...
"Che c’entra! Te l’ho chiesto perché ero sconvolto e non ragionavo!"
"Avresti potuto chiederlo a qualcun’altra…"
"Tu eri la sola che sarebbe stata abbastanza disperata da accettare!"
"D’accordo… fatto sta che prima mi avevi anche chiesto un appuntamento!" esclamò lei vittoriosa, puntandogli un indice al petto...
Joe a questo punto avrebbe potuto benissimo ribattere che lui aveva sempre chiesto un appuntamento a tre quarti delle donne che incontrava, ma ritenne molto saggio non esprimere davanti a lei questo concetto...
"Cosa vuoi sentirti dire, Arnaul? Che mi interessi? Vuoi che te lo dica?" le soffiò lui direttamente in volto... Françoise sbatté le palpebre un paio di volte, ritraendosi...
"Lo… lo stai ammettendo?"
"Per me non ci sono problemi, Arnaul... posso anche ammetterlo, se vuoi..."
"Ah, ehm… beh, ecco, io…" balbettò lei, colta decisamente alla sprovvista...
"Arnaul, Arnaul, non ricordi più i nostri patti? Dov'è finito adesso il «nessun coinvolgimento nel modo più assoluto»? Io lo sto rispettando... e tu?" ridacchiò lui.
Françoise fu seriamente tentata di togliersi una pantofola e dargliela in testa... serrò le labbra, scendendo in fretta dal letto... stupido di uno Shimamura! Voleva la guerra?
Ebbene, guerra avrebbe avuto!
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"Ehi… ehi, aspetta ehm…"
Jet si diede una pacca in testa, chiudendo gli occhi e mordendosi un labbro...
E dire che poi criticava tanto Joe! La ragazza si fermò accanto a lui sul marciapiede, inarcando le sopracciglia...
"Miki..."
"Miki, certo... scusa... è solo che… non so che idea tu ti sia fatta, ma ci sono dei problemi, ecco, tra noi due intendo… cioè, il problema in realtà sono io…"
"Aspetta, fammi indovinare… sei stato mollato dalla tua ragazza e non te la senti di ricominciare una nuova storia con la prima che incontri, giusto?" esclamò lei ridendo...
"Eh… più o meno..." replicò lui, rivolgendole un sorrisetto tirato...
"Mh… ho capito, non ne vuoi parlare..." esclamò lei continuando a sorridere "... beh, ma saremo amici no? Che problema c’è? Scusa, non prendertela, ma non sei per niente il mio tipo..."
Lui scoppiò a ridere, gettando indietro la testa, le mani in tasca...
"Ah sì? Buono a sapersi!"
Lei rise a sua volta, sistemandosi la borsetta in spalla...
"Bene, adesso ci siamo chiariti… allora? Da dove iniziamo?"
"Ehm… in che senso?"
"Guardati intorno, Jet! Siamo nel paradiso della moda! E ti avverto, ho già adocchiato un bel po’ di… oooh, ma quella giacca è un amore! Devo assolutamente provarla! Su, vieni!" esclamò Miki prendendolo sottobraccio e trascinandolo verso una vetrina prima che lui potesse anche solo replicare in proposito… mah… chiarimento o no, chissà perché aveva come la sensazione che i suoi guai fossero appena cominciati…

 

Parte 7

Françoise si accucciò davanti al microonde, sorridente… aprì lo sportello e ci infilò dentro a forza un enorme pacchetto di popcorn sotto lo sguardo di Amy, che la osservava seduta a gambe incrociate sul lavello, lo zaino di scuola in spalla e due buffi codini ai lati della testa… Joe entrò in cucina vestito di tutto punto, con il giornale ripiegato sottobraccio, la giacca aperta sul davanti e il nodo della cravatta ancora un po’ allentato… inarcò un sopracciglio nel vedere Françoise così indaffarata e pimpante… di un buonumore così esplicito da risultare contagioso perfino per uno come lui, che era già tanto se augurava il buongiorno...
"C-cosa stai combinando a quest’ora del mattino? Si può sapere?" balbettò sconvolto...
"Perché, non si vede? Sto preparando la nostra colazione!" rispose la ragazza rimanendo di spalle e offrendo così a Joe un panorama per niente disdicevole...
"Oh, lo vedo eccome, Arnaul…"
Joe inclinò leggermente il capo, stirando le labbra una contro l’altra in un mezzo sorrisetto malizioso... ma quando intercettò l’occhiata ironica della bambina fu costretto a distogliere rapidamente lo sguardo, arrossendo e cominciando a tossire per nascondere l’imbarazzo… si infilò un paio di biscotti in bocca in tutta fretta, ma il solo risultato che ottenne fu di rischiare di soffocare davvero e procurarsi un ulteriore attacco di tosse...
"Aehm... coff… eh… bene... coff… d’accordo, sì… io… io ehm vado..." balbettò dopo aver ripreso fiato.
Françoise in quel momento si girò, la brocca di succo in una mano, un bicchiere di plastica nell’altra e lo stesso sorriso allegro di poco prima… incrociò lo sguardo di Joe, notando poi inevitabilmente sia quel bavero di camicia che sporgeva dalla giacca, sia quella porzione di collo nudo seminascosta dalla cravatta, sia quei pantaloni stirati a lucido e sia quel suo mezzo sorriso ironico che riservava sempre e soltanto a lei… assolutamente impeccabile, certo… assolutamente appetib…
Françoise abbassò subito gli occhi sul suo bicchiere, arrossendo violentemente e mordendosi le labbra...
Possibile che Joe Shimamura le suscitasse sempre pensieri del genere? Maledetto, lo faceva apposta, lo faceva...
Lo faceva apposta ad apparire sempre così tanto, totalmente, irresistib…
"Vuoi… vuoi un po’ di aranciata?"
"Puoi anche continuare a guardare Arnaul, non mi dispiace... certo che in questo caso il nostro patto…"
Françoise gonfiò le guance, stringendo le nocche sul manico della brocca per trattenere la rabbia...
"Shimamura, non cominciare di prima mattina a dire scemenze, chi ti vuole guardare!"
"Tsk... comunque... stasera andrò a prendere il dottor Gilmoure in stazione..." prese un lungo sospiro "...mi aspetto di trovarvi qui… con un aspetto almeno un po’ più decente del solito, se non è chiedere troppo..."
"D’accordo… saremo pronte..." ribatté Françoise freddamente...
"Bene..." Joe lanciò un breve cenno di saluto ad entrambe e uscì subito dopo dalla cucina...
"Bene!" gli urlò dietro la ragazza senza riuscire a trattenersi, seguendolo poi con lo sguardo, a labbra tirate...
"Ah! Mami!" Françoise sobbalzò, riscuotendosi… solo allora si rese conto che durante tutto il tempo passato a fissare Joe aveva continuato a versare il succo nel bicchiere, con il risultato che adesso una bella macchia arancione si allargava sul pavimento e sopra le sue pantofole... Amy si ficcò in bocca un altro morso di pane e marmellata per soffocare le risate, mentre Françoise avrebbe dato qualsiasi cosa pur di potersi disciogliere all’istante nel bricco che teneva in mano e smetterla una buona volta di arrossire...
"Ma sei proprio sicura di non volerlo sposare davvero, mami?"
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"Yawn..., pronto?" borbottò Miki dentro alla cornetta strofinandosi una mano sugli occhi ancora assonnati...
"Mikiiiii! Oh, come sono contenta di sentirti!" la voce squillante di Françoise la costrinse ad allontanare la cornetta dall’orecchio per non rischiare di rimanere sorda già di prima mattina...
"Ehi Fran... non ti hanno insegnato che non si disturba la gente che sta ancora dormendo e che soprattutto vorrebbe continuare a farlo?"
"Ah-Ah! Hai fatto le ore piccole ieri, eh Miki? Lo sapevo! Lo sapevo! Su, racconta, racconta!"
"Come? Ieri?"
"Miki, ma stai dormendo veramente allora! Sveglia! Sto parlando del tuo appuntamento!"
"S-Sono stata bene, Françoise... Jet è un tipo a posto...”
"E?..."
"Ehi, Fran... io e Jet siamo solo amici, capito? Non farti venire strane idee..."
Ci fu un breve silenzio da parte di Françoise, rotto subito dopo da una fragorosa risata...
Miki s’imbronciò, gonfiando le guance, e fu seriamente tentata di riattaccarle il telefono in faccia...
"Cosa vorresti insinuare con questo, Fran? Che non posso avere un amico maschio?"
"Oh, andiamo Miki! Non dirai sul serio! Tu non sei mai riuscita ad avere amici maschi che restassero tali!"
"Falso! Assolutamente falso! "ribatté la ragazza punta sul vivo "James non lo consideri? Lui è mio amico..."
"Miki… James convive felicemente con il suo ragazzo da tre anni..."
"Beh, c-che c’entra questo adesso con… oh! Aspetta! Questa dev’essere Catherine ! Ora devo andare, Fran! Ho ideato un piano assolutamente geniale per aiutarla a conquistare il nostro Philippe!"
Miki cominciò a saltare sul posto, elettrizzata...
"Vedrai, vedrai che andrà tutto a meraviglia! No, non preoccuparti, lascia fare a me! Catherine sarà entusiasta, ne sono sicura!"
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"N-non se ne parla n-nemmeno!”
"Ma se è un’idea geniale!"
"Oh, ma io… io non ci riesco Miki, davvero… non posso, mi vergogno troppo, e se poi lui mi dicesse di no?"
Miki sospirò, cacciando una scodella in mano all’amica e sospingendola di peso verso la porta...
"Va’ da lui e dì che abbiamo finito lo zucchero! Semplice, no? E poi da qualche parte dovrete pur cominciare! Sei cotta di Philippe, va bene, ma non puoi andare avanti per sempre a far finta di niente o nasconderti dietro le piante dell’ingresso pur di non doverlo incontrare quando vieni qui! Su Catherine, andrà tutto bene! Coraggio!"
"Miki aspetta, n-non me la sento… poi scusa, ma presentarmi da lui così? Oddio, è troppo imbarazzante!"
Contro ogni sua protesta però, Catherine si ritrovò da sola sul pianerottolo, in pantofole, con quella ridicola scodella in mano e Miki che da dentro casa tirava su i pollici in segno d’incoraggiamento... sospirò, raggiungendo a passetti microscopici la porta di sinistra...
Con un dito tremante riuscì addirittura a suonare il campanello, ma in realtà l’unico vero motivo per cui ancora non era scappata via era che non si sentiva proprio più le gambe... Philippe le venne ad aprire… o meglio, colui che sarebbe dovuto essere Philippe, ma che adesso a ben guardare le pareva piuttosto uno zombie in pigiama, le venne ad aprire.
Due occhiaie da far paura, i capelli scompigliati e il naso rosso...
"Cadherine? Sei du?"
"Phi-Philippe! Ma… ma c-cosa ti è successo?"
"Crebo di aver predo la febbre, Cadherine..."
 "S-Sei anche raffreddato!"
"Un pochino… ma du volebi qualcoda?"
"Io… io volevo… oh, ma che importa! Devo chiamare il dottore!"
Lui rise, divertito, ma un violento attacco di tosse lo costrinse a smettere e piegarsi in due, tenendosi la pancia.
Catherine lo osservava angosciata, tremando dal nervosismo, talmente imbarazzata da non sapere cosa fare, né cosa dire... ma per fortuna, la preoccupazione ebbe la meglio sulla timidezza, e la ragazza finì per appoggiare una mano sulla fronte accaldata di lui, che la guardò con un mezzo sorriso stupito...
"Sodo così grabe? Subererò la nodde, Cadherine?" domandò lui...
"Devi riposare adesso, rientra in casa… ti cucinerò qualcosa di caldo, c-che ne dici?" propose lei timidamente...
"Uhm..." disse lui spiandola dubbioso da dietro la porta...
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"Insomma, siamo qui da un’ora! Un’ora! Dov’è andato a cacciarsi quel vecchiaccio?" borbottò Joe assottigliando gli occhi, le braccia incrociate al petto mentre scrutava la folla con sguardo minaccioso… proprio in quel momento, un allegro signore di mezza età in giacca e cravatta trotterellò verso di loro trascinandosi dietro una voluminosa valigia...
"Sorridi, su sorridi…" sussurrò Jet dandogli una gomitata nel fianco… Joe contrasse i pugni lungo i fianchi, sospirando a fondo… il volto gli si distese un po’ e andò incontro al dottor Gilmoure tendendogli una mano...
"C-che piacere poterla finalmente incontrare…"
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"Signorina per favore, non può continuare ad andare su e giù in questo modo! Sta rovinando tutto quanto l’orlo! Si segga un momento, la prego!... signorina aspetti, torni qui, mi ha sentito? Signorina! L’orlo!"
Françoise sospirò, portandosi stancamente una mano sulle tempie pulsanti mentre la voce stridula della sarta la raggiungeva fin dal salone… si accomodò senza troppi complimenti sullo sgabello della cucina, sollevando un lembo della gonna per riuscire a sedersi, ma continuando però a mordicchiarsi nervosamente le unghie... spostò lo sguardo sulla sua bambina, seduta a gambe incrociate sul tavolo con il visetto seminascosto da una tazza di cioccolata calda… ma così diversa dal solito nel suo piccolo kimono elegante ed i capelli chiari raccolti dietro la testa… Françoise abbassò lo sguardo, lisciandosi l’abito con un palmo tremante per sistemare una piega inesistente… questo mondo non faceva per loro, no… semplicemente, non erano loro… e se poi non fosse stata minimamente all’altezza? E se si fosse tradita? E se il dottor Gilmoure avesse scoperto tutto? E se…?
"Se la smettessi per un attimo di pensarci mia cara, sono sicura che ti calmeresti subito..." sussurrò con fare materno la governante di casa Shimamura, una signora grassottella e simpatica dal sempre immancabile grembiule di pizzo "...prendi un bel respiro, coraggio… vedrai che andrà tutto benissimo… oh, oh se solo tu potessi essere davvero la moglie del signorino Joe! Oh, beh, anche così, finirò sicuramente per commuovermi lo stesso…"
"Una cara signora come lei però dovrebbe cercarsi un principale un po’ meno scorbutico, Mrs. Tilly..." commentò Françoise riconoscente, sorridendo di rimando...
"Oh, ma io sono al servizio della famiglia Shimamura da tre generazioni! Conosco il signorino Joe da quando era un soldo di cacio! Oh, oh... è un caro ragazzo, signorina Françoise e ne ha passate tante, mi creda… ammetto che la prima impressione su di lui non è sempre la migliore, ma con il tempo…"
"Ehm… sicura che stiamo parlando della stessa persona, Mrs. Tilly?"
"Mia cara, non deve mica piacerti per forza…"
"N-non è questo .." la corresse Françoise arrossendo leggermente "...solo che non riesco a capirlo, tutto qui… non so come, ma rovina sempre tutto… anche i pochi bei momenti che… oh, ma che sto dicendo adesso?"
"Beh… potresti provare a dargli almeno una possibilità, mia cara…"
Amy posò la tazza, rivelando un sorrisone e due grossi baffi di cioccolato ai lati della bocca... Françoise sorrise e alzò gli occhi al cielo, sospirando divertita....
"Anche se decidessi di farlo… oh, su Mrs. Tilly, ci dia un’occhiata… siamo un po’ troppo fuori dall’ordinario per uno come Joe, non crede anche lei?" esclamò ridendo e inciampando subito dopo nell’abito lungo mentre tentava di rimettersi in piedi… prese Amy in braccio, passandole un tovagliolo sulla bocca sporca, ma quando poi si accorse di aver così soltanto peggiorato la situazione scoppiò a ridere, scrollando la testa… Mrs. Tilly sorrise leggermente a sua volta, finendo di sorseggiare il suo the...
"Non è detto, mia cara, non è detto… potreste essere invece proprio quello di cui ha più bisogno…"
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"Dottor Gilmoure, prego, m-mia moglie ci starà sicuramente aspettando…sa com’è, è tanto ansiosa di conoscervi… ehm… già..." balbettò Joe nervosamente, precedendo il dottor Gilmoure sul vialetto di casa sgombro di neve… prima che suonasse però, la porta lo precedette aprendosi dall’interno… Joe spalancò gli occhi, fermandosi con un dito a mezz’aria sulla traiettoria del campanello… cosa…
Françoise stava in piedi sulla soglia della porta, sorridendo radiosa nel suo abito elegante, i capelli biondi, ancora più lucenti del solito, raccolti dietro la nuca in un’acconciatura complicata...
"Oh… signora Shimamura, mi perdoni, ma non ero preparato a tanto splendore…" disse il dottor Gilmoure baciandole galantemente il dorso della mano… Françoise sorrise di rimando, inclinando graziosamente la testa di lato e facendo oscillare gli orecchini… Joe rimase un istante inebetito a fissarla...
«No, neanch' io…»
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Françoise attese che il dottor Gilmoure fosse entrato per abbassare lo sguardo su di lui, continuando a sorridere...
"Cosa succede? Ti hanno morso la lingua? Non hai detto una parola…" domandò ridendo, per poi tornare subito seria "…no-non vado bene, forse? Ho sbagliato qualcosa, vero? Sono… sono stata pessima, mi disp..."
"Sei perfetta davvero, non… non farti questi problemi..." la interruppe lui in fretta, facendo un enorme sforzo per ingoiare l’imbarazzo nell'assumere un atteggiamento normalmente distaccato "...co-continua così..."
La superò senza guardarla in volto... Françoise rimase da sola, sbattendo un paio di volte le palpebre e seguendolo con lo sguardo mentre si dileguava al piano di sopra... si era forse imbarazzato?
Sorrise, tra sé e sé, richiudendosi la porta alle spalle...
Perfetta...

 

Parte 8

Françoise raggiunse in fretta il dottor Gilmoure nel soggiorno, con Amy che la seguiva un po’ intimorita, una mano aggrappata saldamente al suo abito mentre si sporgeva per sbirciare il nuovo arrivato... lo trovò intento a guardarsi intorno con aria compiaciuta, le mani in tasca e il grosso naso all’insù... sembrava un vecchietto simpatico a prima vista, si disse lei squadrandolo per un attimo senza farsi notare... portava senza particolare cura vestiti eleganti e raffinati, come se la cosa non lo toccasse affatto... non c’era traccia, nel suo sguardo limpido, di quell’arroganza boriosa che aveva imparato a riconoscere invece in Joe e - anche se in maniera meno evidente - in Jet... era una prerogativa loro, di chi poteva permetterselo, far pesare costantemente sugli altri la propria superiorità... il dottor Gilmoure non sembrava quel tipo di persona però… non aveva tanto l’aria di un uomo d’affari ricco e spregiudicato, soprattutto... pareva più uno di quei nonni sempre chiacchieroni e sorridenti che facevano ridere i loro nipoti tenendoli a cavalluccio sulle gambe e facendo le smorfie... o forse uno di quei gentiluomini dei tempi andati, come ormai non se ne trovavano più... beh... se era davvero così, allora lui e Joe non avrebbero trovato molti punti in comune... proprio per niente... Françoise soffocò una risatina e si fece avanti trascinandosi dietro la bambina per una mano...
"Tesoro, su non essere timida, saluta il nostro ospite come si deve…"
Amy sorrise timidamente, inchinandosi ma senza lasciarle la mano...
"Oh, ma chi è questa signorina così carina?" esclamò il dottor Gilmoure ridendo divertito…
"Deve perdonarmi, signora Shimamura ma… avevo capito che avevate un maschio!"
Françoise sbatté le palpebre un paio di volte, stupita... come? Questo non se l"aspettava davvero...
"Un… un maschio?"
Dannato… dannatissimo Shimamura... lo faceva proprio apposta allora a complicarle la vita!
Si lasciò andare ad una risatina palesemente nervosa, non sapendo assolutamente cosa inventarsi per giustificare l’equivoco... fu una fortuna che Amy, sentendosi chiamata in causa, corrugò la fronte assumendo un’espressione imbronciata, e borbottò offesa che lei non era affatto un maschio...
"Oh, ma certo che non lo sei! Una signorina come te! Devo essermi sbagliato, certo..." le rispose il dottor Gilmoure ridendo… Françoise sorrise a sua volta, tirando intimamente un profondo, profondissimo sospiro di sollievo...
Ah, ma Joe l’avrebbe pagata cara anche questa!
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"Spiegami di nuovo cosa diavolo stiamo facendo Miki, perché continua a non essermi chiaro…" borbottò Jet sbuffando pesantemente... come aveva fatto a lasciarsi convincere, a proposito?
"Stiamo spiando Françoise e il tuo amico riccone..." sussurrò lei, portandosi il binocolo davanti agli occhi con un sorrisetto compiaciuto… si erano appostati nel giardino di casa Shimamura ore prima ed erano rimasti nascosti dietro un grosso cespuglio, proprio davanti alla finestra del soggiorno... un appostamento semplicemente perfetto, a sentire lei...
Ecco, era questo il problema... che lui la stava addirittura a sentire, quando gli proponeva certe cose!
"Certo, ma il motivo mi sfugge ancora…" rispose lui sarcastico "...e sto cominciando a sentirmi un idiota..."
"Oh, non devi preoccuparti, quella per te dev’essere una reazione spontanea..."
"Ah ah, molto spiritosa... vorrei solo che tu notassi che potremmo essere lì dentro a riempirci lo stomaco... invece siamo qui a congelare e con la pancia vuota... "
"Non è esatto... ho portato dei generi di conforto, cosa credi?" esclamò lei sventolandogli sotto il naso un pacchetto di mentine ipocaloriche... Jet si trattenne a stento dall’alzare gli occhi al cielo...
"Comunque... così è più divertente, no?" rispose lei ridendo nel passargli il binocolo...
"Miki, lasciatelo dire, tu sei completamente…"
"Sssh, aspetta..." sussurrò lei senza guardarlo e distrattamente gli posò un dito infreddolito sulle labbra appena schiuse, per farlo tacere.
Jet si scostò in fretta, arrossendo leggermente e spostando lo sguardo altrove...
"Mh... hai freddo, Miki?"
"Solo un pochino..."
Era sdraiato dietro a un cespuglio e stava prendendo parte all’appostamento più penoso della storia, ma si sentiva bene… stranamente bene, come non gli succedeva più da tanto tempo... forse era anche merito della vicinanza di Miki, perché no, anche se ora ne aveva la conferma, quella ragazza diventava più matta ogni giorno che passava... Jet avrebbe quasi giurato di averla sentita fare le fusa mentre si stringeva nel giubbotto caldo che le aveva appena ceduto, sorridendo soddisfatta... no.... doveva trattarsi piuttosto di un effetto collaterale delle mentine ipocaloriche…
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Françoise si sedette sul bordo del lettino, senza preoccuparsi di poter stropicciare il vestito costoso...
"Buonanotte tesoro, ti voglio bene..."
Depose un piccolo bacio sulla fronte della bambina, mente Amy le restituiva un sorriso assonnato, tirandosi le coperte fin sotto il mento...
"…'notte mami..." rispose lei con uno sbadiglio... Françoise rimase ancora un paio di minuti, tenendole stretta una manina nella sua e aspettando pazientemente che si fosse addormentata prima di uscire in punta di piedi...
"Signora Shimamura, mi scusi…" chiamò il dottor Gilmoure dietro di lei, facendola sobbalzare di sorpresa appena fuori dalla camera "…se non le dispiace, potrebbe mostrarmi la mia stanza?"
Il sorriso di Françoise le si congelò in volto... oh dannazione, pure questa adesso! Certo, non sarebbe stato un problema così insormontabile da gestire, se soltanto lei avesse avuto la più pallida idea di dove si trovasse la stanza in questione! Dov'era finito Joe? Perché non c’era mai quando aveva bisogno di lui? Aveva sempre la pessima abitudine di comparire e scomparire nei momenti meno opportuni!
"B-bene! Le faccio strada con molto p-piacere allora…"
Si guardò intorno nervosamente, nella speranza di veder comparire da un momento all’altro una certa chioma bionda che avrebbe potuto prevenire l’ennesimo disastro... tutto inutile… avrebbe dovuto arrangiarsi da sola in qualche modo... non doveva essere poi così complicato trovare la stanza giusta, no? In fondo, c’erano almeno una decina di camere sparse per tutta la casa, una o l’altra non avrebbe fatto poi tutta questa differenza... perciò spalancò subito una porta a caso, sfoggiando un sorriso incoraggiante...
"Ehm… questa sarebbe la mia camera, signora Shimamura?” domandò il dottor Gilmoure, confuso...
"Sì… qualcosa non va?" domandò voltando distrattamente la testa per sbirciare con la coda dell’occhio all’interno… e un istante dopo desiderò sprofondare sotto terra per la vergogna… la lavanderia.
Aveva appena proposto al dottor Gilmoure di dormire in lavanderia! Ottimo Françoise, davvero un ottimo inizio!
Una mano però si posò improvvisamente sul suo fianco, salvandola in extremis, e un braccio le cinse la vita da dietro, con gentile fermezza, costringendola a voltarsi di nuovo...
Un velo ironico nei suoi occhi scuri…
"La scusi, mia moglie ha sempre voglia di scherzare, vero tesoro?” sussurrò Joe rivolgendole un sorriso sghembo… Françoise si sentì improvvisamente avvampare...
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Si liberò dalla sua presa dandogli una spinta sul petto per allontanarlo da sé, tremante di rabbia... Joe la fissò stupito per un attimo, ma poi assottigliò gli occhi, irritato...
"Non farmi mai più fare una figura del genere! Non hai alcun diritto di farmi passare per una scema!"
"Se è per questo Arnaul, ti comunico che ci riesci benissimo anche da sola…" ribatté lui acidamente...
Françoise aprì appena la bocca per replicare, ma la richiuse subito, sentendo persino gli occhi gonfiarsi di lacrime… dovette fare uno sforzo enorme per ricacciarle indietro... che cosa patetica…
"Stavi per rovinare tutto quanto Arnaul, renditene almeno conto..."
"È colpa mia, quindi?"
"Non sto dicendo questo, Françoise! Cerca di capirmi! Dannazione, voi due siete talmente assurde che a volte mi domando come facciate a non accorgervene! Davvero! Non vi sopporto più!"
Joe abbassò lo sguardo giusto in tempo per vedere Amy nel suo pigiamino azzurro che sgranava gli occhioni chiari, le labbra tremanti e due grossi lacrimoni intrappolati tra le ciglia... la bimba fece dietrofront in tutta fretta, correndo a piedi nudi e sbattendosi la porta della sua cameretta alle spalle... Françoise serrò le labbra, spostando lo sguardo su di lui...
"Complimenti… bella performance, Joe!"
Girò sui tacchi, senza aggiungere altro, lasciandolo da solo.
Merda...
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Così non andava.
Non andava proprio per niente.
Joe si mise a sedere sul letto, passandosi una mano sul viso stanco e chiedendosi per un attimo se non fosse stato meglio prendersi un sonnifero e farla finita... sensi di colpa... gran brutta cosa, quando uno non desiderava altro che buttarsi sul materasso e dormire come un ghiro fino alla mattina dopo… si alzò, cercando a tentoni l’interruttore, e dopo esser riuscito ad aprire la porta senza tirarsela sul naso si diresse al piano di sotto, in cucina… e si stupì non poco quando notò la luce già accesa… la bambina spostò lo sguardo su di lui, assumendo immediatamente un’espressione imbronciata… seduta sullo sgabello alto, teneva una tazza di latte in bilico sulle gambe, mentre il pupazzo di un orsacchiotto spelacchiato stava comodamente appoggiato accanto a lei sul tavolo...
"Amy! Cosa ci fai ancora sveglia a quest’ora, piccoletta?"
"Io e mamma facevamo sempre insieme la colazione di mezzanotte, ogni domenica..." mugugnò lei...
"Ah beh, conoscendo Françoise non c’è da stupirsi… ehm… e… cosa stai mangiando di buono?"
"Fiocchi al cioccolato…" rispose la bimba con un mezzo sorriso "…a te piacciono?"
"Ehm, non saprei..."
"Dovresti provarli, davvero! Sono buonissimi!"
Joe annuì con un sorrisetto intenerito… se farsi perdonare da quella pulce significava mangiarsi un po’ di cioccolato fuori programma, non si sarebbe certo rifiutato per così poco... aprì lo sportello del frigorifero e si versò un po’ di latte in una scodella, poi sedette accanto ad Amy e si versò una manciata abbondante di fiocchi…
"D’accordo... proviamo un po’ allora..." sussurrò portandosi una cucchiaiata alla bocca...
"Piacciono a tutti… anche a lui, lo sai?" disse la bimba indicando l'orsetto spelacchiato con un dito...
"Ah… e come si chiama il tuo amico?"
"Si chiama Joe!" rispose prontamente Amy, con una naturalezza incredibile, stringendosi l'orso al petto e dondolando le pantofole...
Joe - quello vero - la guardò, la bocca semiaperta e la fronte aggrottata, come se pensasse di aver capito male...
"Come… me?"
"Sì… perché voi due siete parenti... non vedi come vi somigliate?"
La bambina gli mise il pupazzo davanti al naso, così che anche lui potesse ammirare questa grande somiglianza...
"Lui però è pure morbido..."
"Ah… capisco..." balbettò Joe annuendo lentamente e infilandosi un’altra cucchiaiata di fiocchi in bocca.
La bimba nel vederlo fece un sorrisone enorme...
"Ma allora ti piace davvero!"
"Già, non sono poi così male..." borbottò lui di rimando, arrossendo leggermente "...senti un po’ pulce, non è ora di tornare a letto per te, mh?"
Amy saltò di slancio giù dallo sgabello e lo abbracciò, stringendo le manine attorno a lui e affondando il viso nel pigiama… Joe abbassò lo sguardo su di lei, stupito… questo non se lo sarebbe mai aspettato davvero...
"Anche tu sei morbido, sai?"
Tsk… soltanto un’adorabile pulce...
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"Senti e tua mamma? Come mai oggi è mancata alla vostra colazione?"
"Scherzi? Mamma non potrebbe mai mancare!" esclamò la bimba spalancando gli occhioni, come se fosse la cosa più ovvia del mondo…
"È rimasta ad ascoltarci sulla porta per tutto il tempo, non lo sapevi?"
Joe a questo punto, non poté fare a meno d’irrigidirsi… e non ebbe nemmeno bisogno di girarsi per sapere che il risolino che scappò a qualcuno dietro di lui non era affatto di Amy... argh… l’avevano fregato.
La bambina saltò un’ultima volta al collo della madre, augurandole la buonanotte, e corse su per le scale...
"Te la ridi, eh Arnaul?" borbottò lui, mentre Françoise, con i lunghi capelli biondi sciolti sulle spalle ed i pantaloncini corti del pigiama, prendeva posto dove era seduta Amy poco prima...
"Io? C-che dici? P-Per niente..." rispose lei sforzandosi in tutti i modi di controllarsi, nonostante l’angolo della bocca proprio non ne volesse sapere di star giù...
"Beh, sai com’è… ho appena acquisito un nuovo parente… e ho scoperto quanto sono buoni i fiocchi al cioccolato... è stata una nottata altamente produttiva…" replicò Joe sorridendo leggermente mentre posava le scodelle nel lavandino...
"Non ti facevo tanto teneroso, Joe…"
"Io non sono teneroso, Arnaul..." borbottò lui di rimando...
"Amy è una bambina molto dolce..." sussurrò Françoise, seguendolo… si appoggiò con i gomiti al lavello per poterlo fissare da sotto in su, col suo sorriso luminoso “…direi che per il momento sei stato perdonato… da entrambe, sì... grazie per averle parlato, davvero ..."
"Di niente… Françoise…"
"Buonanotte allora, Joe…"
"Mh..." rispose lui come suo solito, ma poi alzò lo sguardo e notò l’occhiataccia semplicemente inequivocabile della ragazza...
"Ehm... no cioè, volevo dire… buonanotte anche a te...”
"Senti Joe, ti spiace se faccio anch’io una prova?"
"A proposito di che… vuoi anche tu i fiocchi?" domandò lui stranito, aggrottando la fronte sospettoso.
Françoise scosse appena la testa, sorridendo, e gli circondò la vita con le braccia esili, stringendosi a lui in un abbraccio inaspettatamente caldo e affettuoso... socchiusero entrambi gli occhi, come obbedendo ad un riflesso condizionato… il ghigno sarcastico sparì dalle labbra di Joe, che si curvarono invece verso l’alto... d’accordo, quasi impercettibilmente sì, ma si curvarono...
"Amy ha ragione... sei morbido..."
E scomparve dietro la porta, prima che lui potesse replicare qualsiasi cosa… certo, non che lui fosse così intenzionato a farlo, però non gliene dette comunque il tempo...
Scomparve, camminando svelta, rossa in viso e con lo sguardo basso… Joe svuotò il bicchiere nel lavandino… del sonnifero ormai non aveva più bisogno… anzi, qualcosa gli diceva che avrebbe sognato di nuovo due stupendi occhi azzurri, quella notte.
Era pur sempre un piccolo passo in avanti...
Chissà dove avrebbe portato...

 

Parte 9

"Ah, no! Io non ci salgo su questo coso! Non se ne parla nemmeno!"
Françoise si aggiustò nervosamente la tracolla su una spalla, incrociando poi le braccia al seno, incredula, e scuotendo più volte la testa in segno di disapprovazione... aveva raccolto i capelli lunghi in una coda alta, fissata alla nuca con due fermagli decorati, e le sopracciglia sottili inarcate dallo scetticismo...
"Senti, non cominciare a fare la bambina…" borbottò Joe aprendo con uno scatto innervosito la portiera della sua Porsche metallizzata "...andiamo, sali in macchina… sono già in ritardo..."
"Grazie tante per l’interessamento, ma non ti dovevi neanche scomodare…"replicò la ragazza sbuffando "...noi prendiamo molto volentieri l’autobus…" aggiunse poi, facendogli la linguaccia… gli dette le spalle e s’incamminò lungo il marciapiede ricoperto di neve, trascinandosi dietro come al solito la piccola Amy, che dormiva in piedi o poco ci mancava...
"Un atteggiamento molto maturo, Françoise…” commentò Joe appoggiandosi con un gomito alla portiera spalancata, un mezzo sorriso canzonatorio ad addolcire di poco la sua espressione impaziente... Françoise si costrinse a ignorarlo, continuando a camminare spedita e reprimendo a fatica l’impulso malsano di tornare sui suoi passi e rigargli la carrozzeria con le chiavi di casa… sentì appena le fusa del motore, dietro di lei, e neanche un attimo dopo la Porsche l’aveva già affiancata… la ragazza si fermò, continuando a guardare fisso davanti a sé… serrò le labbra, sospirando frustrata...
"Oh, e va bene! Hai vinto!" borbottò poi tra i denti, aprendo lo sportello posteriore per far salire Amy... Françoise incrociò di nuovo le braccia al seno, irritata, sprofondando il più possibile nel sedile e cercando di non badare al ghigno trionfante di lui che si rifletteva nello specchietto.
Joe si concesse qualche altro secondo di personale autocompiacimento, poi spinse con sicurezza l’acceleratore per immettersi nuovamente sulla strada… Fu costretto però a sgommare subito di lato, imprecando sottovoce… giusto in tempo per evitare lo scontro con un’auto che passava strombazzando a tutta birra dietro di loro… imprecò di nuovo...
Ecco, era fregato… ogni occasione per lei sarebbe stata buona per mettersi a criticar…
Françoise però si allungò di scatto dal lato del guidatore, spiazzandolo completamente, e dette una forte gomitata sul clacson... si sporse in fretta fuori dal finestrino, gridando dietro alla macchina...
"Ehi, brutto idiota, guarda un po’ dove stai andando! Ma chi ti credi di essere?"
Joe alzò gli occhi al cielo con un sospiro che sapeva di rassegnazione, tirandola indietro per un braccio.
Sarebbe mai potuta esistere una ragazza più stramba e contraddittoria? Ah, lui ne dubitava fortemente...
"Vuoi darti una calmata, Arnaul? Non devi per forza terrorizzare tutti quelli che incrociamo, sai?"
Françoise si adagiò di nuovo sul sedile di pelle e volse la testa verso di lui, gli occhi azzurri che mandavano lampi.
Eppure non rispose, limitandosi a incenerirlo con lo sguardo durante tutto il tragitto… si fermarono poco dopo, su imposizione irremovibile di Françoise, al primo McDonald’s aperto che riuscirono a trovare… la ragazza scomparì dietro la porta girevole del locale ed in pochi attimi fu di ritorno con la loro immancabile colazione iperproteica… aveva entrambe le mani occupate, perciò Joe fu costretto a scomodarsi di nuovo per allungarsi sul sedile a lato e aprirle dall’interno... Françoise consegnò un frappè ad Amy con un sorriso radioso e srotolò con cura la carta che avvolgeva il suo hamburger, addentandolo poi sotto lo sguardo a dir poco nauseato di Joe...
"Non fare quella faccia, se ne volevi uno anche tu bastava chiedere..." esclamò Françoise ridendo.
Il ragazzo le rivolse un’occhiata di traverso, ma suo malgrado divertito...
"Sai Joe, stavo pensando che se escludiamo l’orrendo caratteraccio, l’innata scortesia, l’ego smisurato e la faccia da schiaffi..." ridacchiò Françoise contando ogni difetto sulla punta delle dita "...secondo me non saresti poi così male come persona in fin dei conti..."
Amy, distesa comodamente a metà del sedile posteriore con il sorrisetto di chi la sapeva lunga, assisteva al loro spassoso battibecco, risucchiando di tanto in tanto dalla cannuccia colorata del suo frappè… dal suo zaino di scuola spuntava un po’ storta una zampa del povero Mr. Bear, ribattezzato Joe per l’occasione...
"Ah, davvero? Che strano, eppure ieri sera ben due signorine mi hanno definito…. mh... com’era? Morbido?"
Françoise arrossì furiosamente, voltandosi verso il finestrino per non dover incrociare quelle due pozze scure che erano i suoi occhi, magnetici e pieni di pungente sarcasmo...
Che subdola, infondata, sleale insinuazione nei suoi confronti!
"Non mi avrai presa sul serio! Ieri sera ero mezza addormentata, Shimamura... straparlavo!"
"Ah, beh… se la metti così Arnaul, allora non dovrei mai prenderti sul serio..." ribatté lui ridendo.
Françoise si fece promemoria mentalmente di bucargli le gomme alla prima buona occasione.
Pochi isolati dopo, Joe inchiodò bruscamente sul marciapiede, risvegliandola di colpo dai suoi progetti vendicativi… avevano raggiunto la scuola di Amy in pochi minuti, recuperando addirittura sul loro ritardo... Françoise si costrinse a non pensare che se non fosse stato per Joe e la sua dannatissima Porsche, lei e sua figlia sarebbero state ancora ad aspettare alla fermata dell’autobus sotto forma di due cubetti di ghiaccio… detestava sentirsi in debito con lui...
"Io vado! Ciao mamma! Ciao pa… J-Joe!" si corresse subito Amy, mentre sul suo viso comparivano due adorabili fossette e un sorrisone spontaneo... Françoise la guardò ad occhi spalancati, sentendosi improvvisamente avvampare… la bimba si sporse a baciarle una guancia, salutò entrambi con una mano e poi schizzò giù dall’auto veloce, richiudendosi la portiera dietro di sé.
I due, rimasti soli, si scambiarono un’occhiata.
Un silenzio imbarazzato e nervoso calò tra loro, mentre distoglievano contemporaneamente lo sguardo, evitando di guardarsi di nuovo in volto...
"Credo sia meglio… andare..."
"Sì... andiamo..."
"Certo..."
"Splendido..."
"Davvero..."
"Bene..."
"Perfetto!"
Joe si schiarì più volte la voce, cercando con scarsi risultati di attenuare l’imbarazzo, e prese a trafficare con le chiavi dell’auto senza sapere bene neanche lui cosa stesse facendo… Françoise si era irrigidita sullo schienale, le dita laccate di azzurro tamburellavano nervose sul finestrino mentre tentava di far finta di niente... ripensandoci, la prossima volta avrebbe fatto meglio a prendere l’autobus… sì, molto meglio...
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Philippe si rigirò nella coperta, rabbrividendo e cambiando posizione, il respiro pesante e accaldato.
Seduta in ginocchio sul tappeto a lato del letto, Catherine si mordicchiava un labbro, ansiosa, mentre con mani ancora un po’ tremanti sostituiva il panno bagnato sulla fronte del ragazzo con uno più fresco…
“Finirò per addaccardi il raffreddore, Cadherine... dorna a casa…”
“D-devi solo pensare a guarire adesso, n-non stare a preoccuparti per me…” mormorò lei, imbarazzata.
Philippe mugugnò qualcosa in risposta, aggrottando la fronte contrariato, ma Catherine non riuscì a capire…
“D-dovresti provare a dormire, sai?” aggiunse poi la ragazza, scostandogli dolcemente un ciuffo di capelli dai grandi occhi scuri... arrossì quando si rese conto di avere lo sguardo incuriosito di Philippe fisso su di sé, e ritrasse in fretta la mano, come scottata… certe cose non erano da lei! Oh, si sentiva così stupida!...
“Don ho sonno…” replicò lui sorridendo “… berchè non mi barli un bo’ di de, Cadherine?”
Sgranò gli occhi, non potendo fare a meno di alzare lo sguardo candido e stupito su di lui, che non accennava a smettere di sorridere… Catherine rise e scosse brevemente la testa, temporeggiando mentre gli tamponava la fronte madida di sudore… semplice e schietta, quella richiesta l’aveva del tutto spiazzata…
“N-non credo di essere così interessante, Philippe... ti annoierei soltanto…”
“Ba brovaci lo sdesso… sei fidanzada per esembio?”
“No, non sono fidanzata, Philippe…” replicò lei con un piccolo sospiro…
Rimase in silenzio per qualche attimo, pensierosa, non accorgendosi dello sguardo attento del ragazzo…
“Scuda… forse sono stado trobbo indiscreto…”
“Ma no, figurati, non è per questo… comunque no… non lo sono davvero…” esclamò Catherine ridendo, mentre strizzava il panno nella bacinella lì vicino e glielo sistemava di nuovo con cura…
“Mh... soldando innamorada, magari?” ritentò lui con un altro mezzo sorriso sincero…
“Questo p-può anche darsi…” balbettò lei in risposta, avvampando istantaneamente, lo sguardo basso “…ma mio padre dice sempre che sono troppo noiosa per trovare qualcuno che voglia stare con me…”
“Allora duo pabre è un idioda, Catherine…” esclamò con enfasi Philippe, balzando a sedere sul letto… la giovane sgranò leggermente gli occhi a sentire un’affermazione del genere… si fissarono negli occhi per qualche istante, in silenzio, poi Catherine scoppiò in una sonora risata, alla quale si unì anche Philippe tra un colpo di tosse e l’altro… si sentiva stranamente più leggera adesso, doveva ammetterlo…
“D’accordo, sarà pure come dici tu, però adesso riposati, mi raccomando…”
“Sei un tesodo, Catherine… e un giorno sarai… yawn… una moglie davvero perfedda, dico davvero…”
Si sdraiò di nuovo e chiuse gli occhi con uno sbadiglio, vinto dalla stanchezza… si addormentò subito.
Con le mani tremanti ed il viso rosso, Catherine si sfilò di tasca il cellulare, che aveva preso a trillare…
“Pronto? Ah… ciao Lucy... C-cosa? No, n-non posso venire, adesso sono… occupata… ma… Lucy! Non puoi pensarci tu? Io non… oh, e va bene… arrivo subito… dì che farò il prima possibile, d’accordo? Va bene…” sospirò, interrompendo la comunicazione… si alzò sulle ginocchia, portando due dita fresche sulla fronte di Philippe... dormiva con la bocca aperta… Catherine ci avrebbe scommesso che entro breve avrebbe cominciato anche a russare… Philippe borbottò qualcosa nel sonno, abbracciando possessivamente il cuscino… con un sorriso intenerito, si sporse leggermente su di lui, arrossendo.
Certe cose non erano da lei… ma si era innamorata, cosa poteva farci?
Gli posò un bacio leggero appena sotto la tempia accaldata, ritirandosi subito dopo… si alzò in tutta fretta, rischiando nella foga di inciampare nel tappeto, ma non se ne curò… lo... aveva... baciato… doveva essere impazzita! Ma cosa le era saltato in menteIn punta di piedi lasciò la stanza da letto e una volta fuori si appoggiò con la schiena alla porta, sospirando… si sentiva così stupida… così innamorata…
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Quando finalmente Philippe si risvegliò, nel tardo pomeriggio, non si era mai sentito tanto fresco e riposato.
Si controllò la febbre un’altra volta, tanto per essere sicuro, ma ormai non ne aveva più neanche una linea.
Perciò si tolse anche il panno bagnato dalla fronte, sorridendo tra sé e sé… quando entrò nella piccola cucina luminosa, trovò una pentola col coperchio sul fornello spento, e un biglietto in bella vista sul tavolo scritto da una calligrafia curata…
«Scusami, sono dovuta scappare.
Comunque ti ho ricontrollato la febbre, e per fortuna si è abbassata.
Domani sarai di nuovo in forma, ne sono sicura.
Mi raccomando, riguardati.
P.S. Buon appetito!
Catherine»
Sollevò il coperchio della pentola, incuriosito, col naso teso per annusarne il contenuto.
Un piacevolissimo profumo lo investì in pieno, facendogli venire l’acquolina in bocca… lo riconobbe subito… minestrone…
Si sedette al tavolo sorridendo, una ciotola abbondante in mano… ah, la piccola dolce Catherine… ogni tanto gli sembrava quasi di avere a che fare con una bambolina di porcellana, educata e tenera come solo lei sapeva essere… senza sapere bene perché, si portò una mano a sfiorarsi una tempia, in un gesto istintivo… prima o poi sarebbe diventata una moglie perfetta, ne era certo… ma mentre si infilava in bocca il primo cucchiaio fumante di minestra, scoprì inaspettatamente di provare una leggera punta d’invidia per colui cui sarebbe toccata una simile fortuna.
Dopotutto, Catherine era la migliore cuoca di tutto il Giappone!

Parte 10
Il grassone sprofondò nell’imbottitura della sua sedia girevole, cominciando a contare le banconote con le sue dita a salsiccia, un ghigno soddisfatto e i due occhietti infossati animati da una luce avida... Miki sedeva di fronte alla scrivania, rigida e palesemente a disagio, con le gambe strette una contro l?altra nei suoi jeans attillati, mentre osservava con una nota di disgusto il pessimo arredamento dello studio...
"Ci sono tutti insomma, nessuno sta tentando di fregarla!" proruppe ad un certo punto, irritata "...posso andarmene adesso, o vuole minacciarci ancora di buttarci fuori da casa nostra?"
"Vedo, vedo ragazzina... certo che sono un bel po’ di soldi tutti in una volta, eh? Un notevole miglioramento, dico bene?" sul volto dell’uomo si allargò un ghigno perverso...
Miki non poté fare a meno di irrigidirsi...
“Me l’aspettavo però, se devo essere sincero... Ho sentito che tu e la Arnaul ultimamente ve la fate con dei pezzi grossi, eh? Beh, complimenti, proprio un bell’affare..."
"Io non me la faccio proprio con nessuno e tanto meno Françoise... e lei è disgustoso!" replicò Miki alzandosi di scatto e mostrandogli con rabbia il pugno chiuso... il grassone proruppe in una risata roca, dondolandosi avanti e indietro sulla sedia scricchiolante e rivolgendole poi un sorrisetto sornione...
"Non ti conviene provarci, mia cara, o ti spezzerai quelle belle unghie da puttanella... e comunque, guarda che… dopotutto, potrei offrirti anch'io un compenso… adeguato, se capisci cosa intendo…"
Miki si ritrasse nauseata...
"Ma per sua sfortuna, io sono sempre stata un tipo molto incontentabile ed i vecchi porci come lei non rientrano nei miei parametri..."
Lui rise di nuovo, ma a lei venne la pelle d’oca... si mise la borsetta in spalla con un movimento stizzito e attraversò lo studio quasi di corsa… le dita sudate scivolarono un paio di volte sulla maniglia prima che le sue mani tremanti riuscissero a fare presa su di essa... la voce dell’uomo la raggiunse di nuovo da dietro, facendole venire i brividi...
"Se casomai ci dovessi ripensare ragazzina, sai dove trovarmi..."
Disgustoso... vecchio porco disgustoso... Miki si richiuse la porta alle spalle con un colpo talmente forte che fece tremare le pareti.
Eppure, le sue mani ancora non ne volevano sapere di smettere di tremare... non aveva paura, non era questo... ma le parole di quell’uomo l’avevano ferita, in qualche modo… era come se una piccola, piccolissima parte dentro di lei fosse d’accordo… si era già ripetuta un centinaio di volte che Jet era un suo amico, maledizione... che lei non se la stava facendo proprio con nessuno, eppure… eppure, le sue mani, il battito impazzito del suo cuore… solo un suo amico, si ripeté di nuovo, scuotendo la testa con decisione. Solo un amico... solo un amico... solo… oh al diavolo, qualsiasi cosa fosse, non le interessava! Sapeva soltanto che in quel momento aveva un disperato bisogno di vederlo...
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"Vieni tesoro, credo che sia questo il piano giusto..." sussurrò Françoise uscendo dall’ascensore, tenendo Amy per mano e guardandosi intorno con aria interdetta...
Attraversarono l’ampio e luminoso corridoio, raggiungendo la scrivania di quella che doveva essere la segretaria di Joe...
"Ehm..."
Françoise dette un colpo di tosse per attirare l’attenzione della donna, occupata a scrivere qualcosa su un documento pieno di grafici incomprensibili...
"Mi scusi, il signor Shimamura è ancora occupato?"
"Sì..." rispose in fretta la segretaria, senza nemmeno guardarla, poi però alzò lo sguardo, aggiustandosi gli occhiali sul naso all’insù e squadrandola da capo a piedi... si soffermò sul pizzo sgualcito della sua camicetta, sullo smalto azzurro delle sue unghie, sui capelli biondi raccolti in due trecce disordinate ai lati della testa e la sua espressione si suddivise a metà tra la sorpresa ed un disgusto malcelato... fece lo stesso con Amy e Françoise rafforzò istintivamente la stretta sulla manina infreddolita della figlia...
"Il signor Shimamura sta ancora lavorando, sì... per caso lei ha un… appuntamento?" disse poi, come se considerasse la cosa del tutto improbabile...
"No, non ho un appuntamento..." rispose Françoise scuotendo la testa... sul viso della segretaria si aprì un sorrisetto da «come volevasi dimostrare» "...ma dica al signor Shimamura, per favore..." aggiunse Françoise "...che sua moglie e sua figlia lo stanno aspettando e gradirebbero molto che si sbrigasse a terminare tutte le sue barbose faccende da grande uomo d’affari per dedicare invece un po’ del suo tempo a… noi" concluse, con un sorriso... la segretaria la fissò come se l’avesse appena schiaffeggiata.
Fece passare lo sguardo da Françoise alla bambina, incredula...
"Sua… sua…"
"Oh e sia gentile, già che c’è, potrebbe farci portare anche… dunque, per me un caffè lungo, con molto, molto zucchero e… tu tesoro?"
Amy si alzò in punta di piedi, appoggiandosi alla scrivania con i gomiti...
"Per me un gelato alla fragola, con molta, molta fragola, e con un po’ di panna montata sopra, grazie..."
Françoise nascose un sorrisetto orgoglioso dietro il palmo della mano...
"Bene, perfetto... grazie molte signorina, il suo è stato un aiuto davvero prezioso... allora noi ci mettiamo lì ad aspettare, lei torni pure al suo lavoro... arrivederci, molto piacere di averla conosciuta... su, vieni tesoro..."
"Piacere… mio..." replicò quella a mezza voce, la bocca spalancata, osservando madre e figlia che si accomodavano sul divanetto accanto alla parete e si scambiavano un cinque ridendo…
"Oh, cielo..."
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Jet fece scorrere la chiave dentro la serratura di casa con uno sbadiglio da record… rimise il mazzo di chiavi in tasca e chiuse la porta dietro di sé dandole una spinta col piede…
“Ehi... bentornato…”
Qualcuno che non era lui accese l’interruttore… Jet riconobbe la sua voce in meno di un secondo… il suo cervello ci mise ancora meno per ricollegare la voce alla sua proprietaria…
Ad occhi chiusi, l’odore pungente del profumo costoso di lei gli stuzzicò le narici… un tempo, era sicuramente stato il suo preferito… e forse lo era ancora… per un attimo, dentro la sua testa se ne sovrappose uno più dolce, ma meno familiare.
Scacciò in fretta quel pensiero inopportuno…
“Cosa ci fai qui, Nat?”
“Sono passata a trovarti… non sei contento di rivedermi?”
“Beh non troppo, chissà perché… eh?” replicò lui con tono ironico… “Qualunque cosa tu voglia, non è il momento… sto aspettando un’amica, Nat… vorrei che tu uscissi di qui prima che arrivi lei…”
“E ti aspetti anche che io ti creda, Jet? Ehi, hai da accendere?”
“No… sto cercando di smettere… perciò, se non ti dispiace…” borbottò lui togliendole la sigaretta di bocca…
“Certo, Jet... tu che smetti di fumare, ma per favore…”
Gli fece scivolare una mano dietro la nuca e per un attimo Jet si sentì avvolgere dal sapore agrodolce del suo respiro, mischiato al fumo… si ritrasse, aggrottando la fronte con uno scatto infastidito…
“Ho capito… sei ancora arrabbiato…” sospirò lei alzando gli occhi al cielo con una punta d’irritazione…
“Sì, lo sono! Ne ho ogni fottuto diritto, Nat! Vuoi andartene adesso?”
“D’accordo…” ribatté lei “…ma quando avrai sbollito la rabbia amore, chiamami… mi manchi, sai?”
“Potevi pensarci prima…”
Lo baciò di nuovo, lasciando sui suoi vestiti tracce labili di profumo, prima di sparire dietro la porta socchiusa.
Jet sospirò, passandosi una mano sul viso bollente… era sua moglie e l’amava, ne era certo… ma non era altrettanto certo di rivolerla davvero nella sua vita… era stata fin troppo brava a uscirne e lasciarlo da solo, a pezzi… per quanto lo riguardava, una volta era più che sufficiente…
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Miki si alzò sulle punte dei piedi sporgendo il naso verso di lui e aggrottò le sopracciglia, sospettosa…
”Che fai? Sei diventata un segugio adesso?” domandò Jet divertito, scompigliandole brevemente i capelli con un gesto affettuoso…
“Jet, puzzi di nuovo da morire! Hai… hai per caso fumato?” domandò con tono accusatorio.
Lui esitò un attimo, ritraendo la mano dalla sua nuca e ficcandosi entrambe le mani in tasca, sulla difensiva… no, non lui...
“Ehm… eddai, Miki… solo un tiro, che sarà mai…” borbottò, grattandosi la testa imbarazzato.
La ragazza abbassò lo sguardo, contrariata, assumendo al contempo un broncio semplicemente adorabile…
“Come ti pare… se vuoi bruciarti i polmoni, fa’ pure… non sono affari miei…”
“Ehi… mi dispiace, d’accordo? Cosa devo fare? Mettermi in ginocchio?”
“Non sarebbe una cattiva idea…” sussurrò Miki, mordendosi l’interno delle guance per impedire alle labbra di curvarsi verso l’alto… era più forte di lei… non ci riusciva a tenergli il muso troppo a lungo… Jet sbuffò divertito, scompigliandole di nuovo i capelli scuri.
Stranamente, lei lo lasciò fare… 
“Allora, dimmi un po’, cosa hai portato?” domandò lui sporgendosi in avanti con fare curioso…
“Ah! Sono tutti vecchi film… molto romantici… molto tragici… sai, prevedo di piangere tantissimo…” esclamò Miki, consegnandogli un sacchetto rigonfio di videocassette e sorpassandolo per entrare in casa…
“Spero tu stia scherzando!” sospirò Jet abbassando lo sguardo sul contenuto del sacchetto… l’espressione dell’amica però sembrava dire tutto il contrario… Jet si richiuse la porta alle spalle, con un «mannaggia!» sospirato tra le labbra…
Ma stava sorridendo…

Parte 11
"Accidenti a te, posso sapere cosa diavolo ci fate qui, Arnaul?"
Joe si richiuse la porta dell’ufficio alle spalle con un sospiro scocciato.
Madre e figlia si scambiarono un’occhiata... era ormai un dato di fatto che la cortesia non era mai stata una prerogativa del giovane Shimamura...
"Beh, siamo venute a prenderti, cosa c’è di strano, scusa?" rispose prontamente Françoise facendo spallucce e prendendo un altro sorso dal suo caffè, seduta a gambe incrociate sul divanetto...
"Dopotutto, siamo una famiglia no?" aggiunse, con un sorriso smagliante...
"E comunque, stamattina avevi detto che ci avresti portato fuori a cena e così ho pensato che, beh sarebbe stato carino passare a…"
"Eh? C-cosa avrei detto io?"
"Che ci avresti portato fuori a…"
"Non ho mai detto niente del genere, Arnaul... e tu lo sai benissimo..."
"Mh… no? Ma davvero?" replicò lei, spalancando la bocca e portandosi una mano al cuore con fare sorpreso... davvero fin troppo sorpreso, per sembrare verosimile.
Joe fece una smorfia...
"Oh, ma allora devo aver capito male, mi spiace... sai, secondo me è stata tutta colpa del tuo solito grugnito a colazione… devo averlo interpretato male... credo che se tu ti decidessi a dirci buongiorno come ogni persona normale, non correremmo più il rischio di fraintenderci di nuovo..." concluse con un sorrisetto soddisfatto...
"D’accordo Arnaul, ho capito... hai fatto la tua bella scenetta, complimenti... adesso però finiamola qui..." la interruppe Joe con uno scatto innervosito "...non posso stare qui a perdere tempo... devo andare a…"
"Oh certo, certo, non ti trattengo... soltanto... peccato che abbia invitato il dottor Gilmoure ad unirsi a noi… oh, chissà come ci rimarrà male a sentire che tu vuoi disdire tutto quanto… non credi anche tu, Joe?"
"Arnaul, ma come cazzo ti sei permessa di..."
"Ehi! Niente parolacce di fronte a mia figlia!" esclamò lei, puntandogli un dito contro.
Joe prese un respiro profondo, tentando di calmarsi…
"Che ti sei messa in testa, eh? Si può sapere?"
"Senti, scusa tanto, ma non mi sembra tu stia facendo molto per convincere Gilmoure a trattare con te..."
"Tsk... cosa ne vuoi sapere tu dei miei affari, di come funzionano le cose qui?"
"Proprio un bel niente, lo ammetto... ma so riconoscere un egocentrico spocchioso quando ne vedo uno..."
Joe le rivolse un risolino ironico...
"E scommetto che sarei io, vero?"
"Puoi essere scorbutico quanto ti pare, non mi importa... basta che vieni... ci servi per far presenza, perciò…"
Joe strabuzzò gli occhi... far presenza? Lui? Ma con chi credeva di avere a che fare?
"Perciò cosa? Sei impazzita? Cosa ti passa per la testa vorrei sapere, razza di…"
Ma Françoise lo interruppe, sfoderando uno dei suoi sorrisi più convincenti...
"Perciò Joe, dove ci porti a cena?"
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Catherine si strinse nell’abito candido, a disagio, tenendo costantemente lo sguardo basso.
Si portò nervosamente la tazza di tè alle labbra, cercando in tutti i modi di non far tremare la mano.
Lanciò un’occhiata fugace al padre, che sorseggiava la sua bevanda con fare assorto, seduto solennemente di fronte a lei… poi spostò velocemente lo sguardo sulla sorella minore, il portamento altezzoso e il mento all’insù, che le ricordavano sempre come fosse lei la sola a sentirsi completamente fuori posto in quel silenzio pomposo e quasi oppressivo… erano la sua famiglia, lo sapeva, ma Catherine si era ormai convinta da tempo che fossero le ultime persone al mondo capaci di capirla… che forse erano due occhi scuri a saperle leggere dentro meglio di chiunque altro, e forse…
“Vi trovo entrambi in… ottima salute…” si sforzò di conversare la giovane, sorridendo leggermente al padre, che invece non replicò… Lucy ruotò appena la testa, rivolgendole uno sguardo di sufficienza… Catherine per un attimo si chiese se non la stessero compatendo…
“È da un bel po’ che non ti si vede più da queste parti, Catherine…” le disse la sorella, con tono piatto “…preferisci passare il tuo tempo con Françoise piuttosto che con la tua famiglia, non è vero?”
“Ma non è così, davvero!...” si difese Catherine, balbettando “…io e Françoise siamo ottime amiche e la piccola Amy è una bambina adorabile, mi trovo molto bene con loro, ma… anche… con voi, certo…” concluse, distogliendo in fretta lo sguardo da quello severo del padre per tornare a fissare il pavimento… lo sapeva… ai loro occhi era solo un’eterna delusione… un fallimento su tutta la linea…
“Sì, lo sappiamo… non troverai mai nessuno disposto a sposarti, insignificante e noiosa come sei… ma non preoccuparti, tanto ormai tutti noi ci siamo rassegnati, non è vero padre?” rincarò la dose Lucy, aggiustandosi i capelli dietro una spalla con un veloce movimento della mano e lanciando alla sorella un’occhiata estremamente compiaciuta di sé. Catherine cercò disperatamente di scacciare le lacrime…
“Ma forse… stavolta sei venuta a dirci di aver trovato… qualcuno?”
“Io…” mormorò la ragazza, socchiudendo le palpebre e portandosi una mano alle tempie “…io…”
“Lo sapevo…” tagliò corto Lucy con un risolino irrisorio… Catherine si sentì letteralmente avvampare…
“Io ho… trovato… un ragazzo meraviglioso, se proprio ci tieni a saperlo, Lucy!”
La sorella si voltò a guardarla esterrefatta… suo padre fece lo stesso…
“Ma davvero?” domandò Lucy, mentre lo stupore scompariva per lasciar spazio ad un’espressione derisoria “…sono contenta per te, cara sorella… dovrai invitarlo qui da noi allora…”
Catherine sollevò debolmente la testa, aggrottando la fronte…
“Invitarlo?”
”Ovviamente… il tuo fidanzato! Dobbiamo conoscere questo ragazzo così meraviglioso, non ti pare?”
“Il mio… oh, ma… c-certo…” sussurrò, incrociando lo sguardo vittorioso della sorella.
Catherine arrossì e si sentì improvvisamente mancare la terra sotto i piedi.
Ma in che razza di guaio era andata a cacciarsi?...
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"Non mi sembra proprio il posto adatto, Arnaul... sinceramente, potevi anche inventarti qualcosa di meglio..." borbottò il giovane Shimamura lanciandole uno sguardo torvo, le braccia incrociate sul petto e il mento infossato nel bavero della giacca a vento... davanti a loro, le coppiette scivolavano sulla lastra di ghiaccio tenendosi per mano, mentre i più bravi sfrecciavano veloci e i più scarsi proseguivano in tondo attaccati saldamente al corrimano.
"Dopo una noiosissima cena circondata da damerini infiocchettati e vecchie signore con la puzza sotto il naso, credimi, questo è il minimo che ci vuole per riprendersi..." rise Françoise, appoggiando i gomiti al parapetto, le guance arrossate dal freddo "... io ed Amy non siamo proprio fatte per quell’ambiente, mi dispiace…"
"Mh... lo avevo notato, sì..." replicò lui, ridacchiando suo malgrado...
"Ah sì? E da cosa lo avresti dedotto, avanti, sentiamo..."
"Mah, forse perché sei inciampata almeno una decina di volte sui tacchi, travolgendo persino un povero cameriere inerme, o forse perché Amy guardando il capello della moglie di un mio socio mi ha chiesto davanti a tutti perché quella signora avesse un abat-jour in testa..."
Françoise rise di nuovo, gettando indietro la testa...
"Beh, devi ammettere che è stato divertente..."
Joe stirò impercettibilmente le labbra verso l’alto, con un breve cenno del capo.
Poco lontano, Amy stava pattinando avvolta nel suo cappottino imbottito.
Teneva per mano il dottor Gilmoure e tra i due era difficile dire chi si stesse divertendo di più...
"Ehi, guarda un po’, ha ripreso a nevicare… " constatò Françoise alzando un indice verso il cielo sopra di loro.
La neve creava uno strano connubio con il biondo dei suoi capelli e le guance tinte di rosso... il suo sorriso, se possibile, era ancora più caldo del solito... Joe sentì rivoltarsi qualcosa all’altezza dello stomaco... Françoise era seccante... e bella... e isterica... e bella... e insopportabile... e bella.... e noiosa... e dannatamente bella.
Distolse in fretta lo sguardo...
"È stata una serata piacevole..." commentò lei dopo qualche minuto di silenzio "...grazie, Joe..."
"E per cosa? Per averti eroicamente sopportato?" disse lui con tono sarcastico...
"Per aver ceduto così facilmente al mio piccolo ricatto, Shimamura... non credevo che me l’avresti data vinta..."
"Ma non farti tante illusioni, Arnaul..." rispose Joe sfoderando un sorrisetto tremendamente allettante "...ho solo preservato i miei interessi…"
"Beh... grazie comunque..."
Joe non fece nemmeno in tempo a sgranare gli occhi che lei si era già scostata... si portò una mano alla guancia, basito, come se non potesse credere a quello che era appena successo... Françoise però si era appena girata dall’altra parte e non poté ridere della sua espressione incredula... Amy agitò una manina in lontananza nella loro direzione, con un sorrisone contento che fece sorridere anche Françoise... un secondo dopo li aveva già raggiunti a bordo pista, appendendosi alla balaustra con il fiato corto, i due occhioni chiari accesi di gioia...
"Mamma, mamma guarda cosa mi ha regalato il dottor Gilmoure! Ti piace?" esclamò tutta felice mostrando a Françoise un grosso pupazzo a forma di pinguino...
"Oh, ma che meraviglia, tesoro!" esclamò, voltandosi poi con un sorriso verso il dottor Gilmoure...
"Grazie, è stato molto gentile, ma non doveva disturbarsi…"
"Sono io che vi ringrazio per la bella serata, signora Shimamura… ah, ma mi raccomando piccoletta, ricorda che un pinguino ha bisogno del suo habitat naturale, e dovrai sempre prendertene cura, d’accordo?"
La bambina annuì, una piccola ruga sulla fronte ad indicare la sua profonda convinzione.
Françoise sorrise, sporgendosi dal parapetto ridendo per fare naso-naso con la bambina...
"Tu non pattini… papà?" domandò Amy, voltandosi incuriosita verso Joe, che le rivolse un sorrisetto tirato...
"Se vuoi la mamma ti può insegnare, lei è davvero bravissima, ha insegnato anche a me!"
Joe e Françoise si scambiarono un’occhiata perplessa...
"Ehm... magari un’altra volta…" rispose lui, scuotendo la testa...
"Ma no, dai vieni, ti faccio un corso avanzato..." propose invece Françoise, sorridendo.
Joe inarcò un sopracciglio con fare scettico: "Vuoi soltanto farti quattro risate a vedermi col sedere per terra, ammettilo…"
"Su dai, fidati di me, prometto che non ti farò cadere!" rise Françoise, prendendolo per mano ed entrando in pista seguita da un Joe decisamente riluttante...
"Vedrai che non è per niente difficile… ecco, vedi, ci sei già, visto? Ecco, bravo! Stai andando ben...!"
Neanche un secondo dopo, Françoise si ritrovò lunga distesa sulla lastra di ghiaccio, con Joe praticamente spalmato sopra... i loro nasi quasi si sfioravano, i loro respiri si condensavano nello spazio ristretto rimasto tra le loro bocche...
"Ehm... puoi… potresti rialzarti, Joe?"
"Ti giuro che lo farei, Arnaul… se solo avessi la più pallida idea di come rimettermi in piedi..."
Si guardarono negli occhi per qualche secondo di assoluto silenzio... e scoppiarono a ridere entrambi, così spontaneamente che anche loro se ne sorpresero...
"Direi che per oggi come lezione mi può bastare… Françoise..." disse lui, faticando a riprendere fiato... la ragazza smise di ridere, ma il suo sorriso rimase... fece scorrere due dita leggere sulla tempia di lui - che trattenne il respiro - scostandogli i capelli dagli occhi...
Il sorriso si allargò...
"Lo credo anch’io… Joe..."
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Il mattino successivo, Françoise entrò in cucina con uno sbadiglio.
Trovò Joe già in piedi, appoggiato con una mano all’anta del frigorifero, una tazzina di caffè nero nell’altra...
"Direi che ieri sera è andata bene, no? Che ne dici, Joe? Siamo o non siamo state di tuo gradimento?" domandò con tono serio per prenderlo in giro... Joe inclinò la testa di lato, arricciando le labbra…
"Più di quanto immagini, Arnaul..." sussurrò distrattamente...
"Come?" chiese Françoise sgranando gli occhi, non tanto sicura di aver capito bene...
"Ah no, n-niente..." si corresse in fretta lui, scrollando il capo con fare noncurante "...dico solo che stiamo procedendo… piuttosto bene, sì… resta solo un’ultima cosa che non mi è chiara..." aggiunse poi, indicando davanti a sé con un enigmatico cenno del mento...
"Che cosa c’è stavolta?"
Françoise si sporse da sopra la sua spalla con fare incuriosito, senza capire...
"Saresti così gentile da spiegarmi cosa diavolo ci fa un pinguino nel mio frigorifero?"

 

Parte 12

“Ehi! Cosa ci fai nascosta lì dietro? Ehi! Catherine!”
La ragazza sussultò, arrossendo nel riconoscere quella voce, e si voltò un po’ esitante…
“Philippe, b-buongiorno, c-come mai così mattiniero?”
“Oggi è il mio giorno libero e ho pensato di fare una passeggiata, sai com’è… ma cosa stavi facendo?”
“Ah! Io… io sono venuta a riprendere una cosa da Françoise… che avevo dimenticato…” balbettò Catherine, stupendosi di se stessa per la rapidità con cui aveva trovato una scusa… «sono venuta a spiarti» effettivamente sarebbe suonato molto più patetico…
“Oh, capisco…” fece lui con un sorriso “…sai Catherine, io devo ancora ringraziarti per quella volta… sei stata un tesoro con me… sei proprio una vera amica… ti devo un pranzo, eh!”
Catherine abbassò gli occhi, arrossendo un po’, ma con lo sguardo fattosi improvvisamente triste… amica… solo un’amica… che ci potesse essere qualcosa di più tra loro, a lui non passava neanche dall’anticamera del cervello…
“Non c’è n’è bisogno Philippe, non devi assolutamente d-disturbarti…” sussurrò lei “…per me è stato un piacere, ma tu non devi sentirti in obbligo di…”
“Oh, ma anche a me farebbe piacere portarti fuori a pranzo… molto piacere, Cathy, dico davvero!”
Si chinò ad arruffarle i capelli, e quasi automaticamente, senza pensarci, appoggiò le labbra sulla sua guancia in un bacio intimo e delicato… Catherine raggiunse istantaneamente la colorazione della tappezzeria… e fin qui, nulla di insolito… la cosa più strana però fu che stavolta anche Philippe sembrò accorgersi di cosa avesse fatto e anche le sue guance arrossirono leggermente…
“O-ora però sarà meglio che vada… sono… sono in ritardo! Perché… perché mi aspettano al lavoro, ecco… devo proprio scappare, ci vediamo presto!”
E si precipitò correndo giù per le scale, lasciando Catherine da sola sulla porta di casa… la ragazza si dovette appoggiare alla parete, visto che le gambe tremolanti non la sorreggevano più… si coprì il viso bollente con entrambe le mani, sospirando.
Era davvero ridicola… sarebbero mai riusciti ad avere una conversazione norma… no ma… un attimo!
“Ma non aveva detto… non aveva mica detto di avere il giorno libero?” sussurrò a se stessa, perplessa...
Oh… vuoi vedere che anche lui…
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Miki appoggiò i gomiti al tavolino dove lei e Françoise si erano sedute a gambe incrociate e lanciò un’occhiata inorridita ai pacchetti ripieni di fritto e salsine varie allineati davanti a lei…
"Questo è un vero e proprio attentato alla mia linea, lo sai vero Fran? Se non fossi la mia migliore amica giuro che ti citerei per danni!" 
Françoise ridacchiò, scrollando la testa...
"Su su, mangia, guarda che a Jet non piacciono le donne stecchino..."
Miki sbuffò: "E perché mai credi che questo dovrebbe interessare a me?"
Françoise fece spallucce, mostrandole la lingua...
"Quando torna papà dal lavoro, mami?"
Françoise alzò lo sguardo dalla sua ciotola di riso, voltandosi a fissare Amy...
"Non c’è bisogno che chiami Joe papà quando il dottor Gilmoure non è qui, tesoro..." sussurrò con un breve sorriso, aprendo un’altra confezione di cibo e passando le posate all’amica...
"Sì va bene, ma quando torna però?" insistette la bimba, dando un morso a un involtino ripieno...
"Non lo so..." tagliò corto Françoise, scuotendo la testa...
"Ma non ti ha detto a che ora sarebbe…"
"Amy, non posso mettermi a controllare quello che fa o non fa Joe... la cosa non mi riguarda e non riguarda neanche te... è libero di fare quel che vuole!"
Miki si rivolse a Françoise, lanciandole un’occhiata eloquente...
"Devi fare attenzione..." bisbigliò poi, indicando Amy con un breve cenno della testa... “…si sta affezionando a lui, è evidente... è una bambina e non sta certo fingendo di volergli bene... sai che questo potrebbe essere un problema, quando tutto quanto si sarà concluso, vero Françoise?"
La ragazza si volse a guardare la figlia, rannicchiata sul divano davanti alla tv accesa, e annuì lentamente...
“So che potrebbe soffrirne..."
"Forse… forse Amy non sarà l’unica a rimanere delusa...” disse Miki, esitante...
"Che intendi dire? Che anch'io ne sentirei la mancanza? Beh, ti sbagli..." ribatté Françoise freddamente...
"Io posso anche sbagliarmi, ma ciò non toglie che sia una situazione strana..." continuò Miki, sospirando "... solo, fai attenzione… ad entrambe voi... insomma, non lasciarti troppo coinvolgere, Fran..."
"Penso che sia tu a non doverti far coinvolgere troppo dalla birra, Miki... guarda quanta te ne sei scolata!"
"Ma va’, ma se la reggo benissimo!" disse la ragazza annuendo più volte...
"Sì, come no, guarda che ti conosco… comunque, io metto a letto Amy... sono esausta..."
"A chi lo dici, penso che potrei anche addormentarmi qui... ma prima… un altro giro di birra!"
Françoise roteò gli occhi, rassegnata, e uscì dal soggiorno con la bimba per mano...
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"Ehi... appuntamenti in programma stasera?" fece Jet raggiungendolo con uno sbadiglio, mentre Joe saliva stancamente i gradini di casa, la giacca sottobraccio e la cravatta slacciata...
"Non posso..." rispose, senza voltarsi... l’amico inarcò un sopracciglio...
"Non puoi? Sarebbe a dire? Ansia da prestazione? Mh, capita a tutti di fare cilecca qualche volta…"
"Ma vaffanculo, Link! Ce le avrai tu le ansie da prestazione... sai meglio di me che se per qualsiasi motivo Gilmoure lo venisse a sapere manderebbe a monte tutto quanto e tanti saluti all’accordo..."
"Mh... ma dì un po’, lo stai facendo per Gilmoure… o per Françoise?"
"Che c’entra Françoise adesso? Che c’entra?" scattò Joe, innervosito...
"Ah-ah! Vuoi rimanerle fedele! Abbiamo proprio un maritino modello qui a quanto pare, e chi se lo aspettava? Lo spietato rubacuori Joe Shimamura, scapolo d’oro del secolo, felicemente tenuto per i cosiddetti dalla nostra cara Françoise… questa sì che è una notizia scioccante!"
"Link?"
"Sì?"
"Fottiti..."
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“Ouch! Chi ha spostato la maniglia? Permesso, fatemi entrare ah ah… ooops trovata!”
Jet alzò gli occhi al cielo, sbuffando, le mani cacciate in tasca, mentre osservava annoiato Miki che ormai da circa un quarto d’ora era impegnata a borbottare contro la porta… lui e Joe l’avevano trovata che ronfava della grossa sul tappeto di casa Shimamura, e a quel punto, visto che non c’erano altre soluzioni, Jet si era eroicamente offerto di riaccompagnarla a casa… che gran seccatura, però…
“Ehm… hai bisogno di una mano?”
“No! Ho tuuutto sotto controllo!”
“Oh sì, infatti lo vedo…” fece Jet, sforzandosi di non ridere “…se ti interessa saperlo, come scassinatrice non hai futuro… e comunque, il tuo appartamento è quello di fianco…”
Miki smise di trafficare con la serratura, voltandosi a guardarlo indispettita…
“E perché non me lo hai detto prima, cocchino?”
Jet strabuzzò gli occhi, incredulo… cocchino? Ah, ma adesso si stava esagerando!
“E su, dai a me, o domani mattina ci troviamo ancora qui…” esclamò, togliendole le chiavi di mano.
Miki lo squadrò immusonita, mentre lui faceva scattare la serratura al primo colpo.
Jet si fece da parte per farla passare, e lei entrò in casa un po’ barcollante, lasciando cadere la borsa a terra e levandosi le scarpe coi tacchi alti con un sospiro di sollievo…
“Bene… pensi di riuscire a trovare il letto da sola o devo aiutarti anche per quello?”
Miki si volse a fissarlo, ridacchiando…
“Cos’è? Una proposta indecente, cocchino?”
E ancora con questo «cocchino»! Miki era decisamente ubriaca, sì…
“No che non lo è, razza di seccatu…”
Ma prima ancora di terminare la frase, prima ancora di rendersene conto, si ritrovò le braccia della ragazza attorno al collo… Jet perse l’equilibrio, sbilanciandosi e finendo a gambe all’aria sul divano… ovviamente, trascinò Miki con sé…
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Passando, Joe lanciò un’occhiata distratta dentro alla camera dove dormiva Amy...
Quel poco che intravide però, fu abbastanza per farlo tornare sui suoi passi... Françoise dormiva rannicchiata sul lato destro del letto, ancora vestita e con la testa scomposta sul cuscino, mentre Amy, in pigiama e pimpante come al solito, stava beatamente saltellando sul materasso come se niente fosse… Joe, a quella vista, inarcò un sopracciglio, interdetto... vedendolo mezzo imbambolato sulla soglia della porta, la giacca abbandonata in una mano, la bimba gli corse incontro con un sorrisone...
"Come mai hai fatto così tardi, papà?" esclamò...
"Ehm, io… guarda che non devi chiamarmi così se il…"
"Lo so... me lo ha detto anche la mamma... “ fece Amy, sbuffando "...ma… è perché a te non va bene?"
Joe deglutì a vuoto... oh, lo sapeva, lo sapeva bene cosa gli stavano chiedendo quei due occhioni chiari colmi di speranza... un papà... uno vero, che la portasse a cavalluccio sulle spalle, che ricordasse i suoi compleanni, che le passasse i dolci di nascosto sotto il tavolo e facesse naso-naso con lei... un papà a cui volere bene... ma lui non era così sicuro di poterglielo - o volerglielo - dare...
"Su avanti, vai a letto che è tardi..."
"Ma se tu sposassi davvero la mamma…"
"Amy, questo è fuori discussione..."
"Però..." chiese la bambina, esitante "...io posso chiamarti lo stesso papà?"
Joe la fissò per qualche istante, poi si volse, scrollando le spalle...
"Mh... fai un po’ come ti pare..."
"Allora buonanotte, papà..."
"Tsk… pulce..."
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Françoise socchiuse leggermente gli occhi, guardandosi intorno un po’ intontita...
"Mh, Amy? Ma che ore sono?"
"Mami senti, lo so che Joe ha detto di non volerti sposare, ma secondo me tu gli piaci tanto…"
Françoise lasciò di nuovo crollare il capo sui cuscini, chiudendo lentamente le palpebre, sempre più pesanti, pensando distrattamente a qualcosa a proposito del non lasciarsi coinvolgere...
"Mh, tu… dici?" fu il suo ultimo sussurro, prima di cadere addormentata... Amy si infilò sotto le coperte, abbracciandola stretta e nascondendo un sorriso sotto al piumone... e per la prima volta dopo tanto tempo, si sentì veramente a casa...
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“Miki?”
“Mh…”
”Miki, puoi lasciarmi andare?”
“Mh…”
”Miki! Argh… ehi! Mi stai schiacciando, levati, non respir…”
“Roooonf…”
“Oh, grandioso!”

Parte 13

Joe si appoggiò con un gomito al finestrino, sbuffando nel lanciare l’ennesima occhiata sommaria e annoiata al vecchio edificio scolastico, al cui ingresso, come ogni mattina, si era radunata una piccola fiumana di gente... non fece alcuna fatica ad individuare subito Françoise ed Amy, in mezzo alla folla... madre e figlia spiccavano nel grigiore mattutino come due puntini colorati e sgargianti, appariscenti anche più del solito se comparate alla discreta sobrietà degli altri abiti... Françoise era accucciata sui talloni di fronte alla bambina, la lunga treccia bionda e scarmigliata che le ricadeva scomposta su una spalla...
Le due stavano parlottando fittamente, i nasi vicini e le guance accese dal freddo... Joe distolse in fretta lo sguardo, leggermente accigliato.
A volte sembravano davvero vivere in un mondo tutto loro... un mondo, però, di cui lui non avrebbe mai potuto far parte.
Non che poi lo volesse, beninteso! Era solo che… che… sospirò, premendosi due dita sulle tempie e scacciando quella sgradevole sensazione.
Qualche minuto dopo, Françoise si lasciò cadere sul sedile di fianco, richiudendo la portiera con uno scatto secco e portandosi la cannuccia del milkshake alle labbra… si voltò a guardarlo, inarcando un sopracciglio…
"Beh?..." domandò, sbattendo le palpebre "...perché mi fissi? Che cosa c’è?"
"Mh..." rispose Joe, mettendo in moto "...c’è che a volte mi chiedo chi tra le due sia la bambina..."
"Ma dai?" rispose lei con una risata, giocherellando distrattamente con la cannuccia...
"Pensa un po’, io invece non me lo chiedo mai chi sia il musone antipatico della situazione... tanto conosco già la risposta..."
Joe fece una smorfia di disappunto, ma non replicò... Françoise si volse di nuovo a fissarlo, stupita...
"Beh? Come, non dici niente? Guarda che c’è scritto così sul copione, eh..." esclamò, ridendo di nuovo "...tu insulti me, io insulto te, tu mi dai della stupida e io ti mollo un pugno in testa… lineare, no Joe?" le si spense il sorriso sulle labbra, quando notò l’espressione di lui...
"Ehi... ehi, che ti prende? Stavo solo scherzando… non te la sarai mica presa?"
"No..." ribatté lui aspramente, tagliando corto, la fronte aggrottata.
Françoise lo fissò di rimando, battendo le palpebre...
"Joe?"
"Dannazione Arnaul, ti riesce tanto difficile chiudere quella bocca per due secondi!"
La ragazza ammutolì, mettendosi di nuovo composta sul sedile, con lo sguardo fisso davanti a sé.
Continuò a giocherellare nervosamente con la cannuccia durante tutto il percorso, ma stavolta con le mani che si agitavano irrequiete ed il mento infossato nella sciarpa per nascondere il tremolio delle labbra... scoppiare in lacrime davanti a lui sarebbe stato decisamente patetico, ma sentiva gli occhi gonfiarsi e non poteva farci niente... Joe le lanciò un’occhiata di sottecchi, aggrottando appena le sopracciglia...
"Sappi solo che… non vedo l’ora che finisca tutto quanto..." mormorò lei, abbassando le palpebre.
Il piede destro di lui scattò sul freno, e la macchina inchiodò bruscamente...
"Scendi qui..."
"Cosa?" esclamò Françoise, lanciando un’occhiata spaesata fuori dal finestrino...
"Scendi dalla macchina, Arnaul..." replicò lui atono, senza guardarla, i pugni serrati sul volante...
"Eh? E io come faccio a tornare a casa? Vuoi… vuoi mollarmi qui come una scema?"
"Prendi l’autobus... vai a piedi... fai come ti pare, non è un problema mio..."
"Ma si può sapere che ti è preso?" esclamò lei, voltandosi a fronteggiarlo con gli occhi ancora un po’ lucidi...
"Scendi... dalla... macchina... ora! Cosa non ti è chiaro di questo concetto?"
Françoise serrò i pugni lungo i fianchi, aprendo poi la portiera con un colpo deciso e sgusciando fuori...
"D’accordo!" gridò appoggiandosi con le mani al finestrino aperto...
"Benissimo! Sai che cosa ti dico? Vattene al diavolo, tu e le tue paranoie! Vattene... al... diavolo! Non ti sopporto più!"
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Françoise rimase sul ciglio del marciapiede ad osservare la Porsche che si allontanava sgommando.
Attese perfino qualche minuto, quasi aspettandosi di vederlo ricomparire da un momento all’altro che tornava a prenderla.
Ma lui non tornò, non tornò affatto… Françoise inspirò profondamente, contando fino a dieci... non conosceva neppure quel quartiere, come se non bastasse! Si sarebbe messa a battere i piedi per terra per la rabbia... questo… questo era davvero troppo! E lei, lei era stufa di avere a che fare con uno… con uno così...
"Pretendo il divorzio..." borbottò, stringendosi nel giubbotto e incamminandosi lungo il marciapiede...
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“Che diavolo…”
Miki socchiuse appena gli occhi, sbattendo le palpebre intontita…
“Oh… ben svegliata, peso piuma…” borbottò di rimando Jet, sbadigliando…
“Oh, buongior… eh? Che cosa?” scattò Miki, tirandosi su e dandogli una gomitata nella foga.
Jet gemette, dolorante, portandosi entrambe le braccia alla pancia…
“E stai un po’ attenta! Sono già tutto rotto! Hai proprio deciso di farmi a pezzi allo…”
Il ragazzo si zittì, sentendosi improvvisamente a disagio.
Miki lo stava fissando con un’espressione indecifrabile, seduta sulle ginocchia e tutta scarmigliata, il trucco sbavato intorno alle palpebre gonfie…
“Che… che ti prende? Guarda che stavo solo scherzando… non intendevo mica…” balbettò nervosamente, sapendo bene quanto l’amica fosse suscettibile ai commenti riguardo alla sua linea… era stata capace di tenergli il muso per un intero pomeriggio quando una volta, sovrappensiero, le aveva fatto notare che comprare le caldarroste non era proprio il massimo per una che doveva perdere qualche chilo… ovviamente, neanche un secondo dopo, un’offesissima Miki gli aveva svuotato l’intero cartoccio sulla testa, sotto lo sguardo esterrefatto del proprietario del carretto… da allora, era sempre stato molto, molto cauto su quel genere di commenti…
“Cosa… cosa ci fai tu qui?”
Jet la fissò, senza capire…
“Miki, ma che accidenti ti prende? Quale… qual è il problema?”
“Noi… noi abbiamo… Jet, dimmi che noi non abbiamo…” agitò le mani, gesticolando.
Incontrò lo sguardo incredulo di Miki, che lo guardava come sul punto di scoppiare in lacrime…
“Senti…” tentò lui, tirandosi leggermente a sedere…
“Merda! Merda! Merda! Non doveva…” fece lei, prendendosi la testa tra le mani.
Sembrava sconvolta… Jet l’afferrò con decisione per le spalle, costringendola a fissarlo…
“Miki, per la miseria, vuoi farmi parlare? Non è successo niente! Proprio un bel niente! Eri completamente sbronza e mi sei crollata addosso! Non è successo niente!” esclamò il ragazzo alzando la voce.
Miki lo fissò ammutolita per qualche secondo, per poi finalmente lasciar crollare le spalle, calmandosi…
“Oh…” fece, portandosi una mano al cuore e scoppiando a ridere “…Dio, che sollievo Jet…”
“Già, un vero sollievo…” ribatté lui acidamente, aggiustandosi alla meglio la cravatta e rimettendosi in piedi.
Miki lo seguì con lo sguardo, sgranando gli occhi stupita…
“Cosa… che ho detto?”
“Devo andare al lavoro… ci sentiamo…”
“Ehi, cosa c’è? Hai cambiato umore tutto d’un tratto!”
“Beh, è una tua esclusiva?”
“Io… io sono solo sollevata che noi non abbiamo…”
“Ti farebbe tanto schifo, Miki?...” proruppe lui, spalancando le braccia “…anche… anche solo pensare di stare con me?”
Miki lo fissò per qualche secondo sbattendo le palpebre… poi si aprì in uno di quei sorrisi che le uscivano di rado, come intenerita.
Jet la fissò con la coda dell’occhio, e non poté fare a meno di deglutire a vuoto, vedendo che gli si avvicinava, scalza e scarmigliata…
“Scemo…” rise lei, dandogli un leggero colpetto a una spalla, divertita, per poi gettargli le braccia al collo e stringerlo forte “…scemo di un Link…” ripeté, continuando a ridere…
“Che… che significa?” si arrischiò a chiedere lui, esitante…
“Che tu sei il mio migliore amico Jet, ecco cosa vuol dire…” rispose Miki, sciogliendo l’abbraccio e poggiando di nuovo i palmi dei piedi a terra “…e per un attimo ho avuto paura di aver rovinato di nuovo tutto quanto…”
“Tutto… quanto… di nuovo?” ripeté lui, faticando a capirci qualcosa…
“Françoise aveva ragione, accidenti a lei… non sono mai riuscita ad avere amici maschi… mai... il sesso ci si metteva sempre di mezzo e rovinava tutto… il sesso rovina tutto… e adesso, quando mi sono svegliata, ho creduto di averti perso come amico, e il solo pensiero mi ha fatto andare fuori di testa… oh Jet, promettimi che non accadrà mai…” sussurrò “…promettimi che noi due saremo sempre amici!”
Jet la fissò, la gola fattasi improvvisamente secca… come se le sue braccia non rispondessero più ai comandi, la strinse nuovamente a sé, e Miki si lasciò abbracciare… le accarezzò la testa, dolcemente, premendo le labbra sui suoi capelli… la sentì che rideva e qualcosa gli si rimescolò all’altezza dello stomaco…
“Promesso, Miki… saremo sempre amici… su, però adesso vai a sistemarti che ti porto in centro…”
”Ma come, non dovevi andare a lavorare?” rise lei…
“Mh, Joe se la caverà anche da solo…”
Miki sorrise, alzandosi sulla punta dei piedi per schioccargli un bacio e correre poi a prepararsi… Jet la guardò sparire, portandosi d’impulso una mano alla guancia, nel punto in cui le labbra di lei l’avevano sfiorata… sospirò, spossato, ficcandosi entrambe le mani in tasca e lasciandosi ricadere all’indietro sul divano… ah, che razza di seccante casino.
Perché un conto era farla, una promessa…
Mantenerla però, quello era tutto un altro paio di maniche…
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"Vuoi spiegarmi che accidenti ti è preso, sì o no?"
Alzò lo sguardo, trasalendo, e si ritrovò a fissare gli occhi azzurri e fiammeggianti della sua quasi dolce metà...
"Ah, ma allora dillo che la tua è una persecuzione!" esclamò lui, seccato, e fece rapidamente dietrofront per uscire dall’ascensore... Françoise però fu più rapida, si frappose tra lui e le porte metalliche e fece scorrere le dita su tutta la fila di pulsanti... il ragazzo osservò impotente le porte che si richiudevano davanti a loro, precludendogli ogni via di fuga...
"È una questione di principio... pretendo le tue scuse!"
"Le mie scuse?"
"Ma certo, e non me ne vado se non…"
 Uno scossone violento le strappò le ultime parole di bocca, mentre uno sfarfallio per niente promettente delle luci annunciava loro che l’ascensore si era appena bloccato...
"Guarda… guarda cosa hai combinato! Merda! Ne combini una dietro l’altra, Arnaul!"
"Cosa? Non è certo colpa mia! E comunque, se tu non ti fossi comportato in quel modo stamattina, io non sarei nemmeno qui! Ma no! Tu devi fare lo stronzo in ogni situazione, vero? Altrimenti non sei soddisfatto!"
"Ma cosa cazzo pretendi da me? Prima che voi due arrivaste, andava tutto bene... ma da quando ho cominciato ad avervi tra i piedi…"
"Punto primo: non siamo state noi a venirti tra i piedi, ma tu a chiedercelo! Di che cosa vuoi incolparci stavolta? Qual è il tuo dannatissimo problema? Si può sapere? Vuoi che ce ne andiamo? Beh, diccelo e basta!"
"Io non ho nessun problema, Arnaul! Il nostro è un normalissimo contratto... siete voi che… che siete assurde, che… quando vi guardo, immancabilmente dannazione!, mi ricordate ogni sacrosanta volta che…"
"Che cosa?"
"Ah, lascia perdere!"
"Insomma, non si può mai avere una conversazione normale con te, mi dici come faccio io a…"
"Sto cercando di dire che ogni volta voi mi sbattete in faccia il fatto che…"
"Che...?"
"Che io sono solo!" esclamò lui di scatto, esasperato... lasciò crollare le spalle, il respiro accelerato ed i lineamenti contratti che andavano distendendosi, increduli, come se lui stesso non potesse credere di averlo appena detto davvero... Françoise, che aveva già la bocca aperta per replicare, ammutolì... senza incrociare lo sguardo di lei, il ragazzo indietreggiò fino a trovarsi con la parete metallica contro la schiena… cadde seduto, prendendosi il capo tra le mani, come se quella consapevolezza improvvisa lo avesse steso, come un pugno dritto nello stomaco, portandogli via l’aria dai polmoni e lasciandolo tramortito...
"Quando vi guardo… quando vi guardo, tu ed Amy… io…"
Françoise si piegò lentamente sulle ginocchia, tenendo lo sguardo fisso su di lui... le sue dita si strinsero con gentile fermezza tra quelle di Joe, scosse da sottili spasmi, costringendolo a scostare le mani dal viso... lui fece qualche resistenza, ma infine si arrese, lasciando che lei lo guardasse in volto... Françoise trattenne il respiro, sgranando gli occhi... era la prima volta, la prima volta che lo vedeva piangere... si era quasi convinta che uno come lui non ne sarebbe stato neanche capace, eppure… eppure adesso era lui, era lo stesso Joe Shimamura dal sorrisetto irriverente e dai modi perennemente menefreghisti che adesso teneva lo sguardo basso, ma non le nascondeva le lacrime...
"Quanta fatica per tirarti fuori le parole, Joe... lo dico io che sei un disastro quando si tratta di quello che senti dentro..." sussurrò, appoggiando la fronte alla sua, bollente, e socchiudendo piano gli occhi, le labbra appena arricciate in un sorriso dolce...
"Ma non è vero, no che non lo sei… non sei solo, ci siamo noi adesso Joe… tu hai noi adesso..."
Joe alzò lo sguardo da terra, riluttante ad incontrare il suo...
"Come no… ma se non vedi l’ora di andartene…"
"Se… se tu non mi facessi arrabbiare così tanto, accidenti a te, io parlerei meno a sproposito!"
"E questo..." chiese lui, esitando, una nota d’incertezza nella voce "...questo cosa vorrebbe dire, Arnaul?"
La ragazza lo fissò per qualche istante, come in cerca di una risposta...
"Vuol dire che… " cominciò lei, fissando un punto imprecisato sulla parete, una sottile ruga a corrucciarle la fronte "…che d’ora in poi proveremo ad assomigliare un po’ di più ad una vera famiglia ecco, proveremo a sostenerci a vicenda e non soltanto a sopportarci l’un l’altro come facciamo ora... io e te, soprattutto..."
"Mh... e la condizione «nessun coinvolgimento, per l’amor del cielo» del nostro contratto?"
"Senti un po’, ma mi hai sentita? Non ho mica detto che mi sono innamorata follemente di te!"
Joe alzò finalmente lo sguardo su di lei, l’ombra del suo sorrisetto che s’increspava agli angoli delle labbra...
"Sicura, Arnaul?"
Françoise scoppiò a ridere, dandogli un pizzicotto scherzoso sul braccio...
"So badare a me stessa, caro il mio Shimamura, non devi preoccuparti…"
Poi però gli lanciò un’occhiata furba, sporgendosi in avanti verso di lui… Joe fissò stranito le sue labbra rosee e sorridenti che si facevano sempre più vicine e il suo cuore prese a pompare decisamente più veloce del normale, mentre un colorito rossiccio gli fluiva sulle guance, risaltando in modo alquanto imbarazzante... ma le labbra di Françoise non arrivarono mai sulle sue... fu invece la punta del suo naso a sfiorare quella di lui, in un gesto buffo e tenero allo stesso tempo... Joe sgranò gli occhi, stupefatto, osservando quelli azzurri di lei, incredibilmente vicini.
Quel gesto... quante, quante volte glielo aveva visto fare, con Amy? Ma era una cosa loro, soltanto loro... e quindi perché? Françoise si ritrasse lentamente, senza smettere di sorridere... Joe sentì qualcosa di caldo sciogliersi all’altezza del diaframma, permettendogli di tornare a respirare normalmente… poteva voler dire solamente una cosa...
"Joe ma guardati, sei tutto rosso! Che amore!"
"Ah, levati di dosso, quanto sei antipatica…"
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"Bene... ehm... dunque… ora… qual è il piano?"
"Aspettiamo... prima o poi ci tireranno fuori da qui..."
"Oh, grandioso... ci sarebbe un piccolo problema, però..."
"Mh... sarebbe?"
"Amy esce da scuola tra mezz’ora, ed io dovrei essere là a prenderla..."
"Beh, chiama Mrs. Tilly e chiedile di andarla a prendere al posto tuo…"
"Non essere idiota Joe, non posso mandare la tua povera governante in giro per la città!"
"D’accordo... allora chiamo Jet che…"
"Che si è imboscato chissà dove...” concluse Françoise, pragmatica...
"Oh dannazione, non puoi chiedere a quella matta della tua amica?" disse lui, esasperato...
"Ok, mi correggo... che si sono imboscati chissà dove..."
Joe dette un sospiro affranto, premendosi una mano sulle tempie...
"D’accordo, d’accordo… ehm, vediamo… tu non hai anche un'altra amica?"
"Oh, ma Catherine non può, è ancora troppo sconvolta all’idea di uscire con Philippe!"
"E chi diavolo sarebbe questo Phi… insomma! Chiama una baby-sitter e facciamola finita!"
"Ma sei impazzito? Non posso certo affidare mia figlia alla prima che passa! No, è fuori questione!"
Joe si voltò a guardarla, entrambe le sopracciglia inarcate in modo assai eloquente...
Françoise fece lo stesso...
"Arnaul, sei l’essere più nevrotico che io abbia mai conosciuto..."
"Grazie..."
"Figurati..."
Silenzio...
"Tu il più insopportabile..."
"Grazie anche a te..."
"Di niente..."
La testa di lei ciondolò andando ad appoggiarsi sulla spalla di lui, che sbuffò, ma non si ritrasse...
"Che maritino coccoloso sei diventato..." rise Françoise, dandogli un leggero buffetto...
"E piantala!"
"Ok... ma come risolviamo la faccenda?"
I due si scambiarono un’occhiata.
Joe sospirò, recuperando il cellulare dalla tasca dei jeans.
Insomma, a mali estremi…
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"Pronto?"
"Ehi... senti, ho bisogno di un favore..."
"Shimamura?"
"Proprio io, Heinrich..."

 

Parte 14

Catherine procedeva spedita lungo la strada affollata, rasentando il muro… le braccia strette attorno al corpo a chiudere il maglione pesante e un paraorecchi bianco e piumoso che creava un bel contrasto con i capelli scuri… teneva lo sguardo incollato ai piedi, facendo del suo meglio per evitare di essere spintonata qua e là dalla fiumana di passanti.
Si fermò davanti al semaforo, tirando un sospiro di sollievo e approfittandone per riprendere fiato… se c’era una cosa che proprio detestava era dover camminare in una gran folla come quella… la gente sgomitava e cercava di passarle davanti, e lei ovviamente finiva sempre per andare in confusione e sentirsi spaesata come non mai.
Prese un altro respiro, rassegnandosi a dover riprendere la sua marcia allo scoccare del verde, quando una voce familiare la costrinse a voltarsi verso il lato opposto del marciapiede, dove un ragazzo munito di giubbotto e berretto di lana, e con due occhi luccicanti per il freddo, sventolava un braccio nella sua direzione… lo seguì con lo sguardo stupefatta, mentre lui le correva incontro…
“Catherine! Sei tu? Ehi, Catherine! Che sorpresa! Come mai da queste parti?” domandò…
“Philippe! Io… io… beh, stavo andando… stavo andando… ecco, stavo andando…”
“Beh, da qualche parte, suppongo…” finì lui per lei aprendosi in un sorriso allegro…
“Sì, esatto… stavo proprio andando… da qualche parte…” disse Catherine, arrossendo un po’…
“Grandioso! Perché sai, per pura coincidenza, anche io stavo proprio andando da qualche parte… perciò, ecco qua, che ne dici, perché non ci andiamo insieme, da qualche parte?” concluse Philippe con una risata sbarazzina…
“In fondo, mi sembra di doverti ancora un appuntamento, no?”
“S-sì... hai ragione… scusami, mi era passato di mente, c-con tutta quell’assurda storia di d-dover portare il m-mio ragazzo a cena dai miei, e quindi…” mormorò lei sovrappensiero, scrollando la testa…
“Oh…” fece lui, interrompendola.
Catherine si bloccò, fissandolo in viso… Philippe fece un sorrisetto tirato, grattandosi la testa e distogliendo gli occhi dai suoi…
“Io non sapevo che… che tu avessi… ma certo, che scemo a non averci pensato, capisco… scusami Catherine, mi sa che ti ho dato solo fastidi, eh?...” continuò, ridacchiando nervosamente “…dimenticati tutto, davvero, non volevo crearti problemi…”
Catherine lo fissò per qualche secondo, gli occhi sgranati su di lui…
“Dimenticarmi?...” ripeté, confusa…
“Di… intendo, di uscire insieme, adesso… tutto quanto, ecco…”
“Ma io voglio uscire con te, Philippe!” esclamò lei in tutta fretta, arrossendo subito dopo…
“E scusa, il tuo ragazzo non dice niente?” domandò lui, accigliandosi…
“Io non… n-non ho proprio nessun ragazzo…”
“Ma come, hai detto… hai appena detto che dovrai portarlo a cena dai tuoi…”
Catherine annuì più volte, deglutendo a malapena…
“Infatti è così…”
“Ehm… Catherine, non riesco a seguirti…” ridacchiò lui.
La ragazza abbassò lo sguardo con un sospiro, torturandosi un lembo del maglione tra le dita nervose… Philippe attese qualche secondo, poi però vedendola in palese difficoltà, decise di intervenire…
“Senti, facciamo così… a pochi isolati da qui c’è una caffetteria davvero fantastica… andiamo a prenderci qualcosa, d’accordo? Ci sediamo, tu prendi un bel respiro profondo e mi spieghi tutto…”
Catherine lo fissò un po’ incerta, ma vedere il sorriso spontaneo comparso sul volto di lui la fece sorridere di rimando, e la tensione accumulata all’altezza del diaframma si attenuò un poco, mentre lei riprendeva fiato e il colore tornava prepotentemente ad affluirle alle guance…
“Una cioccolata calda magari, ti va?” domandò lui soffiandosi sulle dita irrigidite dal freddo…
“Mi va…” rispose lei annuendo “assolutamente, mi va…”
“Allora è deciso…” esclamò Philippe mostrandole un altro sorriso “…dammi la mano…”
“C-come?” balbettò Catherine, sbattendo le palpebre e domandandosi se avesse capito bene…
“La mano…” ripeté lui, allungando il braccio e prendendo con gentilezza nella sua la piccola mano guantata della ragazza “…sei così esile che verresti sicuramente trascinata via ed io finirei per perderti nella folla…” spiegò con una risata che la fece arrossire fino alla punta dei capelli “…e questo, Catherine…” aggiunse poi, ammiccando “…non posso assolutamente permettermelo…”
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Albert scese dalla macchina e si guardò intorno assumendo un cipiglio contrariato.
Come aveva fatto a cacciarsi in quel casino, lui che non c’entrava assolutamente niente?
Dopotutto, un conto era se Joe decideva di divertirsi a giocare alla famigliola felice per i fatti suoi, un altro se finiva per coinvolgere anche lui in quella stupida buffonata…
"Shimamura, giuro che questa me la paghi…" borbottò lisciandosi la giacca immacolata con un gesto stizzito... quel quartiere poi, non era il massimo per uno come lui... no, non era esattamente il genere di posto in cui avrebbe volentieri fatto quattro passi... quella sottospecie di ghetto o come diavolo poteva chiamarlo... si diresse rapidamente attraverso il cortile interno dell’edificio, mentre alcuni ragazzini che stavano giocando si fermarono a guardarlo, additando lui e la sua Cadillac senza un briciolo di rispetto... li ignorò, passando oltre.
Attraversato il corridoio del primo piano, raggiunse finalmente la classe che Joe gli aveva indicato...
"Chiedo scusa, stavo cercando…" cominciò, sporgendosi dalla porta aperta per sbirciare dentro.
Ma si bloccò subito, irrigidendosi, sorpreso suo malgrado... una ragazza in jeans e maglietta gli venne incontro sorridente, la mano destra tesa verso di lui per presentarsi, la sinistra stretta a quella di un bambino piagnucoloso…
"Ehi... salve... non l'ho mai vista da queste parti... posso esserle d’aiuto?"
Albert prese la mano affusolata nella sua, e fu stupito dalla stretta energica della ragazza all’apparenza così minuta... si costrinse a richiudere la bocca, riassumendo la sua solita aria di sufficienza…
"Sono Hilda, la maestra della sezione B... e scusi, lei..."
"Albert Heinrich... un amico di Joe Shimamura, sono venuto a prendere la… ehm, Amy..."
"Ah... sì, è vero! Françoise mi ha avvisata..." rispose la ragazza annuendo.
Una bimba dai grandi occhi chiari si fermò accanto a lui, inchinandosi e poi salutando educatamente Hilda...
"Ah… sei tu... ok... andiamo, ti riporto a casa da tuo… ehm, padre..." borbottò lui, imbarazzato...
"Bene... allora arrivederci, signor Heinrich... ciao, Amy!" esclamò Hilda con tono vivace.
Aveva due grandi occhi blu e un bel sorriso, registrò Albert meccanicamente.
Si ritrovò inaspettatamente a seguirla con lo sguardo mentre si allontanava, tenendo gli occhi anche più bassi di quanto non sarebbe stato opportuno per un gentiluomo… quando la maestrina scomparve dal suo campo visivo, tornò a concentrarsi sulla piccoletta che aveva di fianco, accorgendosi solo allora che la bambina lo stava squadrando a braccia conserte, la fronte aggrottata e la faccia di una che la sapeva lunga...
"Stavi guardando il sedere alla signorina Hilda?"
"C-c-cosa dici! Non stavo affatto… io non… su, andiamo!"
Attraversarono di gran carriera il corridoio e il cortile, con Albert che si sentiva arrostire le guance...
"Però la signorina ti piace, vero?" disse Amy accomodandosi sul sedile posteriore della Cadillac con un sorrisetto furbo... Albert alzò gli occhi allo specchietto, incrociando lo sguardo della bambina...
"Che idiozia…" borbottò, mettendo in moto...
"Uff... anche tu uguale a papà... come siete noiosi..."
"In che senso?"
"A lui piace la mamma... gli piace tanto tanto!"
"Mh... molto toccante..." borbottò lui sbuffando...
"Lui non vuole dirlo... si vergogna... ma io tanto lo so..."
"Lo sai?" ripeté Albert, inarcando un sopracciglio.
Due fossette le spuntarono ai lati del viso, mentre sorrideva...
"Sì... lo so..."
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"Grazie, Albert... Sei stato gentilissimo a passare a prendere Amy al posto mio..."
La giovane si abbassò sulle ginocchia per abbracciare la figlia, che si appese al suo collo ridendo...
"Tsk... guarda che mi doveva un favore, non ha mica fatto niente di chissà che…" borbottò Joe, sopraggiungendo alle sue spalle… Françoise si rimise in piedi, reggendo Amy con un braccio e dando un leggero spintone a Joe, che le restituì un’occhiataccia…
"Figurati... anzi, posso chiederti un favore personale?" domandò Albert, esitante...
Françoise lo fissò, sorpresa... Joe inarcò un sopracciglio... Albert notò che il suo braccio destro era andato ad abbracciare la vita della ragazza, non troppo stretto, ma con un gesto vagamente protettivo...
"Certo... cosa posso fare per te?" domandò lei, sorridendo...
"Andrebbe bene se andassi anche lunedì prossimo a prendere Amy a scuola? Sarebbe un problema per te?"
Françoise e Joe spalancarono contemporaneamente gli occhi, fissandolo come se fosse impazzito...
"Oh... certo che no, ma… Albert, sei sicuro? Voglio dire, non c'è bisogno che tu…"
"No mamma, lui insiste..." si intromise la bimba, voltandosi verso Albert con un sorrisetto furbo "...vero?"
Lui inclinò la testa da un lato, ripensando a due grandi occhi blu che gli sorridevano...
"Assolutamente... insisto..."
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"Papà?"
Joe si voltò senza nemmeno pensarci e la bimba si aprì in un sorrisone raggiante.
Lui e Françoise si scambiarono un’occhiata, distogliendo poi contemporaneamente lo sguardo...
"Aehm… che c’è?"
"Puoi venire a prendermi a scuola lunedì prossimo?"
"Ma come tesoro, hai appena chiesto ad Albert di fare lo stesso…" intervenne Françoise...
"Lo so!..." esclamò lei saltellando sul posto euforica "...ma se non ci sono io, potrà anche restare!"
"Mh... non so tu Joe, ma io ho come l’impressione di essermi persa qualcosa…"
"Che stai architettando pulce, si può sapere?" chiese Joe sbuffando… Françoise scoppiò a ridere, aggiustandosi il cerchietto rosato tra i capelli...
"Voglio vederci chiaro in questa storia e c’è un solo modo per farlo! Dichiaro ufficialmente aperta la nostra riunione di famiglia... andiamo a prendere pantofole e gelato..." esclamò, incamminandosi con Amy verso la cucina "…beh, non vieni?" aggiunse poi, girandosi a guardare Joe...
Il ragazzo aggrottò la fronte.
"Io?"
"No, il dottor Gilmoure che sta russando nella stanza degli ospiti... certo che intendo te! Su muoviti, o guarda che il gelato ce lo pappiamo tutto noi!"
Joe alzò gli occhi al cielo, cacciò le mani in tasca e le raggiunse con un’occhiata divertita...
"Voi due siete tutte matte…" borbottò grattandosi una guancia imbarazzato...
"Mh... sì, temo tu abbia ragione… è proprio per questo che ti stai perdutamente innamorando di noi..." disse Françoise inclinando la testa verso di lui e sbattendo le ciglia con una risata... lui fece una smorfia, roteando gli occhi esasperato...
"Ah ah certo, ti piacerebbe, Arnaul…"
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“Philippe, ehm, ecco, io…”
La ragazza nascose le guance in fiamme dietro la tazza di cioccolata, bevendone un lungo sorso…
“Dimmi tutto, Cathy…” replicò lui addentando la sua pasta di mandorle…
“N-non devi chiamarmi così… non c’è bisogno…”
“E allora smettila anche tu di chiamarmi Philippe…”
“Va bene, Philippe…” rispose lei senza pensarci.
Il giovane inarcò un sopracciglio, e Catherine si portò le mani alla bocca arrossendo…
“Scusami… non lo faccio apposta…”
Philippe rise divertito…
“Comunque, di cosa stavi…”
“Ehi! Posso servirti qualcos’altro, dolcezza?...”
Il ragazzo che serviva ai tavoli si frappose inaspettatamente tra loro, il blocchetto e la penna pronti a prender nota… i capelli neri gli ricaddero spettinati sulla fronte mentre strizzava l’occhio a Catherine con un sorriso contagioso… lei e Philippe si volsero a fissarlo sorpresi…
“Scusa tanto, ehm…” intervenne Philippe, aggrottando la fronte seccato…
“Sono Mark…” si presentò quello sorridendole “…questo qui sarebbe il tuo ragazzo?”
“Non mi pare siano affari tuoi…” ribatté prontamente Philippe, fissandolo storto “…dov’è il cameriere di prima?”
Catherine li fissò battendo le palpebre, arrossendo suo malgrado di fronte all’espressione maliziosa di Mark…
“Gli ho chiesto di passarmi il vostro tavolo… la tua ragazza mi è sembrata talmente carina che ho pensato valesse la pena di fare almeno un tentativo…” spiegò facendo spallucce, per niente imbarazzato…
“Beh, adesso levati di torno…” tagliò corto Philippe, quasi ringhiando…
“Se non ti dispiace, preferirei sentirmelo dire da lei…”
“Senti un po’!...” scattò l’altro “…ma chi cavolo ti credi di essere per…”
“Levati di torno, allora!”
Philippe si bloccò sorpreso e lo stesso fece Mark.
Si volsero contemporaneamente a fissare Catherine, ancora un po’ rossa in viso ma determinata.
Philippe sgranò gli occhi… la bocca semiaperta… Mark invece fece spallucce, divertito…
“Beh dolcezza, ci ho provato… casomai cambiassi idea, fammi un fischio…”
“Grazie… lo terrò presente…” rispose Catherine, ridendo.
Quando si volse di nuovo verso di lui, Philippe la stava ancora fissando incredulo…
“Ehm… io volevo s-solo che se ne andasse…” balbettò imbarazzata distogliendo lo sguardo dal suo “…ecco, pensavo di doverlo dire, Phil tu stavi…”
“Come?” disse lui stupito…
“Insomma, cioè, pensavo c-che almeno così se ne sarebbe and…” ripeté lei scuotendo la testa…
“No, no, intendo… mi hai appena chiamato Phil…” le fece notare, sorridendo…
“Oh…” mormorò Catherine “…sì, è vero… Phil…” aggiunse, aprendosi in un sorriso dolce.
Il ragazzo avvolse le mani intorno alla sua tazza di cioccolata fumante, lo sguardo che luccicava.
Il suo soprannome non gli era mai sembrato tanto bello.
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Joe riuscì a districarsi con qualche difficoltà dal groviglio di coperte in cui si era ritrovato avvolto... doveva essersi appisolato senza nemmeno rendersene conto... sul tappeto del soggiorno erano ammucchiate almeno altre tre o quattro coperte di lana e due vaschette di gelato alla panna completamente svuotate... si girò su un fianco, passandosi una mano sugli occhi gonfi, e solo allora si accorse di Françoise ed Amy... le due erano ancora addormentate... Françoise stava distesa accanto a lui, un paio di buffi ciuffi biondi scivolati sugli occhi chiusi... la sua mano destra, vide Joe, si era stretta inconsapevolmente a stringere la stoffa del suo maglione, come per attirarlo più vicino a sé... Amy si era raggomitolata tra di loro, le braccia strette a circondare la vita della madre... sciolse delicatamente la presa delle dita di lei, facendo attenzione a non svegliare nessuna delle due... almeno quando dormivano, si disse ridacchiando, erano innocue... rimase a fissarle per qualche altro secondo di troppo, mordendosi il labbro inferiore che, per quanto si sforzasse, non voleva saperne di stare abbassato... odiava doverlo ammettere, ma… Françoise aveva ragione...
Si stava perdutamente innamorando di loro...

 

Parte 15

Sbatté le palpebre un paio di volte, storcendo la bocca in una smorfia nell'avvertire il sole caldo premergli sul viso, e si ricacciò subito il lenzuolo sopra la testa voltandosi dall'altra parte... dovette passare qualche altro minuto prima che Joe finalmente si decidesse a sbirciare timidamente intorno a sé, sporgendo il naso fuori dal tepore familiare delle coperte... con un certo sconcerto riuscì a mettere a fuoco suo fratello, che lo stava fissando a braccia incrociate con un'espressione che aveva tutta l'aria di prenderlo in giro.
Joe balzò a sedere sul letto, ogni traccia di sonnolenza svanita...
"Lo sai che giorno è oggi, lo sai, vero?" esclamò tutto eccitato...
"Mh no, perchè, che giorno è?"
"Sam!" trillò Joe "...è lunedì!"
"Ah… vengono a portare la posta?"
Sam si aprì in una mezza smorfia divertita notando Joe che si imbronciava e lo guardava storto...
"Dai scendi, mamma ha fatto la torta... e scommetto che quei pacchetti sparsi per casa sono per qualcuno che so io..."
Il visetto di Joe si illuminò di gioia e il bambino si appese di slancio alla schiena del fratello maggiore, ridendo...
"Buon compleanno..." disse Sam, dandogli un buffetto scherzoso sulla fronte... mentre scendeva le scale aggrappato al suo collo, Joe poteva già sentire le voci di sua madre e suo padre in cucina e l'odore della crostata che gli arrivava nelle narici… uno strano groviglio di emozioni gli premeva sulla pancia... era insonnolito e forse ancora un po' offeso con Sam, ma era soprattutto felice...
Oh, tanto felice...
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"Stai uscendo? " domandò in un sussurro, avvicinandosi in punta di piedi… Joe si irrigidì brevemente, per poi voltarsi a fissarla, un'espressione stranamente più tesa del solito...
"Sì..." rispose atono "...perchè, c'è qualche problema?"
Françoise scosse il capo negativamente, osservandolo comunque un po' incerta...
"Rincaserò tardi... ho degli affari da sbrigare... inventa una scusa con il dottor Gilmoure, digli che parlerò con lui domani..."
"D'accordo, glielo dirò... sicuro che vada tutto bene?"
"Perchè, cosa ti fa credere che non sia così?"
Françoise gli rivolse un'occhiata stringendosi nelle spalle...
"Sgusciare fuori casa di nascosto non è nel tuo stile..."
"Non sto sgusciando da nessuna parte... solo che è presto e non volevo svegliare nessuno..." replicò offeso, allentando il nodo troppo stretto della cravatta con un sospiro…
"Ma a quanto pare, qualcuno si diverte a controllarmi... cosa ti prende, ti sei calata un po' troppo nei panni della mogliettina frustrata?"
Françoise ridacchiò, occhieggiando verso di lui in maniera piuttosto strana, come volesse alludere a qualcosa, ma stesse aspettando che fosse lui per primo a tirare in ballo la questione... Joe inarcò un sopracciglio, fissandola senza capire, vagamente irritato...
"Cos'hai adesso? Un tic nervoso?" borbottò, rassegnato ormai alle stramberie della sua non-troppo-dolce metà...
"Non c'è qualcosa che vorresti dirmi, caro Joe?" fece lei rivolgendogli un'occhiata eloquente.
Eloquenza che lui non colse affatto, beninteso...
"Certo che c'è, cara Françoise..." replicò, sfoderando un ghigno... Françoise si illuminò...
"Ti pregherei di evitare di fare uso di droghe di prima mattina... mi sembra evidente che ti faccia male..."
Le voltò le spalle senza aggiungere altro... Françoise lo guardò sparire a braccia conserte, imbronciata.
Non voleva dirglielo? Ebbene, non importava.
Lei avrebbe fatto a modo suo...
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"Ehi! Jet! Sono Françoise, la finta moglie del tuo amico spocchioso... Joe è già arrivato?"
Jet ridacchiò, inclinando la testa da un lato per sostenere la cornetta del telefono tra la spalla e il collo...
"Ehilà, Françoise... cosa posso fare per te? Ti trovo un avvocato divorzista? Ne conosco parecchi piuttosto bravi..."
"Mh, beh, non si sa mai, potrebbe anche farmi comodo..." ridacchiò lei "...piuttosto, ti chiamo perchè oggi è il compleanno di Joe... quello stupido non si è degnato neanche di farmelo sapere... beh insomma, siccome non ho idea di cosa regalargli, volevo chiederti un consiglio... insomma, cosa dovrei regalare a uno che praticamente ha già tutto? Voi ricconi megalomani come fate di solito? No, fammi indovinare... lingotti d'oro? Diamanti? O direttamente un'isola? Con il misero budget che mi ritrovo non sono messa troppo bene, temo… ah ah, ma intanto siamo già operativi sul fronte torta, almeno questo è… tesoro, puoi passarmi il latte? Grazie, attenta a non rompere le uova mi raccomando..."
"Ehm, Françoise..." tentò di interromperla Jet, esitante "...sinceramente, non so se sia una buona idea, ecco vedi…"
"Ops, scusa un attimo! Amy, stai rovesciando la farina, e… oddio, mi è sgusciato… il frullatoreeeee! Oh, accidenti Jet, resta in linea..."
"Fran..." allontanò la cornetta dall'orecchio nel sentire il trambusto concitato dall'altro capo del filo, seguito da un urletto ed un successivo scoppio di risa... per un attimo si immaginò la scena... madre e figlia all'opera nell'ampia e non più tanto immacolata cucina di villa Shimamura ed il disastro culinario che doveva essere in atto in quel momento...
"Ops, il telefono! S-Scusami Jet, abbiamo un piccolo problema con l'impasto... devo andare... ma grazie comunque, ciao!"
"Ehi, aspetta Françoise! Françoise? Ci sei ancora?" chiamò a vuoto, aggrottando la fronte.
Sospirò, chiudendo la conversazione… in quell'esatto momento, quasi l'avesse fatto apposta, Joe entrò in ufficio, circondato da un'aurea talmente nera che non avrebbe potuto ottenere lo stesso effetto neanche se si fosse messo a girare con il cartello «state alla larga» appiccicato sulla fronte... Jet abbandonò all'istante ogni proposito d'informare l'amico... sperò vivamente che qualcun altro avesse abbastanza buon senso da mettere in guardia Françoise riguardo all'enorme pasticcio in cui si stava cacciando...
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Ci avevano impiegato l'intera mattinata, ma ormai era praticamente fatta.
Erano uscite a comprare festoni e palloncini al minimarket più vicino e avevano trascorso tutto il tempo a parlottare tra loro concitate mentre la cassiera le squadrava perplessa... il risultato era stata una casa del tutto trasformata e semplicemente… magnifica...
Un'esplosione di colori e vitalità come quella non si era mai vista prima a villa Shimamura, Françoise ne era più che convinta... ed Amy sembrava persino più entusiasta di lei...
Quando sua figlia aveva saputo che era il compleanno di Joe si era illuminata in uno di quei suoi sorrisoni speciali e si era messa subito a disegnare, tutta concentrata, mentre Françoise si occupava degli addobbi... era stato divertente… terribilmente divertente...
Palloncini colorati che sbucavano da ogni parte, dal soffitto al pavimento... decisamente nel loro stile... la torta in bella vista sul tavolo della cucina e tanti sorrisetti complici che madre e figlia si scambiavano ogni volta che si incrociavano, come se stessero organizzando il colpo del secolo più che una festa a sorpresa...
"Signorina Françoise ma cosa… cosa state facendo?" domandò Mrs. Tilly dalla porta...
Françoise scese dalla scaletta, un lato di un festone sgargiante ancora in mano ed un baffo di farina per traverso sulla guancia... l'anziana governante si guardò intorno attonita, non credendo ai propri occhi...
"Oh Mrs. Tilly, è arrivata anche lei, fantastico! Stiamo organizzando una sorpresa per Joe... è il suo compleanno, lo sapeva?" spiegò Françoise sorridendo… l'espressione che comparve sul volto della donna fece vacillare il sorriso allegro e fiducioso della ragazza...
"C'è… c'è qualche problema?" balbettò, confusa...
"Non potevi saperlo cara, non potevi…"
Françoise non capiva, ma cominciò improvvisamente a sentirsi a disagio...
"Oh, se solo ripenso all'espressione del signorino Joe quando glielo dicemmo..."
"Gli diceste… cosa?"
Mrs. Tilly la fissò per un interminabile istante, in cui Françoise trattenne inconsapevolmente il respiro...
"Dell'incidente... me lo ricordo ancora come se fosse ieri... era il suo compleanno e lui, oh, era così felice, ma poi… non fu mai più come prima... aveva solo otto anni... da quel giorno, non ne abbiamo mai più parlato... non ha mai più permesso che nessuno…" la signora si interruppe, esitante, lanciando un'occhiata ai festoni, e riabbassò dolorosamente lo sguardo... Françoise rimase semplicemente senza parole... fu come se i polmoni le si fossero svuotati improvvisamente d'aria e lei si fosse ritrovata ad annaspare.
Quella morsa fredda e tremenda che avvertiva alla bocca dello stomaco doveva trattarsi di panico... e sconforto... e angoscia... e rimorso… e qualcos'altro che non sapeva definire...
Si guardò intorno, mordendosi furiosamente un labbro, desolata... doveva far sparire tutto, subito... quegli stupidi festoni, la torta, tutto... aveva soltanto una ventina scarsa di minuti per sistemare ogni cosa, prima che Joe tornasse e potesse rendersi conto anche lui che razza di patetica stupida era stata...
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Stava quasi per concedersi di tirare un sospiro di sollievo, accasciandosi sul divano con le gambe tremanti... oh c'era mancato davvero, davvero poco... l'ultima cosa che avrebbe voluto fare, quel giorno, era riaprire certe ferite nel cuore di Joe con la sua goffa intromissione nel suo passato... con la sensibilità ed il tatto di un elefante che ballava il tip-tap in una cristalleria... non osava neppure immaginare cosa sarebbe potuto accadere se Joe fosse tornato a casa prima e… sentì le gomme della Porsche inchiodare bruscamente sul vialetto... per fortuna, era riuscita a togliere in tempo ogni cosa... ogni palloncino, ogni addobbo, ne era sicura... non aveva tralasciato nulla.
E a meno che Joe non si fosse messo a frugare alla cieca nella spazzatura, cosa di cui dubitava fortemente, lei avrebbe potuto archiviare quella giornata come la più colossale gaffe della sua vita e chiuderla lì per… Françoise si pietrificò letteralmente sul posto nell'avvertire un leggero scalpiccio di piedi nudi giù per le scale... merda... c'era una cosa di cui si era dimenticata.
Amy sbucò nell'ingresso tutta eccitata, piazzandosi dritta davanti alla porta di casa, il disegno stretto orgogliosamente nelle manine.
Françoise non fece neanche in tempo ad alzarsi che la serratura scattò nella porta, rivelando un Joe scuro in volto e palesemente teso e suscettibile...
"Tanti tanti tanti auguri di buon compleanno… papà! " esclamò la bimba con un sorrisone talmente sincero e raggiante che avrebbe sciolto chiunque, mentre gli tendeva con entrambe le manine il suo foglio colorato... doveva trattarsi di una specie di orsetto con un cappello in testa o qualcosa del genere… Françoise incrociò per un attimo lo sguardo interdetto di Joe e si sentì gelare... fece per aprire la bocca, dire qualcosa, scusarsi forse, ma lui non le lasciò il tempo di fare nulla… lasciò cadere la borsa sul tappeto, abbassando lo sguardo sulla bambina... per un breve istante, i suoi lineamenti stanchi si contrassero in un'espressione di sorpresa che gli fece inarcare le sopracciglia… ma poi il suo viso si indurì, gli occhi si svuotarono di qualsiasi emozione e rimasero fissi su Amy, come spenti.
Fece due passi in avanti, strappandole il disegno dalle dita tremanti e stracciandolo sotto il suo sguardo... Françoise, assistendo alla scena, sentì il cuore salirle in gola... Joe la sorpassò senza una parola, senza nemmeno un'occhiata.
Mentre la porta sbatteva e l'intero ingresso piombava in un silenzio opprimente, Françoise riuscì finalmente a reagire e corse ad inginocchiarsi davanti alla sua bambina, stringendola forte, fortissimo, e cominciando a sussurrarle confusamente che non era colpa sua, davvero, che Joe non ce l'aveva con lei, che era stata la mamma a combinare quel casino, ma fu tutto inutile... gli occhi di Amy si riempirono comunque di lacrime e tutto ciò che rimase da fare alla piccola fu aggrapparsi stretta al suo collo, singhiozzando...
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Joe scattò a sedere sul materasso, chiedendosi per un attimo se stesse ancora sognando.
O invece se la piccoletta che vedeva accovacciata in un angolo del grande letto fosse reale... Amy lo fissò di sottecchi per qualche secondo, incerta, poi fece un piccolo sorriso e si strinse nel pigiamino, tenendo gli occhi bassi...
"Ne… ne ho fatto uno nuovo... avevi ragione a strapparlo, quell'altro era brutto..." sussurrò tendendogli timidamente un altro foglio "...ma questo forse ti piacerà di più..." aggiunse infine speranzosa, visto che Joe sembrava troppo stupito per ribattere qualsiasi cosa...
"Perchè qui ci siamo proprio noi, vedi? Questo qui sei tu..." proseguì, indicando una figurina stilizzata sul foglio "...e qui c'è la mamma… e questa sono io... volevo disegnare anche il tuo papà e la tua mamma e il tuo fratellone, ma non sapevo come fare... allora ho fatto un cielo grande grande, perchè la mamma mi ha detto che le persone quando muoiono vanno in cielo e diventano angeli... così, puoi sentire che ci sono anche loro insieme a noi…"
Amy esitò un attimo, sbirciando l'espressione di Joe... aveva le labbra strette una contro l'altra, ma non sembrava più arrabbiato, anche se in quel momento l’espressione del suo viso era indecifrabile…
"E poi, e poi ho fatto anche la casa, con le finestre grandi e il giardino, vedi? E ci ho messo anche un'altalena, sai? Eccola qui..." la bimba si interruppe, volgendo lo sguardo alla finestra semiaperta, da cui entravano i primi raggi di sole...
"Dovresti metterla per davvero, un'altalena... così poi quando verrò a trovarti, ci potrei giocare..."
"Verresti…" balbettò finalmente Joe, voltandosi a guardarla incredulo "...verresti a trovarmi? Anche dopo che… che ho…"
"Sì... e porterei anche la mamma, perchè tanto lo so che un pochino vuoi bene anche a lei..."
Amy sorrise, scoprendo le sue fossette: "Allora, ti piace?"
Joe abbassò di nuovo lo sguardo sul disegno, una stretta allo stomaco, stranamente piacevole... un groviglio, di nuovo.
Aveva dimenticato quella sensazione... era rimasta sepolta in un angolino del suo cuore per tanto, troppo tempo.
Le tre figurine di pastello che si stagliavano sul cielo azzurro, si tenevano per mano.
"È bellissimo..."
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"Toc toc... permesso... si può?"
Françoise comparve sullo stipite in pantofole e pantaloncini corti, i capelli un po' arruffati... Joe ed Amy alzarono contemporaneamente lo sguardo su di lei…
"Aehm, scusate se mi intrometto, ma di sotto c'è ancora una torta che ci sta aspettando e sarebbe un peccato sprecarla... se scendete…" disse arrossendo un po' e guardandosi i piedi...
"Tu hai fatto una torta?" la interruppe Joe, alzando un sopracciglio... Françoise annuì sbuffando al suo tono scettico...
"E la cucina è ancora in piedi? Oppure è esploso qualcosa? Devo preoccuparmi?"
"Ah ah ah, molto divertente..." rise lei "…avanti, alza il sedere da quel letto, Shimamura" aggiunse con tono perentorio e tese entrambe le mani in avanti... una in direzione di Amy... l'altra nella sua... e quando la prese, Joe sentì il groviglio sciogliersi e lasciare posto a qualcos'altro di ancora più dolce.
In cucina, trovarono il dottor Gilmoure che sorseggiava tranquillo il suo caffè e Mrs. Tilly che canticchiava distribuendo i piatti di torta.... Amy corse a sedersi, apparentemente molto ansiosa di impiastricciarsi ancora le dita di cioccolato... Joe si guardò intorno battendo le palpebre e incrociando lo sguardo di una Françoise decisamente radiosa...
Erano la cosa più vicina ad una famiglia che riuscisse a immaginarsi... ed era tutto così assurdamente… naturale.
Joe prese perciò la sua porzione di torta senza protestare, nonostante il suo stomaco si stesse rimescolando, e si avvicinò alla finestra aperta per lasciare che l'aria fresca gli schiarisse la mente... fece scorrere lo sguardo sul giardino ampio e curato, sugli alberi nodosi accanto alle inferriate... Françoise gli si avvicinò, le mani intrecciate dietro la schiena, dondolandosi sui talloni con aria rilassata... si aprì in un sorriso incoraggiante, forse persino un po' emozionato quando lo vide addentare la fetta senza le sue solite smorfie di commiserazione...
"Allora? Com'è?"
Joe la guardò deglutendo, un po' interdetto...
"Mh... ci hai messo troppo zucchero… è quasi immangiabile..." replicò ridacchiando.
Françoise boccheggiò oltraggiata per qualche secondo, come se stesse cercando un insulto abbastanza offensivo da rifilargli...
"Che… che razza d'ingrato!..." sbottò infine "...ed io che mi sono persino scomodata a preparartela! Ah, ma la prossima volta ti assicuro che…"
"Perchè, ci sarà una prossima volta?" la interruppe lui inarcando un sopracciglio.
Françoise arrossì...
"C-certo che no... era solo un modo di dire... un modo per scusarsi... un modo per… qualcosa..." terminò in un sussurro.
Tornò a fissare con estremo interesse le proprie pantofole, quando sentì due dita premerle sul mento per alzarle il viso e non fece in tempo neppure a prendere fiato o rendersi conto di cosa stesse succedendo, che si ritrovò a percepire quasi di sfuggita sulle sue labbra quelle di Joe, che si ritrasse subito dopo per lasciarla basita e senza respiro...
"Françoise... grazie..." disse lui serio, fissandola, una sfumatura leggermente più rosea del solito.
Lei aprì e richiuse la bocca un paio di volte, momentaneamente a corto di fiato e parole.
Dovette combattere contro l'insano impulso di alzarsi in punta di piedi, prenderlo per il collo e appropriarsi  nuovamente della sua bocca...
"Prego..." balbettò, ritrovando la voce e aprendosi in un sorriso… rimasero in silenzio per qualche minuto...
"A cosa stai pensando, Joe? " domandò lei un po' esitante, vedendolo assorto nei suoi pensieri.
Lui si volse con la coda dell'occhio a fissare la bambina, che era intenta a leccare il proprio piatto, perfino il naso sporco di torta...
«A mio padre, che mi avrebbe augurato buon compleanno con la sua voce un po' burbera... a mia madre, che mi avrebbe abbracciato... a mio fratello, che se fosse qui ora, mi starebbe di certo prendendo in giro perchè non ho il coraggio di baciarti come si deve... E a te Françoise, a te soprattutto…»
"Non ne sono molto sicuro, in verità..."
Joe sorrise appena all'espressione confusa sul volto di lei...
"Credo… ad un'altalena..."

 

Parte 16

“Non credo di aver capito molto bene…” azzardò Philippe, esitante, fissando su Catherine i suoi occhi scuri...
La ragazza abbassò prudentemente lo sguardo, torcendosi le mani in grembo e cercando mentalmente le parole adatte per spiegarsi…
“Ehm… so che può suonare strano, m-ma è come ti ho d-detto… devo presentare il mio fidanzato ai miei genitori… è quello che… che loro si aspettano da me…”
“Ma…” obiettò Philippe, grattandosi una guancia perplesso “…Catherine, se tu non hai un ragazzo… questo in pratica significa che…”
“Che dovrò trovare qualcuno disposto a fingersi tale per una serata…” concluse lei in fretta e senza guardarlo…
“Ah…” fu l'unico commento sensato di lui, che deglutì nervosamente “…e, non so… hai già pensato a qualcuno?”
“Io sarei disponibile…” si intromise Mark, comparendo alle spalle di Catherine e facendola sobbalzare… Philippe aveva già aperto la bocca per insultarlo, ma quello lo precedette, facendo spallucce e aggiungendo con aria sbarazzina: “Ma ho come l'impressione che lei lo voglia chiedere a te…”
Philippe richiuse la bocca… Catherine si sentì arrostire le guance… Mark invece sorrise irrispettoso e si allontanò con un cenno di saluto…
“Ehm... beh, ti stavo chiedendo… hai già pensato a qualcuno che…”
“Ha ragione…” lo interruppe di nuovo lei...
“Cosa?” chiese lui, spaesato…
“Volevo chiederlo a te…”
“A me?”
“S-Sì…”
Philippe la fissò, come se le fosse spuntata un'altra testa…
“Ehm… p-posso pensarci un po' su, Catherine?” esalò infine, ridacchiando nervosamente per stemperare la tensione, mentre prendeva a giocherellare col cucchiaino sotto lo sguardo perplesso e leggermente deluso dell'amica, che comunque ebbe la prontezza di far buon viso a cattivo gioco, annuendo con un piccolo sorriso dolce… Philippe deglutì piuttosto rumorosamente, guardando dappertutto tranne che dalla parte di Catherine...
“Non c'è problema... Philippe, davvero, n-non volevo m-metterti a disagio…” balbettò lei mortificata.
”A disagio?” il ragazzo si lasciò sfuggire una risatina stridula per niente naturale…
“C-cosa ti fa pensare che io sia a disagio?” ripeté…
“N-Niente, mi sono sbagliata…” replicò dubbiosa, osservandolo un po' stupita che si alzava frettolosamente e recuperava il giubbotto dalla sedia… un attimo dopo, borbottato un «ci vediamo» nient'affatto rassicurante, si era precipitato fuori dal locale, lasciando da sola al tavolo una Catherine quantomeno demoralizzata…
“Mh… l'hai fatto scappare mi sa…” commentò Mark riavvicinandosi prudentemente per sparecchiare.
Catherine sollevò debolmente lo sguardo…
“Sì…” confermò, con un sospiro “…l'ho fatto scappare…”
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"Su, attacca tu, dai..."
Jet alzò gli occhi al cielo, sbuffando...
"No, attacca tu… no, tu... prima tu, tesorino..."
Con un'altra occhiata insofferente, afferrò una rivista qualsiasi cominciando a sfogliarla...
"Oh, non dire così... anche tu mi manchi già... mi richiami presto, allora? Anch'io non vedo l'ora di rivederti, lo sai..."
Ci mise qualche secondo per accorgersi che stava tentando di leggere un articolo al contrario e la cosa, se possibile, lo irritò ancora di più...
"Scusatemi..." trillò allegramente Miki, chiudendo finalmente la conversazione e infilando il cellulare in borsa "...sapete, era…"
"Lo sappiamo chi era..." la interruppe Jet con tono scocciato, senza alzare gli occhi dalla pagina...
"Come, scusa?" si accigliò Miki, voltandosi a guardarlo...
"Niente, niente..."
La ragazza tornò allora a rivolgersi a Françoise, che teneva la bimba sulle gambe e le disfaceva con cura le trecce...
"Beh, ti stavo dicendo..." ricominciò con tono entusiasta "...ieri è stata una serata assolutamente perfetta... mi ha portata in questo localino gestito dai suoi genitori e abbiamo mangiato, ballato, e…"
Jet fece uno strano verso con il naso, costringendo Miki a interrompersi di nuovo...
"Che c'è ancora?" domandò, irritata...
"Si vede che è un pidocchio..."
"Che?"
"Ma dai, per favore... scommetto che non ti ha neanche offerto la cena..."
Miki lo fulminò con lo sguardo...
"Che cavolo staresti insinuando? È stato comunque un gentiluomo! Io proprio non ti capisco! Per una volta che trovo un ragazzo carino e disponibile, tu devi metterti a fare lo stronzo! Ma vattene al diavolo, che razza d'amico sei!" saltò su infuriata, sfilandosi una scarpa col tacco e tirandogliela addosso... Jet alzò appena in tempo lo sguardo per vedersela arrivare in faccia...
"Ma sei impazzita? Potevi accecarmi! Miki! Dove stai andando adesso? Mi..." si bloccò, osservandola senza parole che usciva dal soggiorno zoppicando impettita 
"…ma è completamente pazza ..." sibilò tra i denti, alzandosi stancamente dal divano e recuperando la scarpa… l'assurdità della situazione era talmente evidente che gli venne da ridere...
"Ehi..." le gridò dietro "...Miki che fai, aspetta! Rischi di azzopparti così! Miki!"
 Quando anche lui lasciò il salone per raggiungerla, stava ancora ridendo...
"Sbaglio o abbiamo appena assistito ad una scenata di gelosia?" mormorò Françoise perplessa...
"Mh... meglio non indagare, Arnaul " concluse saggiamente Joe, che passava in quel momento dietro di lei… si fermò a darle un buffetto scherzoso sulla punta del naso e lo fece quasi senza pensarci… il sorriso di Françoise sapeva di burro, marmellata e pane bianco... il ragazzo pensò che fosse la cosa più buffa e adorabile che avesse mai visto...
Amy nel frattempo si era accoccolata sul bracciolo della poltrona, un po' di sbieco, e sonnecchiava tranquilla abbracciata al suo pinguino di peluche...
"Mi è venuta voglia di un gelato..." osservò poi il ragazzo, pensieroso "...mi accompagni, Arnaul?"
"Un gelato?..." balbettò lei, fissandolo disorientata "...a quest'ora? Ma abbiamo appena fatto merenda…"
"…disse quella che sapeva sbafarsi tre hamburgers alle otto di mattina..." disse lui con una smorfia....
"Touché… ma se non ti conoscessi bene, direi che mi stai proponendo un appuntamento, sai?"
"Se non ti conoscessi bene, direi che stai accettando..."
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"Niente fragola?" domandò Joe sedendosi sulla panchina accanto a lei, sinceramente stupito...
"Assolutamente no... è l'unico gusto che non mi piace!" rise Françoise, portandosi il cucchiaino alla bocca "…anche se a dire il vero, c'è stato un solo periodo della mia vita in cui ne andavo letteralmente pazza... dovunque andassi, avevo sempre in mano una coppetta extra-large di gelato alla fragola... credo di averne mangiato quantità industriali… non ridere! Dico sul serio, non sto scherzando..." esclamò lei dandogli una leggera gomitata nel fianco, sporgendo il labbro inferiore in un broncio offeso... Joe cercò di darsi un contegno, si sforzò davvero, ma immaginarsi una Françoise grossa come una mongolfiera e suscettibile come non mai che sbraitava contro un povero gelataio dandogli dell'incompetente, era semplicemente troppo spassoso per riuscire a trattenersi dallo scoppiare a ridere...
"Quindi, intendi quando eri…" domandò Joe, lasciando cadere la domanda...
"Quando ero in attesa del mio piccolo angelo, esatto..." concluse la ragazza con un sorriso...
"Il tuo piccolo angelo mangione, direi..." commentò lui, guadagnandosi un'altra gomitata...
"Sta' un po' zitto e pensa al tuo gelato..." lo rimbrottò mostrandogli la lingua mentre lui rideva di nuovo.
Quasi non si resero conto che, inconsapevolmente, avevano intrecciato le mani...
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”Voi uomini siete tutti dei bastardi... è un fattore genetico, sta dentro al cromosoma y e vi contraddistingue dal primo all’ultimo, e non ce n’è uno, ma dico uno, che si salvi ..." esordì Miki come una furia...
Jet roteò gli occhi per aria, sbuffando un divertito: "Oh, buongiorno anche a te, Miki..."
"A proposito, io sono ancora arrabbiata con te... che ci fai qui?" chiese la ragazza assottigliando gli occhi, sospettosa...
"Mh..." temporeggiò lui, grattandosi la testa in imbarazzo "...ti ho portato questi… per farmi perdonare..."
Miki osservò il mazzo di fiori con occhio critico...
"Ah… sarebbe questo il tuo modo di farti perdonare?"
"Ehm... sì... cioè no! S... non lo so, insomma... che c'è che non va? " esclamò lui, guardando i fiori senza capire...
"C'è che aiuti la concorrenza, ecco cosa! Grazie tante! Li hai scelti tu poi? Guarda che casino... è un pugno in un occhio, non si può vedere!"
"I cioccolatini non te li posso regalare perchè altrimenti ingrassi, i fiori nemmeno perchè altrimenti favorisco la concorrenza… ma che devo fare, eh?"
"Un diamante avrebbe sortito il suo effetto, se ci tieni a saperlo…" replicò lei mostrandogli la lingua scherzosamente... Jet ridacchiò sollevato e si sedette sullo sgabello accanto al bancone, mentre Miki intanto, indossato il suo grembiule, si inginocchiava di fronte ad un grosso vaso bonsai e potava meticolosamente i rami di troppo...
"Se io fossi un fiore per esempio Jet, che cosa sarei secondo te?" domandò dopo qualche minuto, guardandolo con aria curiosa e indicandosi con l'indice... si sedette anche lei e lasciò cadere i guanti sul bancone.
Lui finse di pensarci su molto attentamente, aggrottando la fronte con fare concentrato...
"Beh... diciamo che nel 90% dei casi saresti una pianta grassa..."
Jet si scansò di lato ridendo, giusto in tempo stavolta per evitare di prendersi la bottiglietta dell’acqua in testa... Miki incrociò le braccia al seno, mettendo su un broncio terribilmente risentito...
"D’accordo d’accordo, magari posso trovare qualcosa di più appropriato..." disse lui, senza smettere di ridere... al punto che perfino per l'amica cominciò ad essere molto difficile tenere giù gli angoli della bocca...
"Una rosa, vero?" propose lei portandosi i capelli dietro l’orecchio e alzando il mento con aria altezzosa, mentre dondolava le gambe dallo sgabello...
"No no, per carità!" riprese Jet cercando di rimanere serio, poi però sembrò rimanere un attimo assorto, come se ci stesse pensando su davvero...
"Tu Miki, saresti un… un girasole, credo..." concluse sovrappensiero.
La ragazza spalancò gli occhi, piacevolmente sorpresa... era palese che questo complimento fuori programma non se lo aspettava proprio... Jet la guardò, se possibile ancora più sorpreso di lei... era evidente che lui se lo aspettava ancora meno... e poi, senza preavviso, Miki sembrò come illuminarsi, gli angoli della bocca si sollevarono verso l’alto, mentre sul suo viso si apriva un sorriso a dir poco radioso... se non fosse stato già seduto, probabilmente Jet avrebbe dovuto farlo, perché d’improvviso non si sentiva più tanto le gambe...
"L'ho lasciato, sai?"
"Chi?" domandò Jet, riscuotendosi…
"Come chi? Il pidocchio..."
"Ah..." deglutì lui "...e perchè?"
"Lui non mi avrebbe mai detto che…" mormorò piano lei...
"Cosa?..." chiese lui perplesso, aggrottando la fronte "...cosa doveva dirti?"
"Niente, niente d'importante..." rispose Miki, tornando a dedicarsi al suo bonsai…
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Sentendo suonare il campanello, Catherine si ripulì in fretta le mani nel grembiule e chiuse il getto d'acqua del lavandino.
Quando però aprì la porta, si sarebbe potuta aspettare chiunque, davvero chiunque, ma non si sarebbe proprio mai immaginata di trovarsi davanti un Philippe con le guance arrossate dalla corsa che faticava a parlare…
“Catherine…” esalò, piegandosi con le mani sulle ginocchia per riprendere fiato “…per fortuna ti ho trovato! Sono anche tornato alla caffetteria ma tu non c'eri più… mi sono preoccupato, era sparito pure quel tizio odioso che serviva ai tavoli… ho pensato… ma per fortuna sei qui…”
La ragazza sorrise debolmente, arrossendo giusto un po'…
“Beh, sono tornata a casa in autobus… e credo che Mark avesse finito il suo turno…” spiegò semplicemente.
Philippe aprì la bocca, poi la richiuse… e l'aprì di nuovo, cercando qualcosa da dire.
Qualcosa di intelligente, perlomeno…
“Sono… mortificato…” concluse, abbassando la testa “…mi vergogno da morire “…sono stato imperdonabile, a lasciarti lì in quel modo… e non ho neppure pagato!” disse, cominciando a rovistare freneticamente in tasca alla ricerca del portafoglio…
“Ma Philippe… lascia stare, non importa, f-figurati… non c'è assolutamente bisogno che…”
La ragazza gli fermò le mani con le sue tentando di calmarlo, e infatti Philippe si bloccò, alzando lo sguardo stupito e rimanendo con le mani sospese tra quelle più piccole e delicate della ragazza…
“Ehm… Catherine…”
La voce sconcertata alle loro spalle li fece sobbalzare entrambi e voltare precipitosamente.
Una ragazza che sembrava quasi essere la fotocopia di Catherine li stava osservando dalla finestra al primo piano, il viso inespressivo… Catherine a quel punto cercò di ritrarre le mani, ma stavolta fu Philippe a stringere la presa, con gentile fermezza, fissandola con uno sguardo che lei non riuscì a decifrare…
“Chi è il tuo amico?” chiese Lucy, inarcando un sopracciglio…
“Oh… ehm… dunque, Philippe, ti presento Lucy, la mia sorellina… Lucy, lui è Phi-Philippe, un… un… ecco, vedi, lui è…”
Ma inaspettatamente fu il giovane a concludere al suo posto, voltandosi poi a fissare Catherine e aprendosi in un caldo sorriso…
“Sono il suo ragazzo…”

 

Parte 17

"Spero si renda conto che il ripetersi di un simile episodio potrebbe costare a sua figlia la sospensione definitiva, signorina Arnaul..." la donna si sistemò gli occhiali, squadrandola meglio e storcendo appena il naso "...non posso assolutamente tollerare un comportamento del genere nella mia scuola..."
"Le assicurò che non si ripeterà più... Amy è una bambina dolcissima, se si è comportata in quel modo deve aver avuto delle validissime ragioni e…"
"Signorina Arnaul..." la interruppe subito l'anziana preside alzando la voce stridula con un'occhiata profondamente scandalizzata "...sua figlia ha picchiato e morso una compagna! Si rende conto della gravità della situazione?"
"Ma sì certo, e mi scuserò di persona con i genitori di questa ragazza ed Amy farà lo stesso..." esclamò in fretta Françoise tentando di spiegare "...e non sto cercando di giustificarla, dico solo che non lo avrebbe mai fatto se… signora, insomma, conosco bene mia figlia e non farebbe mai del male a nessuno di proposito... devono averla provoca... ma ovviamente non avrebbe dovuto farlo, è chiaro... però deve ammettere che da questo punto di vista, è comunque stato un gesto compren… imperdonabile..." si corresse subito notando l'espressione fremente della donna… Françoise sospirò, trattenendosi dallo sbuffarle in faccia...
"Prenderà dei seri provvedimenti al riguardo quindi, mi auguro, signorina Arnaul..."
"Certo..." annuì la giovane con aria seria, intrecciando le mani in grembo...
"Ma provi a considerare per un attimo che la nostra non è una situazione facile... Amy ha soltanto me ed in quest'ultimo periodo sono successe parecchie cose che potrebbero averla..." tentò Françoise, ma venne di nuovo interrotta seccamente...
"Signorina Arnaul, in tutta onestà, questo non è un nostro problema... se sua figlia si sente sola, le prenda un animale... buona giornata..." concluse arricciando il naso e facendo un cenno verso la porta, come per invitarla ad uscire... Françoise raccolse la propria tracolla da terra ed uscì in fretta dall'ufficio, a denti stretti per non lasciarsi tentare dal ribattere qualcosa di davvero molto poco simpatico e professionale...
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"Allora?" domandò Hilda, accostandosi a Françoise nel corridoio sgombro...
"Com'è andata? Sei riuscita a trattare con l'arpia?"
"Uff, credevo che mi avrebbe trafitto con la pinzatrice, a dire il vero..." rispose Françoise con un mezzo sorriso, i capelli biondi sciolti sulle spalle...
"Comunque, so che non dovrei dirlo..." ridacchiò l'altra, strizzando un occhio "...ma la piccola ha un destro niente male, sai? Tutta sua madre..."
"Ma che dici Hilda, quando mai io avrei…" replicò Françoise, fingendosi incredula...
"Ah-ah! Prima media... due parole... Ethan... Smith... non puoi averlo dimenticato..."
Françoise roteò gli occhi al cielo, sbuffando una risata...
"Ma chi, quel ragazzino odioso in classe con noi? Se l'era meritato, altroché… e non è mica stato così tragico poi..."
"Ah no?" rise Hilda ammiccando eloquente...
"Strano, perché a quanto ricordo io, gli avevi rotto il naso e pure tre denti..."
"Aehm... sì, forse... sarà meglio che vada da Amy adesso..." svicolò Françoise salutando l'amica con un sorrisetto complice...
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"Tesoro?" chiamò Françoise, facendo capolino nella classe dopo aver bussato per annunciare il suo arrivo.
Amy non rispose, rimanendo con le braccia incrociate sul banco e la testa ostinatamente abbassata.
Françoise richiuse la porta dietro di sé e andò ad inginocchiarsi accanto a lei, scuotendola con delicatezza per tirarla su...
"Ehi, non vuoi proprio parlarmene? Guarda che non sono arrabbiata, davvero... mi racconti cos'è successo? Perché hai colpito la tua compagna? Ti ha forse fatto qualcosa? Non so, magari ti ha dato fastidio?" domandò con tono calmo… la piccola scosse lentamente la testa...
"E allora perché, Amy?"
Françoise le prese le manine nelle sue, fissandola...
"Ha detto… ha detto che Joe non è il mio papà..." sussurrò infine la bimba con un leggero singhiozzo "...che sono una bugiarda e mi sono inventata tutto... e ha detto che mio padre se n'è andato perché mi odiava.. e poi c-che… che te ne andrai anche tu e mi lascerai da sola..." alzò gli occhi su di lei, le labbra tremanti "...ma tu non mi lascerai, vero mamma? Ti prometto che sarò buona, te lo prometto, ma non mi lasciare anche tu però, ti prego, ti prego, ti…"
"Amore mio, certo che no, certo che no..." mormorò Françoise tendendo le braccia per abbracciarla "...non potrei mai lasciarti tesoro, mai, non pensarlo nemmeno per un attimo hai capito? Che cosa farei io senza di te? E il tuo papà non se n'è andato perché ti odiava, non è vero, non è affatto così... ha semplicemente scelto di partire e… ora è tanto lontano, perché ha scelto di non avere una famiglia, ma tu non c'entri piccola e l'unico a perderci è stato lui, capito?"
"E… e Joe? Neanche Joe ci lascerà, vero?" pigolò Amy implorante... Françoise chiuse gli occhi e stavolta non rispose... le baciò la testolina, limitandosi a stringerla un po' di più...
"Andiamo tesoro..." sussurrò dopo qualche minuto, sciogliendo l'abbraccio "...adesso ti riporto a casa..."
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“Mh, colore preferito?”
“Azzurro…”
“Ma dai?” fece lui sgranando gli occhi “…perché?”
“Così, mi piace…” replicò Catherine, stringendosi nelle spalle e sperando che il ragazzo non notasse il rossore improvviso salitole alle guance…
“Okay… io giallo!” commentò pensieroso mentre lei se lo annotava sul blocco per appunti con la sua calligrafia ordinata, il berretto alla francese calcato sulla testa e la piccola mano delicata che faceva scorrere la matita sulla carta…
“Passione più grande?” domandò lui sorridendo…
“Aehm…” tossicchiò Catherine, distogliendo lo sguardo “…la danza, credo…”
“Un giorno verrò alla tua scuola a vederti ballare… scommetto che sei la migliore!”
“Non sono poi così brava, sai …” rise lei “…anzi, scommetto che se verrai a vedermi non riuscirò ad azzeccare un passo…”
“Non importa…” replicò Philippe inclinando il capo e fissandola assorto “…verrò lo stesso… mh… allora, dov'ero rimasto? Ah, ecco, la… famiglia…”
“Oh, ehm… dunque, vivo c-con mio padre e mia sorella, c-che hai già conosciuto... Lucy è la mia sorellina minore e la favorita di mio padre da … da sempre, credo… ecco, loro sono due persone molto orgogliose e io li rispetto, e voglio molto bene a entrambi, m-ma… alle volte, nei loro sguardi… ho come l'impressione c-che per quanto mi sforzi, non sia mai all'altezza delle loro aspettative… a volte mi chiedo se davvero a loro importi qualcosa… di me…” la ragazza trasalì appena, rivolgendogli un sorrisetto a mo' di scusa…
“C-che sciocca, m-mi dispiace, mi sono messa ad annoiarti c-con le mie paranoie…”
“Te l'ho già detto tempo fa, Catherine…” disse Philippe, fissandola seriamente “…se è davvero così, non hanno capito proprio nulla di te…”
“E… e i tuoi genitori? Devono essere delle persone meravigliose… mi piacerebbe tanto poterli…” ma si bloccò, con il respiro incastrato in gola quando si accorse che lo sguardo di lui si era fatto improvvisamente distante, e un sorriso triste e malinconico gli stirava appena le labbra…
“Ecco, in verità, io non li ho mai conosciuti…” disse lentamente, come soppesando le parole per scegliere quelle che facevano meno male “…sai, ero nato da solo pochi giorni, quando c'è stato quel… terribile incidente e… beh, sono cresciuto con un mio lontano parente che ha accettato di prendermi con sé… sono rimasto con lui fino a quando non ho trovato lavoro e sono stato in grado di mantenermi e permettermi un appartamento tutto mio e poi… insomma, eccomi qua…”
Con mani un po' tremanti si frugò in tasca e le passò il rettangolino sbiadito e consumato di una vecchia fototessera… c'era una ragazza molto bella dai lunghi capelli castani e dall'espressione dolce, insieme a un giovane che sorrideva, abbracciandola teneramente da dietro…
“Somigli tanto a tuo padre…” sussurrò Catherine, restituendogli la fotografia “…ma gli occhi… quelli li hai presi da lei…”
“Sembrano così felici, qui… Dio mio, a volte fatico a crederci…” esalò lui “…che non ci siano più, intendo…”
Catherine gli prese una mano e la strinse, rivolgendogli un piccolo sorriso che lui ricambiò esitante…
“Mi sarebbe tanto piaciuti conoscerli…” mormorò “…dico davvero…”
Philippe si portò il dorso della mano di lei alle labbra, sfiorandolo dolcemente…
“Grazie…”
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"Oh, siete vo... aaaaah! C-c-che cos'è quel… quel coso?"
"Lui si chiama Tommy!" esclamò Amy con un sorrisone...
"Ah sì?" disse Françoise voltandosi a fissarla sorpresa, per poi scoppiare a ridere insieme a lei, sul pianerottolo di casa...
"Françoise, seriamente, no! Non se ne parla proprio! È fuori questione, assolutamente no! Non... se... ne... par... la..." sillabò Miki, impugnando lo spruzzino con entrambe le mani a braccia tese come fosse una pistola "...portalo subito via di qui o chiamo la protezione civile, i pompieri, la salvaguardia ambientale!"
"Ma Miki, sii ragionevole andiamo, che fastidio potrebbe mai darti?..." tentò di convincerla Françoise, conciliante "...guardalo, è buono come il pane, non ved..."
Ma proprio in quel momento, il cagnolone - perché proprio di questo si trattava, un grosso cagnolone dal pelo a batuffolo - abbaiò festosamente e si slanciò in avanti cercando di mangiarsi lo spruzzino, precludendosi così inconsapevolmente ogni chance d'ingraziarsi i favori di Miki...
"Ehm... dicevo..." riprese Françoise ingoiando una risata e agguantando quel terremoto peloso per il collare nel tentativo di contenere tutto quell'entusiasmo "...saremo di ritorno in un attimo, ok? Giusto il tempo di sistemare una faccenda... torniamo a casa tutt’e due Miki, ormai ho deciso..."
"Cos-No! Che faccenda? Che significa Françoise? Aspetta, non posso, devo usci... aaaaah! Che fai? Fermooooo...."
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Il pomeriggio era passato relativamente in fretta, e senza nemmeno essere riuscito a rendersene conto, Albert Heinrich si era ritrovato seduto a gambe incrociate ai margini di un trasandato campo da basket, a guardare Hilda giocare con dei ragazzini… quella ragazza era davvero incredibile… era passata dal «lei» al «tu» dopo neanche dieci minuti, parlando di tutto e di tutti come se si fossero conosciuti da una vita… lui non era abituato a gente del genere… nella maggior parte delle persone con cui aveva a che fare di solito, ogni gesto e ogni parola erano calcolati in base ad un preciso interesse… con Hilda era diverso, e stranamente la cosa non gli dispiaceva…
“Ehi Albert, non vuoi fare quattro tiri con la tua ragazza?” esclamò un bimbetto ridendo e mostrando due fossette da sotto il berretto al contrario…
“Non è il mio ragazzo, Kevin!” ribatté prontamente Hilda, rubandogli la palla e dandogli uno scappellotto affettuoso sulla testa…
“E comunque…” aggiunse, alzando la voce e lanciando un’occhiata ad Albert con un sorrisetto divertito e volutamente provocatorio “…non credo proprio che ne sarebbe capace!”
Il ragazzo incrociò il suo sguardo, inarcando un sopracciglio…
“Ah, no?”
Hilda si fermò voltandosi a guardarlo, la palla sottobraccio…
“Oh… stai forse dicendo che mi sbaglio? Avanti, vieni qui a provarmelo!”
Albert fece una smorfia in risposta, mentre i ragazzini ridacchiavano…
“Non gioco contro una donna…” rispose semplicemente alzando le spalle, come se fosse ovvio… Hilda gli rivolse un’occhiataccia…
“Niente, non vuole giocare…” disse lei, mentre si alzava un coro di protesta dai ragazzini.
La biondina si voltò da sopra la spalla, facendo anche lei spallucce…
“Che possiamo farci, ragazzi? È perché sa già che perderebbe miseramente contro di me, e vuole evitarsi di fare la figura del pollo davanti a tu…”
Non terminò nemmeno la frase che si sentì sfilare il pallone dalle mani… si volse di scatto, sorridendo stupefatta, e ritrovandosi a fissare un Albert in canottiera che si era abbassato sulle ginocchia e stava facendo passare la palla da una mano all’altra, fissandola divertito, gli occhi che luccicavano giusto un pochino.
Hilda dovette sforzarsi di non arrossire a quella vista, curvando la schiena a sua volta e portandosi i palmi alle ginocchia, ridacchiando…
“Allora? Come fate voi da queste parti? Chi arriva per primo a dieci?” domandò lui, sfoderando un’altra smorfia…
“Due punti di vantaggio ti bastano o devo aumentare? Comunque sta’ pure tranquilla, non ci andrò giù troppo pesante…”
“Ma sentitelo, che razza di presuntuoso! Guarda che non ti lascerò nemmeno avvicinare al canestro, carino!” replicò Hilda, gonfiando le guance e annodandosi la felpa in vita.
Stavolta fu il turno di Albert di arrossire leggermente, notando le forme della ragazza risaltare da sotto la maglietta attillata… forse concentrarsi sul gioco sarebbe stato più difficile del previsto…
“Questo lo vedremo, maestrina… pronta?”
“La maestrina ti farà rimpiangere di averlo detto…”
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"Che… che stai facendo?" domandò Joe, spaesato...
"Esattamente quello che sembra... io ed Amy ce ne andiamo..."
"Ma che… sei impazzita? Che significa che ve ne andate? Andiamo piantala, non è divertente..." ribatté lui, fermandole un braccio...
"Non sto affatto scherzando... ce ne andiamo..." replicò Françoise, liberandosi dalla sua presa e riprendendo ad accatastare alla rinfusa i vestiti nella borsa "...Amy ha bisogno di ritrovare un po' di serenità, perché ha una confusione terribile in testa e perciò adesso la riporterò a casa sua, dove è giusto che stia…"
"Non… non puoi fare una cosa simile… noi… noi abbiamo un accordo, e…"
"Tu salvaguardi i tuoi interessi Joe, io i miei... mi pare logico, no?"
"Non lo so, Françoise..." rispose lui, premendosi una mano sulle tempie, innervosito "...cosa vorresti sentirti dire stavolta, eh?"
"Niente Joe, proprio un bel niente... voglio solo che mia figlia abbia una vita normale... se la merita... niente più recite strampalate, niente di tutto questo..."
"Una… una vita normale, Françoise? Ma ti senti quando parli, almeno? Se a malapena riesci a pagare la sua retta scolastica! Se le fai indossare vestiti di trentesima mano e compensi qualsiasi mancanza riempiendola di schifezze! Sarebbe questa la vita normale che desideri per lei, sarebbe…"
"Non... osare... non… non permetterti mai più di venirmi a dire una cosa del genere..." esalò Françoise voltandosi a fronteggiarlo, gli occhi ridotti a fessure "...non osare farmi passare per una cattiva madre, solo perché non posso iscrivere mia figlia ad una scuola privata o vestirla con abiti firmati... tutti i tuoi soldi te li puoi ficcare dove dico io, perché non li voglio più... e tu sei l'ultima persona al mondo che ha il diritto di venirmi a dire come educare la mia bambina, hai capito?"
"Non ho mai detto che sei una cattiva madre, Françoise..." esclamò lui, fissandola allucinato "...vuoi darti una calmata, cazzo?"
"No, non mi do una calmata, perché è quello che pensi... lo hai pensato, lo so... voglio solo tornare a casa, ora, subito!"
"Ah, è così? Bene! Perfetto! Allora andatevene, avanti, tanto cosa credi che m'importi, siete solo capaci di starmi tra i piedi e farmi saltare i nervi!"
"Infatti ce ne andiamo, brutto stronzo, ce ne andiamo eccome! E se poi ti ritroverai solo come un cane, beh, non pensare di poter venire di nuovo a piangere da me, perché ti chiuderei la porta in faccia e mi farò anche quattro risate, stanne pur certo... sei… sei patetico Joe, ecco cosa sei!"
"Fuori... da... casa... mia..." scandì lui tremante di rabbia "...tu e tua figlia, fuori di qui! E la vuoi sapere una cosa? Non accetterei di essere davvero suo padre neppure per tutto l'oro di questo mondo! Non…"
A Françoise si fermò il respiro in gola e a lui anche quando si rese conto di quello che aveva appena detto... Amy rimase ferma sulla porta, pietrificata, con gli occhi spalancati e la manina tremante aggrappata alla maniglia...
"Non… aspetta, non intendevo… Amy…" cercò di riparare lui, tendendo una mano verso la bimba, esitante...
"Sai Joe, io ce l'avevo messa proprio tutta per convincermi che tu fossi diverso da quello che gli altri credevano... ma mi sbagliavo, è stato solo tempo sprecato..." balbettò Françoise, faticando a sua volta a trattenersi dallo scoppiare in lacrime e infilandosi la borsa in spalla "...sei soltanto un bastardo... sei solo in grado di far soffrire le persone, nient'altro..." 
Un attimo dopo, si era chinata a prendere Amy in braccio ed era scomparsa...
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Françoise si scostò lentamente i ciuffi bagnati dagli occhi, osservando con un certo sgomento il proprio viso pallidissimo e sconvolto nello specchio lucido dell'ascensore, le labbra serrate una contro l'altra ed i capelli fradici appiccicati al viso, mentre un tuono rimbombava sopra le loro teste e le luci artificiali tremolavano...
"Mamma, stai piangendo..." mormorò la bambina stringendole forte una mano...
"Non è niente tesoro, vedrai che adesso mi passa... va tutto bene, tranquilla… va tutto… benissimo..."
"Mamma…" chiamò di nuovo Amy, mentre percorrevano il pianerottolo e si fermavano gocciolanti davanti alla loro porta "...non devi preoccuparti per me, io sono felice sai? Ci ho pensato, ci ho pensato un sacco, e alla fine ho capito che non mi importa se non ho un vero papà, sul serio... e non fa niente se Joe non vuole esserlo, e anche se si comporta male, io gli voglio bene lo stesso…"
La bimba si interruppe, sollevando gli occhioni lucidi con un piccolo sorriso…
"Invece di tutte quelle cose cattive, dovresti dirgli che vuoi che stia con noi, per tanto tanto tempo, e non solo pochino... e dovresti dirgli che neanche tu vuoi che ci lasci mai, mai… perché tanto lo so che sei innamorata di lui, mamma..."
Françoise si sentì proprio una perfetta sciocca a scoppiare in lacrime sul pianerottolo di casa, ma davvero non riuscì a trattenersi.
 Crollò sulle ginocchia per stringere forte forte la piccola, talmente forte da farle quasi male...
"Oh Amy, ma cos'avrò mai fatto di tanto buono per meritarti amore mio, non lo so proprio…"
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Circa un'ora dopo, quando la porta di casa si riaprì e qualcuno entrò sgocciolando sul pavimento, Amy scattò in piedi e attraversò l'ingresso di corsa, saltando al collo di Joe, che la prese al volo e se la tenne stretta...
"Sei venuto!..." esclamò la bimba, quasi non potesse crederci "...sei venuto per davvero!"
"Scusami pulce, non dovevo gridare in quel modo... non penso una sola parola di quello che ho detto credimi, ero solo arrabbiato… scusa..."
Françoise, osservandoli, sorrise leggermente... e se fossero lacrime, quelle che avvertiva sul viso, o solo pioggia, non avrebbe saputo dirlo neppure lei... in ogni caso, considerarono tutti e tre poco dopo con estremo sollievo, un pacchetto di ciambelle semiaperto e tre cioccolate calde erano una conclusione del tutto insperata di quel breve dramma pseudo-familiare... seduto sul divano a petto nudo e con un asciugamano umidiccio in testa, Joe pensò di sentirsi felice come non si era più sentito da molto, molto tempo... forse c'entrava un po' anche il fatto che Françoise avesse una coperta arrotolata addosso ed un aspetto dannatamente buffo, o che Amy stesse facendo zapping sul tappeto, comodamente appoggiata ad un fianco di Tommy...
"E così, è qui che vivete…" si azzardò a commentare, guardandosi intorno...
Françoise sbirciò fuori dalla finestra la pioggia che scendeva ancora fittamente e si chinò a raccogliere le tazze vuote...
"Sì è qui, perché, non è di tuo gusto? Neanche nostro sinceramente, ma che vuoi farci, ci accontentiamo..."
"Beh, non sarà una reggia ma la trovo... mh… graziosa?" replicò lui, esitante, tamburellandosi le ginocchia con le dita...
"Non sforzarti..." sbuffò Françoise "...tanto lo so bene che con la tua villa non c'è confronto… permesso, per favore..." disse scavalcando con un saltello le sue gambe allungate e dileguandosi in cucina... Joe comparve sulla soglia qualche minuto dopo, con il solito sorriso sghembo addolcito dalla cioccolata...
"La verità Françoise, è che ancora non lo so se ti amo anch'io oppure ho solo preso una botta in testa, ma ci sono buone probabilità direi…"
"Che mi ami?" chiese lei trattenendo appena il fiato...
"No, che la botta sia stata più forte del previsto..."
"Oh... grazie per l'informazione, lo terrò presente..." replicò lei con una smorfia...
"Bene..." soffiò fuori lui, il respiro caldo così vicino al suo viso... Françoise batté le palpebre due o tre volte...
"Bene..." ripeté lei, con tono di sfida e un sorrisetto impertinente che gli mandò letteralmente il sangue al cervello.
E Joe alla fine si lasciò scivolare in avanti e la baciò perché, semplicemente, credette che altrimenti sarebbe impazzito.
La baciò desiderandola talmente tanto da restarne scosso, tanto da non riuscire a impedire alle proprie mani di scivolarle subito lungo i fianchi, risalire piano sotto la maglietta e accarezzarle la schiena… e Françoise, dopo un attimo di smarrimento, ricambiò andando incontro alla sua bocca, in pantofole e con il borbottio della pioggia nelle orecchie.... incontro alle sue labbra calde e morbide, con le dita intrecciate dietro al suo collo per attirarselo più vicino.
E fu uno di quei baci perfetti, uno di quelli che si aspettano da tutta la vita… oh beh, certo, pantofole ridicole a parte...
"Forse…" azzardò, senza respiro "…forse è meglio fermarsi… c'è Amy di là e… non..." tentò di nuovo, sottraendosi riluttante "...aspetta..."
Lui si scostò lentamente, ma i suoi occhi erano talmente scuri e annebbiati dal desiderio che Françoise si sentì quasi cedere le gambe...
"Scusa..." esalò Joe, sfiorandole una tempia con un bacio caldissimo "…scusa..." disse di nuovo, appoggiando infine la fronte sulla sua spalla per riprendere fiato, il respiro che premeva irregolare sul collo di lei, le mani ancora posate sui suoi fianchi...
"Ok, allora… ehm..." disse Françoise, tentando di ricomporsi, il viso in fiamme "...propongo di… andarci piano, per ora..."
"Mh... mi piace quel «per ora...»” disse lui con una piccola smorfia divertita, le labbra stiracchiate in un'espressione vagamente imbarazzata e un po' colpevole… Françoise rise, scostandogli una ciocca dal viso e alzandosi in punta di piedi per schioccargli un bacio scherzoso sulla punta del naso...
"Arnaul, che mira scadente..." commentò Joe roteando gli occhi e ridacchiando "...ma tornerete con me, vero? Tornerete? " mormorò poi facendosi esitante, cercando i suoi occhi...
"Mh... immagino di sì..." rispose lei fingendosi pensierosa e stringendosi nelle spalle "...in fondo abbiamo pur sempre un accordo..."
"Pfui, al diavolo l'accordo... voglio avervi tra i piedi ancora per molto, molto più a lungo…"
"Davvero?" chiese lei e il suo sorriso era qualcosa di semplicemente delizioso...
"Davvero..." replicò lui con un ultimo sussurro che si spense sulle sue labbra...
In quell'esatto momento, il fido Tommy, con l'abilità e la destrezza di un vero e proprio segugio, si acquattò sul tappeto strisciando a zig-zag sulle zampe e, raggiunta infine la sua preda, cominciò a sbafarsi indisturbato le ciambelle rimaste... si guardò un momento intorno per controllare se qualcuno veniva a rimproverarlo, ma la padroncina stava ormai dormendo e gli altri due invece sembravano semplicemente troppo occupati per far caso a lui... mh, a conti fatti, quella famiglia cominciava decisamente a piacergli…

 

Liberamente ispirato al film "Forse un angelo" del 1997
© 03/02/ 2013

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